La Carta d’Assisi contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre

Il 3 maggio 2019 presso la sede romana della Federazione nazionale della stampa, per la prima volta in Italia i rappresentanti delle 3 religioni monoteisteRuth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, Saleh Ramadan Elsayed, Imam della Grande Moschea di Roma e padre Mauro Gambetti, Custode del Sacro Convento di Assisi – hanno sottoscritto il Manifesto di Assisi, il documento deontologico internazionale, contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre.

Il Manifesto d’Assisi, contro il discorso d’odio e la crescente violenza verbale e scritta, usata soprattutto sul social media, nasce a seguito dell’appello lanciato il 30 settembre 2017 da Assisi, in occasione dell’incontro dedicato alle “barriere mediatiche”, alle “periferie dimenticate” e alla “lotta alle mafie”. Presenti 200 persone tra scrittori, giornalisti, associazioni, teologi, religiosi e cittadini chiamati a sottoscrivere un Manifesto etico.

Nasce così Il Manifesto o Carta d’Assisi redatto poi da Articolo 21, l’Associazione per la libertà d’espressione, in collaborazione con la rivista San Francesco. Il documento è composto dalla dichiarazione d’intenti è dal Decalogo di buone pratiche, sviluppato sull’impronta dei comandamenti il cui primo è stato lanciato nell’incontro del 2017 e recitava “Non scrivere quello che non vorresti fosse scritto di te”.

Di seguito riportiamo il documento nella versione integrale.

La Carta d’Assisi 

Il Manifesto

Giorno dopo giorno, byte dopo byte la comunicazione sta diventando sempre più importante. Oggi i media sono la terrazza con vista mondo delle persone e comunicare significa ricoprire un ruolo di grandissima responsabilità.  Anche perché quella vista rischia quotidianamente di essere deformata dalle fake news e dal crescente calo di fiducia nei media tradizionali. Stando a un recente studio del laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata LaRICA dell’Università di Urbino, risulta che il 70% degli italiani s’informa su Internet.

Così mentre i media mainstream devono fare i conti con una credibilità perduta e tentare di riaffermare il proprio ruolo, gli operatori della comunicazione (giornalisti della carta stampata, giornalisti online e blogger) hanno il dovere morale e deontologico di abbracciare una nuova etica dell’informazione. Un’informazione che abbia come una stella polare la verità, che sia una scia luminosa nelle tenebre delle fake news, che sappia far uscire gli utenti dalle proprie camere dell’eco.

Le persone hanno bisogno di fidarsi, il fatto che – sempre secondo la ricerca LaRICA – la maggior parte degli intervistati creda più ai blog e motori di ricerca (62%) che ai giornalisti di carta stampata, radio e tv (48%), la dice lunga sul cortocircuito informativo che si è venuto a creare negli ultimi anni. Come se ne esce? Come si può recuperare la fiducia perduta? Il Manifesto di Assisi può diventare la chiave di una nuova comunicazione. Una comunicazione capace di portare attenzione sulle periferie del mondo, onestà nel non temere di dare una rettifica, responsabile nell’uso delle parole e nel ripudio dell’hate speech, autorevole nel presidiare la rete in modo credibile e nuova nella sua attitudine di portare il messaggio dalle piazze alle nuove agorà. Matteo Grandi, Enzo Fortunato.

Il Decalogo

1. L’ostilità è una barriera che ostacola la comprensione. Nel rispetto del diritto-dovere di cronaca e delle persone occorre comprendere. Scriviamo degli altri quello che vorremmo fosse scritto di noi.
2. Un’informazione corretta lo è sempre, sono la fiducia e la lealtà a costruire una relazione onesta con il pubblico. Non temiamo di dare una rettifica quando ci accorgiamo di aver sbagliato.
3. Difendiamo la nostra dignità di persone, ma anche quella altrui, fatta di diversità e differenze. Tutti hanno diritto di parlare e di essere visibili. Diamo voce ai più deboli.
4. Costruiamo le opinioni sui fatti e quando comunichiamo rispettiamo i valori dei dati per un’informazione completa e corretta. Dietro le cifre ci sono gli esseri umani. Impariamo il bene di dare i numeri giusti.
5. Se male utilizzate le parole possono ferire e uccidere. Ridiamo il primato alla coscienza: cancelliamo la violenza dai nostri siti e blog, denunciamo gli squadristi da tastiera e impegniamoci a sanare i conflitti. Le parole sono pietre per costruire ponti.
6. Facciamoci portavoce di chi ha sete di verità, di pace e di giustizia sociale. Quando un cronista è minacciato da criminalità e mafie, non lasciamolo solo, riprendiamo con lui il suo viaggio. Diventiamo scorta mediatica della verità.
7. Con il nostro lavoro possiamo illuminare le periferie del mondo e dello spirito. Una missione ben più gratificante della luce dei riflettori sulle nostre persone. Non pensiamo di essere il centro del mondo.
8. Internet è una rivoluzione, ma quello che comunichiamo è rivelazione di ciò che siamo. Il nostro profilo sia autentico e trasparente. Il web è un bene prezioso: viviamolo anche come bene comune.
9. La società non è un groviglio di fili, ma una rete fatta di persone: una comunità in cui riconoscersi fratelli e sorelle. Il pluralismo politico, culturale, religioso è un valore fondamentale. Connettiamo le persone.
10. San Francesco d’Assisi operò una rivoluzione, portare la buona notizia nelle piazze; anche oggi una rivoluzione ci attende nelle nuove agorà. Diamo corpo alla notizia, portiamola nelle piazze digitali.

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