La digitalizzazione dei manoscritti dello Yemen

Le biblioteche private dello Yemen racchiudono un corpus di 50mila codici, costituendo, a oggi, il più grande e importante insieme di manoscritti arabi non esaminati al mondo.

I testi in questione sono manoscritti composti, copiati, studiati e conservati dagli studiosi di Zaydi dal X secolo a oggi.

Lo Zaydismo e una corrente dello Sciismo islamico, molto diffusa nello Yemen settentrionale, nota per le forme di teologia razionalista che sono state abbandonate in altre regioni.

Per tutelare e diffondere questo patrimonio storico, nel 2014 la statunitense Princeton University del New Jersey e la Staatsbibliothek di Berlino in collaborazione con 3 biblioteche private di Sanaa, hanno creato il progetto Yemen Manuscript Digitization,  ossia la messa on line e, quindi, per la prima volta accessibili a tutti, i manoscritti delle biblioteche yemenite ai quali sono stati aggiunti quelli i conservati nelle 2 biblioteche universitarie.

Con il sopraggiungere della guerra in Yemen nel 2015 il progetto è stato ampliato con lo scopo di raccogliere e digitalizzare tutti i manoscritti che si trovano all’estero e salvaguardare questa grande tradizione letteraria dello Yemen. Nasce così il ZMT Project (The Zaydi Manuscript Tradition). Ad occuparsi del progetto in Italia, a fianco della Princeton, è l’Accademia Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana (BANLC),  coordinato dall’arabista Valentina Sagaria Rossi, curatrice dei manoscritti arabi presso la BANCL e   Sabine Schmidtke, professoressa dell’Università statunitense.

La diffusione dei manoscritti in Europa avvenne dalla fine del XIX secolo, quando numerosi esploratori e mercanti europei soggiornando nello Yemen, riunirono molte raccolte di codici che poi vendettero alle biblioteche europee.

L’Italia è fra i Paesi che detiene il maggior numero di manoscritti fuori dallo Yemen e il primo in Europa, con raccolte ancora sconosciute e con documenti molto antichi risalenti fin dal XII secolo. I primi codici in Italia furono raccolti dalla Biblioteca Ambrosiana, istituita dal cardinale Federico Borromeo (1564-1631), successivamente ampliate con l’acquisto nel 1909, dei manoscritti arabi riuniti dal commerciante Giuseppe Caprotti (1862-1919). Caprotti aveva vissuto 34 anni nello Yemen, durante i quali aveva raccolto più di 1700 manoscritti. Nel 1914, poi lo storico dell’arte e architetto Luca Beltrami donò all’Ambrosiana altri 180 codici dello Yemen. Le raccolte Caprotti-Beltrami, chiamate Nuovo Fondo, con i loro 1792 manoscritti costituiscono la maggiore collezione fuori dallo Yemen.

 

Per maggiori informazioni: ZMT project

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