Dal Binario 21 ad Auschwitz. Il linguaggio dell’odio: incontro con Liliana Segre

Dal Binario 21 ad Auschwitz. Il linguaggio dell’odio: incontro con Liliana Segre è il titolo del convegno che si terrà alle h.14 del 28 ottobre 2019 presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) di Milano.

Il convegno è incentrato sulla deriva di discriminazione che, spiegano gli organizzatori, da anni “torna a essere piuttosto evidente: spesso i social, l’anonimato, il fatto che non ci siano conseguenze per chi esprime concetti che offendono popoli, singoli individui e buon senso sono complici di questa deriva”.

Liliana Segre è un personaggio emblematico di questa deriva verso il discorso d’odio. Senatrice a vita dal 2018, la Segre (Milano, classe 1930) aveva 13 anni quando fu arrestata e poi nel 1944 deportata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Come tanti ebrei italiani era di famiglia laica completamente assimilata nella vita italiana e prese coscienza della sua differenza soltanto con la promulgazione delle leggi razziali fasciste del 1938, a causa delle quali venne espulsa dalla scuola e alle quali seguì la tragedia delle deportazioni durante la Seconda guerra mondiale.  Liliana Segre fu una dei pochi bambini degli almeno un milione e mezzo deportati (oltre agli ebrei, minori zingari, slavi e disabili) che riuscirono a sopravvivere ai campi di sterminio.

Secondo i dati dell’Osservatorio antisemita, Liliana Segre riceve una media di 200 messaggi d’odio quotidianamente.  Molti anonimi, ma altri i cui autori sono professori, accademici che negano la realtà storica.
Per questo, riprendendo la spiegazione degli organizzatori del convegno “abbiamo deciso di partire da un episodio relativamente lontano nel tempo: la persecuzione nei confronti degli Ebrei. Una ferita ancora aperta che stenta a rimarginarsi”.  Liliana Segre ripercorrerà ancora una volta, la sua tragica storia di quando fu caricata sul carro merci del binario 21 della Stazione Centrale di Milano che partì verso i campi dell’orrore.
Gli interventi degli altri relatori al convegno “metteranno a fuoco le più gravi storture mediatiche delle quali si sono resi colpevoli alcuni giornalisti che hanno raccontato con superficialità e approssimazione episodi del recente passato, ma anche di quello più datato”.

Le parole degli organizzatori trovano riscontro nel fatto che oltre Liliana Segre, sono vittime frequenti del discorso d’odio anche Gad Lerner, George Soros, Mark Zuckerberg e David Sassoli, personaggi diversi ma che per un motivo o per l’altro hanno dei comuni denominatori e come tali sono spesso citati falsamente e tendenzialmente dalla narrativa sovranista.

Però, per correttezza d’informazione, vanno citati anche gli sforzi di molta parte della comunicazione tesi, da anni, nel contrasto del discorso d’odio con  iniziative come la  Respect Words o La Carta d’Assisi contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre.

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