Lettera aperta. È tempo che la guerra si fermi
Its time – Nei giorni scorsi oltre 60 organizzazioni ebraiche e arabe in Israele hanno inviato una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al primo ministro d’Israele Benjamin Netanyahu, per chiedere la fine della guerra con l’Iran e l’avvio di un processo politico ai fini della risoluzione del conflitto israelo-palestinese e della stabilizzazione del Medio Oriente.
Le organizzazioni firmatarie formano la coalizione Its Time, attiva per raggiungere un accordo politico in grado di garantire un futuro sicuro e giusto per entrambi i popoli.
Nell’ambito delle loro iniziative diplomatiche e pubbliche ricordiamo il People’s Peace Summit, che si sforza di offrire un’alternativa civica al ciclo continuo di conflitti e guerre. La prossima edizione si svolgerà a Tel Aviv il 30 aprile 2026.
Nella lettera aperta, il cui testo riportiamo di seguito integralmente, Its Time non esita a ribadire la necessità di fermare la guerra con l’Iran, “i cui obiettivi non sono raggiungibili in assenza di una chiara strategia di uscita. Ogni ulteriore guerra nella regione non fa che avvicinare il prossimo round invece di prevenirlo”.
Si tratta di una guerra strettamente legata agli sviluppi a Gaza e in Cisgiordania, come la minaccia al già fragile cessate il fuoco, la persistente chiusura dei valichi che limita il flusso degli aiuti umanitari e l’intensificarsi della violenza dei coloni in Cisgiordania.
Tutti elementi che deteriorano la situazione regionale, mentre in Israele manca una voce chiara dell’opposizione che chieda la fine della guerra.
Lettera aperta
Signor Presidente, Signor Primo Ministro,
In qualità di cittadini d’Israele, ebrei e arabi, che stanno pagando prezzi insopportabili nella guerra da voi iniziata, mentre la guerra che infuria da due anni e mezzo non è ancora realmente conclusa, ci rivolgiamo a voi con un appello urgente.
È tempo di porre fine alla guerra con l’Iran— una guerra che ha obiettivi irraggiungibili ed è priva di una chiara strategia d’uscita; che non serve a quella che è la nostra aspirazione di una vita di sicurezza, libertà e pace, ed è deleteria su molti altri livelli.
Oscurato della guerra con l’Iran, il fragile cessate il fuoco a Gaza rischia di crollare; la maggior parte dei valichi sono chiusi, impedendo il flusso di aiuti umanitari; il piano in 20 punti del Presidente Trump è a rischio di fallimento; la violenza degli insediamenti dilaga in Cisgiordania — sette palestinesi sono stati uccisi da coloni solo nell’ultimo mese; da due anni e mezzo corriamo continuamente verso i rifugi e piangiamo sulle tombe dei nostri figli. E ora l’intero Medio Oriente viene trascinato in una guerra regionale — con ogni fase di questa “Guerra Infinita” che allontana sempre di più la visione di una stabilità e sicurezza regionale.
Abbiamo avvertito ripetutamente: limitarsi a “gestire il conflitto” non è una strategia che può durare nel tempo. In effetti, il 7 ottobre abbiamo visto le conseguenze catastrofiche di questo concetto fallimentare. Il massacro e i rapimenti del 7 ottobre, e l’orribile guerra che ne è seguita, hanno dimostrato oltre ogni dubbio: la “gestione del conflitto” è un’illusione, non una soluzione.
La guerra non è la soluzione. La storia regionale e globale ci insegna che solo gli accordi politici e gli apparati diplomatici possono garantire sicurezza e stabilità.
È dunque chiaro che, per stabilizzare la regione, la soluzione deve includere:
- Una fine immediata alla guerra con l’Iran, a partire da un’immediata ricettività verso le iniziative di negoziazione.
- Progressi verso l’attuazione del piano in 20 punti del Presidente Trump, garantendo l’attività del Consiglio per la Pace, l’impegno a proseguire il cessate il fuoco a Gaza e la messa in sicurezza del corridoio umanitario.
- La fine del terrorismo dei coloni, delle espulsioni e dell’annessione de facto della Cisgiordania, garantendo i diritti delle comunità palestinesi.
- L’annuncio di un quadro politico vincolante per il “giorno dopo”: una conferenza regionale che dia il via a un processo politico volto a una soluzione sicura e pacifica del conflitto israeliano-palestinese, quale chiave per un più ampio accordo regionale, per la normalizzazione e per l’istituzione di alleanze regionali che garantiscano stabilità e prosperità a lungo termine.
Vista la quasi totale assenza di una voce politica chiara che chieda la fine della guerra, la società civile è costretta a sollevare questa bandiera e a dare voce alla volontà della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica in Israele, che desidera la vita, la pace e la fine del ciclo di spargimenti di sangue.
Tra poche settimane, migliaia di cittadini israeliani si riuniranno al Summit per la Pace del Popolo a Tel Aviv, per innalzare una voce chiara contro la guerra eterna e a favore di una risoluzione politica.
È tempo di porre fine alla guerra con l’Iran e di fermare il ciclo di spargimenti di sangue.
È tempo di stabilizzare la situazione a Gaza, fermare l’escalation in Cisgiordania e promuovere un percorso responsabile e realistico verso un ampio processo politico per risolvere il conflitto israeliano-palestinese e creare una stabilità regionale a lungo termine.
Cordialmente,
Its Time-La Coalizione delle Organizzazioni per la Pace
Link: Its time: timeisnow,co

