Seguiamo internet, “Aboliamo i fusi orari”: proposta shock (ma ha senso?)

Sono, è bene chiarirlo, una convenzione. Senza la quale rimarremmo banalmente senza riferimenti. Sono i fusi orari, ovvero quelle striscioline (parecchio arbitrarie) in cui è diviso il planisfero che sono al centro di una proposta, per certi versi, allucinante: banalmente, sopprimerli.

Non è la prima volta in cui qualcuno pensa di metter mano al modo che abbiamo di calcolare il tempo, e non sarà certo l’ultima.

L’estate scorsa, ad esempio, la Corea del Nord ha fatto una cosa strana. In occasione del settantesimo anniversario della liberazione dall’occupazione giapponese, ha annunciato che avrebbe spostato per sempre il suo orologio indietro di mezz’ora. La Corea del Nord stava creando di fatto il suo fuso orario: il fuso di Pyongyang. La cosa non ha certo molto senso, ed è stata comprensibilmente interpretata da molti come un altro esempio della politica illogica caratteristica della Corea del Nord. E non solo: in Spagna ci sono state addirittura ben tre proposte di referendum popolare per “togliere” il Paese dal fuso del resto dell’Europa continentale (per capirsi, il nostro), ed agganciarlo a quello di Greenwich (ovvero, quello della Gran Bretagna).

Il motivo? Presto detto: secondo molti la proverbiale “tranquillità” degli spagnoli (che li rende, agli occhi di molti dei loro “cugini” europei, degli scansafatiche) potrebbe essere la conseguenza della loro partecipazione ad un fuso orario “sbagliato”, che gli fa avere un ritmo-vita diverso da quello per loro ottimale (e forse per questo hanno anche orari un po’ diversi dai nostri, pranzando sempre ben dopo le 14 e cenando pure dopo le 21).

Ora: tutte queste “diatribe” e stramberie, pur rimanendo per certi versi tali, paiono mettere in evidenza anche un’altra cosa: i fusi orari hanno – per certi versi – poco senso in generale, anche in tutto il resto del mondo. Tanto per dire: la Russia ha undici fusi orari, mentre la Cina ne ha solo uno. Il Nepal, incomprensibilmente, è l’unico paese al mondo ad avere un fuso fissato 45 minuti dopo l’inizio dell’ora. Ed esistono aree del mondo tra loro simili con orari molto ma molto diversi.

 

Fusi orari

In effetti, verrebbe da dire che è un po’ quello che capita ogni qual volta cerchiamo di dare un senso (un’organizzazione) artificiale a qualcosa di naturale. E cosa c’è di più naturale che il sorgere e il tramontare del Sole?

Ora, in tutto questo contesto piuttosto caotico ci si è messa di mezzo la globalizzazione, cioè: il mondo è sempre più piccolo. Non solo: con internet, è anche più (socialmente, politicamente, economicamente) interconnesso.

Quindi, quelle famose striscioline arbitrarie che ci dicono di preciso a che ora rimettere il nostro orologio danno ancora più fastidio.

Ecco, allora, la proposta. Messa nero su bianco da due cervelloni, ovvero quelli di Steve Hanke (importantissimo economista statunitense) e Dick Henry (professore di fisica), che hanno stilato un progetto chiamato “Calendario Permanente di Hanke-Henry”. Ecco, loro, dopo la “presa in giro” della Corea del Nord, hanno fatto rimbalzare sui media tradizionali (Washington Post) e su internet la loro idea: banalmente, sopprimere i fusi orari. Dando al Pianeta un orario unico universale.

Se a Roma sono le 9, ebbene, in quel preciso momento sono le 9 in tutto il mondo. Se da una parte questo metodo finirebbe col semplificare le nostre vite, dall’altra richiederebbe un grande cambiamento nel modo in cui pensiamo al tempo. Dal momento che gli orologi continuerebbero a basarsi sul Tempo Coordinato Universale (che ha sostituito il Tempo medio di Greenwich, che si misura a partire dall’omonimo quartiere di Londra), la maggior parte delle persone dovrebbe cambiare il modo di considerare le proprie giornate. A Washington, per esempio, ci si dovrebbe abituare ad alzarsi a mezzogiorno e a cenare all’una di notte (anche se forse per alcune persone non cambierebbe granché). Concretamente nella nostra vita non cambierebbe niente: solo dovremmo abituarci ad associare abitudini diverse agli orari “nominali” della giornata.

Secondo Hanke e Henry il sistema faciliterebbe molto la comunicazione, i viaggi e il commercio internazionali. Ma davvero vivremmo meglio?

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *