Malato di SLA torna a parlare con il supporto della tecnologia

Un uomo colpito dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è tornato a parlare fluidamente grazie all’innovativa interfaccia BrainGate2, sviluppata da un gruppo di ricercatori dell’Università della California a Davis e descritta su Nature.

Nel 2022 i professori associati  Sergey Stavisky (a capo del gruppo di ricerca)  e David Brandman, impegnati nello studio clinico BrainGate2 presso l’ UC Davis Health, annunciavano l’arruolamento di persone con anartria (difficoltà di parola) per la sperimentazione clinica per lo sviluppo di una “protesi neurologica” in grado di ripristinare la parola nelle persona  colpite da lesioni neurologiche o malattie neurologiche progressive, lesioni del midollo spinale, ictus o sclerosi laterale amiotrofica.

Le “protesi neurologiche” sono dette anche interfacce cervello-computer (BCI) o cervello-macchina e studiate dal consorzio BrianGate, formato da università e centri medici accademici per utilizzarne nel ripristino delle funzioni neurologiche nelle persone affette da paralisi.

Nell’ambito del progetto i ricercatori dell’UC Davis si sono concentrati, come accennato, sull’anartria, una condizione in cui le persone pur volendo parlare non riescono a controllare le corde vocali o la bacca in modo da produrre un discorso udibile.

Spiegavano i ricercatori che in “alcune malattie e lesioni, le aree del cervello responsabili del linguaggio e del desiderio di parlare sono intatte, ma i segnali non riescono a raggiungere i nervi e i muscoli che devono ricevere impulsi di comando per produrre suoni”.

La loro intenzione, dunque, era di “leggere” i segnali cerebrali che servono a muovere i muscoli coinvolti nel parlare (lingua, mascella, labbra, laringe e diaframma) e di “tradurre l’intenzione della persona di parlare in un discorso comprensibile prodotto da un computer. In che modo?  “Impiantando elettrodi in grado di registrare le singole cellule cerebrali coinvolte nella produzione del linguaggio, speriamo di poter permettere ai partecipanti di comunicare semplicemente provando a parlare” rispondeva Sergey Stavisky.

Per trasformare i segnali provenienti dalle cellule nervose nel discorso desiderato, i ricercatori si sono affidati a tecniche avanzate di apprendimento automatico per creare sofisticati algoritmi informatici. Prevedendo che questi algoritmi sarebbero stati in grado di decodificare accuratamente gli schemi neurali in linguaggio. Il discorso decodificato dal computer, quindi, avrebbe potuto essere abbinato a dispositivi di generazione di testo o di sintesi vocale.

Il 12 giugno 2025 Nature ha pubblicato i risultati riusciti dello studio (prima firma, Maitreyee Wairagkar) informando che le interfacce cervello-computer (BCI) “hanno il potenziale per ripristinare la comunicazione nelle persone che hanno perso la capacità di parlare a causa di una malattia o lesione neurologica

Superando “le tecnologie di comunicazione assistita a disposizione delle persone con paralisi, come gli eye tracker e i dispositivi a suzione e sbuffo, sono lente, ingombranti e richiedono un notevole sforzo sia da parte dell’utente che di chi si prende cura di lui” come raccontava gli scienziati all’inizio della sperimentazione e i “limiti della comunicazione testuale che non riesce a catturare le sfumature del linguaggio umano, come la prosodia e l’udire immediatamente la propria voce” come aggiungono oggi.

Una sfida superata con quattro microelettrodi (BCI) impiantati nel cervello che danno la possibilità di “parlare in modo intellegibile ed espressivo” e che aprono a nuovi progressi nell’ambito delle neuroprotesi e delle tecnologie assistite.

 

Immagine: la ricercatrice Maitreyee Wairagkar, prima firma dello studio pubblicato su Nature che descrive BrainGate2, l’interfaccia cervello – computer che ha consentito a un malato di SLA di tornare ad esprimersi 

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