40 anni dopo di 40 anni fa. Avanti un altro

Charlie Chaplin in Tempi Moderni

Charlie Chaplin in Tempi Moderni

Storico film di Charlie Claplin, Tempi moderni venne proiettato la prima volta il 5 febbraio 1936.

Ottant’anni e non sentirli. Ancora attuale Tempi moderni, che narra l’impossibilità del suo Charlot, libero e romantico vagabondo, di adattarsi al lavoro di operaio meccanico alla catena di montaggio.

Deve stringere i bulloni, Charlot, uno dopo l’altro senza sosta. Anche la pausa pranzo costituisce un tempo svantaggioso per la produttività. La competizione ne risente. Ci vuole la “macchina dell’alimentazione” che consente di nutrire gli operai senza che questi interrompano il proprio lavoro. Per sperimentarla scelgono il nostro Charlot.  L’esperimento non riesce, ma questo non salva Charlot, la cui disumanizzazione della sua occupazione lo porterà all’esaurimento nervoso.

Primo film di denuncia sociale di Charlie Chaplin, il regista e autore inglese, attraverso l’alternanza di drammatico e comico, rappresenta al meglio l’alienazione del rapporto uomo – macchina, propria del fenomeno dell’industrializzazione del novecento. I danni della catena di montaggio che spersonalizza la persona costretta a compiere gesti ripetitivi, ossessivi quindi, fino a soccombere o a diventare lei stessa l’ingranaggio di un gigantesco meccanismo, priva di coscienza di se e degli altri.

Charlie Claplin inizia a scrivere il film a metà degli anni 30, con l’idea di farne il suo primo lungometraggio sonoro. Finisce invece, per realizzare una pellicola muta con effetti sonori, tra i quali l’esibizione della celebre canzone “La Titina”, riadattata e cantata dallo stesso Chaplin-Charlot. La fortuna del film, che vide il debutto di Paulette Goddard nei panni della Monella, da principio controversa, con gli anni si è consolidata fino a fare di Tempi Moderni una pietra miliare della storia del cinema mondiale.

 

Ma dici a me?

Robert De Niro in Taxi Driver

Robert De Niro in Taxi Driver

Quarant’anni dopo di quarant’anni fa, precisamente l’8 febbraio 1976, segnava l’uscita di un altro capolavoro della settima arte, frutto di un grande maestro della contemporaneità: Taxi Driver di Martin Scorsese.

Taxi Driver, narra di Travis Bickle ex combattente in Vietnam. Gli orrori della guerra l’hanno segnato. È depresso e soffre d’insonnia. Per questo ha scelto di lavorare di notte come tassista. Lotta contro il mondo intero Travis, un mondo che considera moralmente degradato e vuole vendetta. Identifica un bersaglio preciso, un senatore. In una crescente deriva psicologica, tenta invano d’ucciderlo e finirà col compiere una strage, credendo di strappare dal suo destino una prostituta adolescente, interpretata da una giovanissima Jodie Foster.

A dare il volto a Travis è Robert De Niro, al culmine della sua carriera. Indimenticabile la scena del monologo in cui Trevis/De Niro, allenandosi con la pistola, si guarda allo specchio e dice alla sua immagine: “Dici a me? Ma dici a me?… Non ci sono che io qui”

Il film è considerato la prima opera cinematografica ad affrontare il tema dei traumi psico-fisici riportati dai reduci del Vietnam, e delle conseguenti difficoltà nel riannodare i fili della loro esistenza, nell’indifferenza della società e dello Stato.

Il film ebbe quattro nomination all’Oscar Awards del 1977, e vinse la Palma d’ora al Festival di Cannes del 1976. A quarant’anni dalla sua comparsa sugli schermi, i critici sono concordi nell’affermare che Taxi Driver non ha perso niente della sua forza narrativa e della sua potenza visiva.

Due momenti epici della cinematografia americana di valore universale che segnano l’alienazione dell’uomo.  Il lavoro meccanizzato e lo stordimento del reduce di una guerra lontana e incomprensibile (se ma la guerra possa avere un significato).

A quarant’anni di quarant’anni, quale sarà il film che festeggeremo tra i prossimi 40 anni? A ciascuno di noi la “nomination”.

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