Fare emergere la verità sulle stragi italiane
“Alla politica, sia di opposizione che di governo, non posso che lanciare l’appello di fare di tutto, ognuno nel proprio ruolo, per fare emergere la verità su queste stragi che hanno disseminato la storia d’Italia”.
Queste parole di Salvatore Borsellino pronunciate recentemente nel corso dell’intervista rilasciata a L’indipendente, sono diventate un appello scritto con una richiesta specifica del Coordinamento nazionale delle associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati.
Il Coordinamento è formato dai familiari di alcune delle vittime delle organizzazioni criminali (mafia e ‘ndrangheta) e di alcune delle stragi terroristiche avvenute negli ultimi 56 anni, come: la strage di Piazza Fontana (1969), Piazza della Loggia e Italicus (1974), Stazione di Bologna (1980), Rapido 904 (1984), Capaci e Via d’Amelio (1992) Via dei Georgofili (1993) .
Salvatore Borsellino è il fratello del giudice Paolo, che trovò la morte con gli agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, il 19 luglio del 1992 in un attentato terroristico – mafioso, a 57 giorni dalla stessa sorte subita dai giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo (moglie di Giovanni) e dagli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Oltre ai depistaggi che allontanano la conoscenza della verità, il Coordinamento, come dichiarato da Borsellino nell’intervista già citata, teme da parte dell’attuale governo, una rilettura di quanto fino è stato accertato.
L’appello scritto dal Comitato e pubblicato sul sito 19luglio1992.com chiede al Governo “di rifare la composizione della Commissione Antimafia che ha perso credibilità ed eleggere un nuovo presidente”.
Di seguito riportiamo il testo nella sua versione integrale
Le attuali vicende che stanno interessando l’attività della Commissione antimafia, che vedono protagonisti anche soggetti esterni che, senza averne titolo, solo per speculazione e rivalsa personale, stanno favorendo l’addensarsi di nuove “nebbie”, sollevano non pochi dubbi e generano viva preoccupazione e sconcerto tra chi come noi rappresenta le vittime e familiari di gravissimi fatti di sangue e che legittimamente attende finalmente verità e giustizia.
Purtroppo, sembra proprio che la politica non sia ancora pronta a fare i conti con quanto avvenuto negli anni dell’attacco mafioso e terroristico, soprattutto perché simili circostanze non abbiano più a ripetersi.
Fino all’ultima legislatura, abbiamo confidato che questa verità potesse arrivare, pur nel confronto tra le posizioni, proprio dai poteri che la legge attribuisce a detta commissione. Come Coordinamento nazionale delle associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati, ci preoccupa l’idea di pensare che essa possa essere perlomeno condizionata da chi è stato parte in causa come imputato in vicende di Mafia, per quanto poi assolto, ritenendo, come spesso è già accaduto negli anni, che certe interferenze e opacità operative non potranno che rallentare e inevitabilmente inquinare lo sviluppo delle attività che invece si dovrebbero perseguire.
Già fin dall’inizio dei lavori della Commissione in questa legislatura, abbiamo espresso legittime critiche, oltre che per l’idoneità della persona chiamata a presiederla, per il taglio unilaterale che è stato impresso ai lavori, centrato quasi esclusivamente su una pista particolare, come la cosiddetta inchiesta “mafia-appalti”, impedendo che si approfondissero le conclusioni a cui erano giunte le Commissioni, talvolta anche all’unanimità, nelle precedenti legislature e che riguardano tutte le altre vicende della lotta alla mafia e alla criminalità, compresa la lunga stagione del terrorismo, che invece segnano il passo.
Non solo come “parte interessata”, ma come cittadini italiani riteniamo che sia giunto il momento di chiedere direttamente alla politica e ai suoi rappresentanti eletti in Parlamento una assunzione forte di responsabilità, pretendendo, da tutti indistintamente, di farsi interpreti del sentimento popolare di preoccupazione, mancanza di fiducia e prospettiva, attivandosi per fare chiarezza.
Se davvero l’obiettivo è perseguire giustizia e verità, è necessario affrancarsi dai “dicitur e ferunt” di uno sterile confronto di opinioni, ricercando invece fatti e riscontri obiettivi, ridefinendo un programma di lavori, con nuovi membri affidabili, di assoluta integrità e competenza.
Riteniamo non solo di poterlo, ma di doverlo pretendere in virtù della nostra storia e di quanto espresso nella nostra Costituzione circa la sovranità che appartiene al popolo che la esercita attraverso forme e limiti statuiti dalla stessa Costituzione: tra questi, l’espressione più alta della sovranità popolare data proprio dal Parlamento.
A politici e parlamentari ci rivolgiamo, nella ferma convinzione che non possono tirarsi indietro, se non tradendo il loro mandato, essendo pericolosamente in gioco principi costituzionali, di libertà, sicurezza e democrazia, cioè i valori e i diritti fondativi della nostra Repubblica. C’è bisogno di un tale sollecito perché la politica si attivi, perché i politici, che sulla Costituzione hanno prestato giuramento, se ne facciano interpreti e rigorosi garanti?
Speriamo di no, ma, considerato il silenzio e assenza cui finora abbiamo assistito su certi temi, a loro ci appelliamo sia come Coordinamento nazionale delle associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati che come cittadini sovrani, perché si faccia finalmente chiarezza sulle vicende che stanno interessando la Commissione Antimafia.
Riteniamo che questo organo abbia ormai perso la sua credibilità, che sia ormai totalmente depotenziato, forse volutamente, svilito da costanti e inconcludenti polemiche che ne minano la credibilità e l’affidabilità nel perseguimento degli obiettivi che gli sono attribuiti. Ci attendiamo perciò un esplicito e formale confronto parlamentare che ridefinisca obiettivi e composizione di questa Commissione Antimafia nominando un nuovo Presidente, mantenendo quei membri che diano garanzie e fiducia a tutti i cittadini.
Inoltre, essendo il Generale Mario Mori uno dei protagonisti delle vicende che stanno interessando la Commissione antimafia, con riferimento a alcune intercettazioni relative a indagini della Procura di Firenze, che evidenziano suoi contatti con personaggi istituzionali che potrebbero configurarsi come ostacolo nella ricerca della verità, chiediamo che dette intercettazioni possano essere acquisite e conosciute da tutti, a beneficio della trasparenza fugando dubbi e illazioni che agevolano solo capziose prese di posizioni. (fonte: 19luglio1992.com).
Coordinamento nazionale delle associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati
FIRMATARI:
Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna
Salvatore Borsellino, presidente Movimento Agende Rosse e fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via D’Amelio
Sergio Amato, figlio del Giudice Mario Amato, ucciso dai NAR
Nunzia Agostino, sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Flora Agostino, sorella dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Paola Caccia, figlia del magistrato Bruno Caccia, ucciso a Torino dalla ‘ndrangheta
Giuseppa Catalano, sorella dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio
Tommaso Catalano, fratello dell’agente di polizia Agostino Catalano ucciso nella strage di Via D’Amelio
Daniele Gabrielli, vicepresidente Associazione tra i Familiari delle Vittime della strage di Via dei Georgofili.
Roberta Gatani, nipote del magistrato Paolo Borsellino, ucciso nella strage di Via D’Amelio
Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo, ucciso a Catania mentre stava per entrare nel programma di protezione per i collaboratori di Giustizia.
Angela Manca, madre dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia
Gianluca Manca, fratello dell’urologo Attilio Manca, ucciso dalla mafia
Rosaria Manzo, presidente Associazione Familiari Vittime della strage del Rapido 904
Manlio Milani, presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza della Loggia
Brizio Montinaro, fratello dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci
Donata Montinaro, sorella dell’agente di polizia Antonio Montinaro, ucciso nella strage di Capaci
Nino Morana, nipote dell’agente di polizia Nino Agostino, ucciso a Villagrazia di Carini
Stefano Mormile, fratello dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘ndrangheta
Nunzia Mormile, sorella dell’educatore carcerario Umberto Mormile, ucciso dalla ‘ndrangheta
Federico Sinicato, presidente Associazione Familiari Vittime della strage di Piazza Fontana
Franco Sirotti, fratello di Silver Sirotti, vittima della strage del Treno Italicus
Immagine: Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, morto nell’attentato terroristico – mafioso, il 19 luglio 1992
