Tre paralleli. Niccolò Paganini, Jimi Hendrix e Ara Malikian

Può una platea di persone amanti della musica classica scatenarsi ed agitarsi come i ragazzi del ’68? Ebbene sì, al teatro Politeama di Genova si è esibito il violinista di origini armeno-libanesi, Ara Malikian, e il pubblico non è riuscito a stare seduto ed a ogni sua performance vi sono stati applausi ripetuti e grida di gioia. Con il suo violino ha interpretato musica rock con influenze gipsy, tanghi argentini, melodie liriche e sinfoniche passando con una naturalezza incredibile dal suonare Voodoo Child di Hendrix al Requiem di Mozart.

Arrivato nella città della Lanterna, Malikian aveva visitato proprio la mostra (in corso fino al 10 marzo 2019) dove  Niccolò Paganini è definito una rock star incandescente come Jimi Hendrix  e, davanti al cannone del primo e alla chitarra del secondo, aveva asserito: “Penso che Paganini si sia reincarnato in Hendrix”.

Oggi si può ben dire che proprio Ara Malikian, con la sua straordinaria bravura, si è impossessato dell’arte musicale dei due musicisti che lo hanno preceduto.

Niccolò Paganini che inventò il divismo

Quest’ ultimo concerto ci invita così a presentare la mostra genovese.

C’è un prima ed un dopo nelle cose e nella vita e Paganini, indubbiamente, fu l’inventore del divismo perché creò la sua immagine in modo maniacale, lanciando la moda dei capelli lunghi “à la Paganini”. Per lui fu coniata a Vienna una banconota da 5 fiorini e molti furono i dolci a lui dedicati. Tutto perché il suo virtuosismo aveva toccato le vette più alte della popolarità, nonostante la sua salute fosse cagionevole. Schubert disse di lui: “Ho sentito cantare un angelo” e Rossini fece un paragone culinario: “Ho pianto due volte nella vita, quando un tacchino farcito di tartufi cadde nell’acqua e quando sentii suonare Paganini”.

Altra sua prerogativa era posporre la sua data di nascita al 18 febbraio 1784, per voler ringiovanirsi, ma in effetti era nato il 27 marzo 1782 e battezzato il giorno successivo.

A 5 anni imparò a suonare il mandolino, a 7 apprese i primi elementi del violino ed in pochi mesi fu capace di eseguire musica a prima vista. I suoi primi concerti risalgono al 1794 e suscitarono un’ammirazione universale. Da allora fu un crescendo di successi. Le sue variazioni e i suoi capricci costituirono la dimostrazione preziosa di un talento inconfondibile e, quell’impronta, diverrà il suo stile abituale.

La sua musica rappresentò un periodo irripetibile che andò di pari passo con i costumi del primo ottocento, unendo il romanticismo intimistico del suo virtuosismo con i suoni della musica tradizionale. Suonare a memoria stava a dimostrare la sua eccezionale bravura.

Paganini è un personaggio da romanzo: la sua vita è cadenzata da risvolti particolari e galanti, tanto che i suoi maggiori biografi sono donne che hanno descritto la sua immagine con fatti ed episodi che lo rappresentano in modo originale. Così come il detto “Paganini non ripete” è pari alla sua personalità che aveva preso avvio anche dalla sua firma: indifferentemente usava scrivere il suo nome con una o due c, fino a che gli storici si sono limitati a scrivere semplicemente Nicolò.

I versi del poeta: la sintesi dell’artista

La poesia  che Martin Piaggio gli dedicò è la sintesi dell’artista stesso: ” Di qual magia è fatto il tuo violino? Che cosa c’è dentro?” – scrive il poeta –  “Un nido di usignoli o un’orchestra di flauti e di chitarre?/ Senza terza, seconda, nè cantino sulla quarta, tu fai quello che vuoi. Meraviglie che nessuno può capire, salvo che un genio come Paganini/ Oh portento  che fai trasecolare!  Dell’armonia gran figlio prediletto, chi  c’è al mondo che può eguagliarti?/ Se vai di questo passo ci scommetto  che un giorno arriverai a suonare , sì signori, senza corda e senza archetto!”

Jimi Hendrix trasformò i difetti in pregi … 

Voltiamo pagina, e nello specchio di questa mostra prende corpo un altro interprete della musica, un vero re, Jimi Hendrix (Seattle 1942 –  Londra 1970), che con la sua trascinante forza seppe dare alle note un’impronta così  personale che ancor oggi, quando si pronuncia il suo nome  il rock prende corpo, ovunque e dovunque ognuno di noi si trovi.

La differenza tra i due artisti è, ovviamente, abissale:  per epoche storiche di appartenenza, diversissimi anche per carattere ma uniti  nella  stessa potente capacità interpretativa.

La vita di Jimi è stata vissuta quasi in un soffio, dall’alba al tramonto: e il  tramonto a 27 anni è stato tragico.  Ma tanto è bastato per una carriera inconfondibile e appassionante, per l’energia che usciva dalle corde della sua chitarra elettrica che diventava lirica, perché assomigliava a qualcosa di magico.

Con Hendrix il feedback,   la distorsione oltre volume,  sono difetti che si trasformano in pregi; rappresentano l’arte del suono, portando la sua musica al limite massimo durante gli assoli,  così come per Paganini: le note che nascevano dal suo archetto erano la perfezione di melodie prorompenti che entravano nell’anima.

… è stabilì la tecnica futura

Paganini veniva chiamato il violinista del diavolo, perché solo un patto con Satana avrebbe potuto garantirgli tanto talento nell’esecuzione.  Di pari passo  Mefistofele si era impossessato anche di Jimi: basti pensare a Hey Joe, Purple HazeVoodoo child, tra i migliori riff di chitarra, fino a retrocedere all’ album del debutto,  Are you experienced,  dove con Mitch Mitchell alla batteria e Noel Redding al basso ( la Jimi Hendrix Experience Band),   sperimenta  la reverse guitar, una tecnica che sarà utile nel futuro della musica.

Lasciò scritto che alla sua morte: “Nessuno deve piangere ma suonare la sua musica”.

In questa antologia fotografica delle due rock star, presso il museo di Palazzo Ducale, si svela la dicotomia che prende il visitatore per mano e gli fa scoprire come le due rock star siano  in grado di abbattere le barriere del tempo,  rivaleggiando nel presente, in un’arte unica ed irripetibile.

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