La pandemia passa, l’insonnia resta

Circa un terzo della nostra vita lo trascorriamo dormendo. Il sonno rappresenta una condizione importante e indispensabile per la vita stessa: indispensabile in quanto condizione necessaria alla sopravvivenza, importante per le modificazioni neuronali, biochimiche, metaboliche che avvengono con il sonno e durante il sonno.

“Numerosi studi che si sono occupati delle conseguenze provocate dalla infezione COVID-19 – commenta il prof. Giuseppe Plazzi, direttore del Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna – evidenziano come l’insonnia si posizioni al secondo posto (dopo il disturbo d’ansia) nelle sequele psichiatriche dei pazienti COVID-19. Indipendentemente dal background. Inoltre, l’insonnia, una volta comparsa tende a divenire una condizione permanente. Considerando, quindi, i considerevoli fattori di rischio associati ad una insonnia persistente (la bidirezionalità dimostrata con disturbi dell’umore – ansia e depressione – disturbi cognitivi, disturbi endocrino-metabolici e cardiovascolari) gli studi hanno fatto emergere le importanti implicazioni per prognosi e trattamento dell’insonnia.”

In Italia ben 12 milioni di persone soffrono di disturbi del sonno: difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli durante la notte, risvegli precoci la mattina e difficoltà di riprendere sonno.

Secondo i recenti dati dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS), nel nostro Paese circa 1 adulto su 4 soffre di insonnia cronica o transitoria. Sono soprattutto le donne ad essere maggiormente interessate, circa il 60% rispetto al totale. Il 20% dei casi riguarda invece bambini e minori. Cifre che, secondo gli esperti, sarebbero addirittura raddoppiate nell’anno della pandemia da COVID.

“Un sonno frammentato e disturbato – dichiara il prof. Alfredo Berardelli, Presidente della Società Italiana di Neurologia – predispone alla deposizione patologica nel cervello di proteine anomale, associate a fenomeni neurodegenerativi, all’infiammazione, all’arteriosclerosi. Riconoscere, quindi, un disturbo del sonno che ne comprometta qualità e durata del sonno notturno consente un tempestivo trattamento che eviterà anche pericolose conseguenze diurne quali disturbi dell’umore, cognitivi, di attenzione e sonnolenza.”

Il confinamento della pandemia ha impattato anche sulla popolazione pediatrica soprattutto per l’esposizione indiscriminata agli strumenti elettronici e l’assenza di sincronizzatori sociali che hanno causato una vera e propria esplosione di disturbi del ritmo circadiano, insonnia e conseguenti disturbi dell’umore e comportamentali. Considerando l’importante ruolo che il sonno ha nella prevenzione e nella promozione del benessere fisico mentale delle persone, e le gravi conseguenze prodotte da una sua scarsa qualità, è necessario prestare molta attenzione questa fascia di popolazione attraverso azioni d’intervento concrete.

I dati e gli interventi riportati sono stati espressi dalla Società Italiana di Neurologia il 18 marzo 2022, in occasione della Giornata Mondiale del Sonno.

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