Genova superba. Un approdo per tutte le lontananze

Genova chiesa di CamogliQuando qualcuno parla bene di una parte dell’Italia, non puoi che esserne orgogliosa. Dopo i pessimi giudizi su Roma, leggere sul New York Times che c’è una città da scoprire, inaspettata, sorprendente, ti senti risollevare il morale. Così ciò che ha scritto Michael Frank, e Jonatan Riustorn sul social network Instagram fa davvero piacere; così come il giudizio dello studente romano Davide Oricchio che ha avuto un seguito sui social con un like di oltre 44 mila persone.

È stata definita una città incantata, con funicolari e ascensori mai visti da nessuna parte, fotogenica come una bella donna, e che si può squadernare come una scatola a sorpresa.

Il suo ascensore di Montegalletto su rotaia, costruito ai primi del 900 che collega Via Balbi al castello d’Albertis, la salita dell’Olivella con la chiesetta ed il suo portico a righe bianche e nere, il Palazzo del Melograno con le sue belle statue, piazza Campetto, il quartiere Carmine con piazza delle Giuggiole, la farmacia S.Anna all’interno del convento del 1584, raggiungibile con un ascensore nascosto, dove vengono preparate le medicine e dove frate Ezio Battaglia spiega i benefici dei prodotti di erboristeria. Piazza S.Cosimo che anche quando piove è bellissima.

Il fascino di Genova sta nei suoi misteri, nella sua incrollabile autenticità, nel dialetto e nel cibo, nella sardonica visione del mondo, retaggio di un passato duro e difficile.

D’accordo, è risaputo che la città da secoli si retta sulle banche, ma quello che i genovesi hanno fatto lo hanno fatto bene e continuano a farlo bene. I rampolli delle famiglie più note: Costa, Ravano, Romanengo, Dufour, Croce, Delle Piane, Gavaroni, Parodi, e chiedo scusa per quelle che non cito, continuano a lavorare per la città e con la città, e cercano di attingere giorno per giorno alla fonte del riscatto umano e professionale.

La città che sa accogliere a dispetto dell’apparenza

Genova la Superba che vive con il mare e per il suo mare. Montale la definiva terra ossuta fatta di ragnatele di sasso, Soldati scriveva “Ogni volta che ci ritorno mi stupisco e mi chiedo perchè il Piemonte, ove la mia origine, avesse avuto la voglia di conquistare l’Italia, quando aveva già una città come questa, cuore pulsante del regno di Sardegna“.

Flaubert nel 1815 la definì una vera bella città. Dickens nel 1843 scriveva alla sua cara Minnie “… non avrei mai creduto di sentirmi attratto fin dalle prime pietre dalle sue vie e di ricordarla con affetto per avervi vissuto ore felici2. Nel 1858 Wagner scrisse “Per giorni ho vissuto in estasi, abbandonato al godimento di questo luogo in una guisa che si potrebbe chiamare musicale“.

Genova capitale cultura 04Nel 2004 fu capitale della cultura e da allora furono gettate le basi per valorizzare il suo grande patrimonio e pian piano ha scoperto che oltre a essere portata per le attività industriali, tecnologiche, biomedicali, scientifiche, ha nel suo DNA anche un profondo senso dell’accoglienza.

Il popolo ligure definito schivo, chiuso, ma basta costruire un rapporto che valorizzi le personalità individuali al punto di esaltarne le capacità umane che troverai nella gente quella facilità di comunicativa che durerà nel tempo. Si parla della parsimonia del popolo genovese, in effetti esso è un crogiolo di anime tipicamente anglosassoni: l’avarizia degli scozzesi, la freddezza degli inglesi, l’orgoglio dei gallesi, la testardaggine degli irlandesi. Non per nulla, il Genoa è stata la prima squadra di calcio fondata da un inglese.

Ma una cosa certa ed assodata (anche se adesso c’è molta più elasticità nei consumi), il genovese non spende del suo, mentre c’è chi spende il suo e quello degli altri. Non vero, forse? Il suo passato assimila costumi e parole di tutto il mondo e diventa così un approdo per tutte le lontananze.

Vi siete mai chiesti perché Cristoforo Colombo sia nato qui? Poteva il navigatore non vedere la luce in un luogo diverso da questo ove ancor oggi crescono i migliori capitani di mare? Ed anche se è stata definita una città senza spazi perché palazzi, case e vie sono strette tra loro, ed ove i suoi carruggi sono budelli senza sole, nell’aria ci sono profumi unici. L’odore del pesto, del caffè, delle drogherie e friggitorie, delle pasticcierie, delle gelaterie, delle tripperie ed assaporare poi quel buon gusto di fugassa all’olio o della modesta ma delicata farinata che si scioglie in bocca, una goduria.

Le antiche botteghe sparse nella città. I suoi odori, i suoi sapori e la sua poesia

Mangini interno GenovaE così vale la pena entrare nelle antiche botteghe sparse nella città. Le delicatezze della ditta Romanengo Stefano, con la sua grande varietà di dolciumi dalle lontane origini, tra le quali spiccano le palline colorate di zucchero ripiene di rosolio che furono talmente amate dalla regina Astrid del Belgio e che ancor oggi la ditta invia questo prodotto ai reali belgi.

E per restare nel dolce come non fare tappa alla gelateria Profumo od entrare da Mangini luogo descritto ove gli uomini in giacca e cravatta mangiano con le posate i pasticcini serviti sui piatti di silver. Dal 1957 gestita dalla famiglia Rossignotti, pasticcieri di Sestri Levante fornitori, con i loro torroni, della Santa Sede.

In questi saloni (foto a sinistra), oltre gustare le speciali sacripantine e la favolosa torta Zena, è risaputo che hanno occupato le poltrocine, in stile rococò, e visto le splendide specchiere che ne fanno un locale raffinato, la principessa Sissi, Sarah Bernhardt, Govi, Montale, Sbarbaro, Calindri e Sandro Pertini quando, direttore del quotidiano Il lavoro incontrava amici e colleghi, ed a lui venne dedicata una sala interna. Quei locali furono pure il set di una scena del film Caccia al ladro di Hitchcock.

 

Martin PiaggioTornando all’oggi Genova non la si può non definire una costola dell’America Latina, Argentina, Cile, Uruguay sono popolate da emigranti genovesi, e di ciò ne ho la prova, ho parenti che vivono a Buenos Aires e altri a Montevideo tra i quali un cugino di mio padre stato il presidente di quella Nazione.

Il bellissimo refrain Ma se ghe pensu altro non che l’eco di una nostalgia di ritornare a casa per chiunque cresciuto lontano dalla Lanterna.

Dimenticavo di dire di quanto la musica abbia vestito Genova con tutti i suoi cantautori e di come quell’autore genovese, Martin Piaggio (1774-1843), con tutte le sue poesie dialettali, l’abbia resa più di un “frugugnin” intrigante e piacevole.

La visita di Papa Francesco

Ad Assisi papa FrancescoForse la spinta che mi ha portato a scrivere proprio in questa settimana di Genova, è stata una cartolina con il benvenuto a Papa Francesco (nella foto in basso a sinistra), che l’ospiterà il 27 maggio2017.

Nelle vene di Bergoglio scorre sangue ligure, la nonna del Papa è originaria di S. Giulia, un paesino appollaiato sulle colline ed affacciato sul golfo del Tigullio.

La città è pronta a questo incontro? Forse, per la prima volta, saprà non essere silente come il suo mare quando dorme, getterà quella maschera bugiarda che la faceva apparire superba, e stringere in un abbraccio caloroso questo Papa così semplice, sorridente e comunicativo.

Papa Giovanni Paolo IISan Giovanni Paolo II  (nella foto accanto a destra), nella sua visita pastorale del 22 settembre del 1989 ricevette un’accoglienza straordinaria e, in quella occasione, beatificò in piazza suor Virginia Bracelli.

In questo contesto la città dovrà simboleggiare al massimo la sua cultura, la sua religiosità e sorprendere ancora per quel suo profondo sentimento che deve legare gli uomini di tutto il mondo e perché ciò non deve essere un merito ma un dovere.

E se non avete mai visitato Genova, che cosa aspettate? E’ un mondo che vive, respira ogni giorno. C’è chi arriva e chi parte, il suo porto è una porta aperta, e credete, in questi anni, ove le nascite sono sempre più in calo, il nascervi e, perché no, l’amarla, potrebbe essere giudicato un autentico regalo della sorte.

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