The Pope, la Calabria e il New York Times. Il conto torna
Lo scorso dicembre, scrivendo sul successo delle serie televisive italiane negli Usa, avevamo azzardato un’ipotesi che, per orgoglio nazionale, registriamo essersi rivelata esatta.
Si parlava del riconoscimento del prestigioso New York Times della serie Gomorra. Il nostro “vaticinio” era, che forse, l’ondata positiva che investiva – finalmente – l’Italia fosse solo all’inizio.
A distanza di un mese, arriva la conferma di quanto previsto, superiore di ogni più rosea previsione; The Young pope, pur non essendo ancora andato in onda – lo sarà dal 15 gennaio 2017 sul canale HBO – ha giù riscosso grandi elogi dalla critica ed è trend topic in rete.
Ma c’è di più. Molto di più. Perché l’attenzione elogiativa del New York Times si è estesa anche sulle ricchezze naturali delle nostre regioni e sul buon uso che se né fa. Una regione, in particolare è salita negli oneri delle cronache della grande Mela: la Calabria.
La Calabria, infatti, ha fatto la sua entrata trionfale nell’elenco dei posti turistici più ambiti al mondo. Meritatamente figura fra i 52 posti da visitare nel 2017, consigliati dalla giornalista Danielle Pergament sul New York Times nella versione on line.
La Pergment premia la Calabria per la ristorazione e l’accoglienza e, segnala i “posticini” che le sono piaciuti di più, valutando anche l’ottimo rapporto prezzo – qualità.
E soffermandosi sulla buona cucina non manca di riportare le materie prime tipiche della regione, come il bergamotto, il peperoncino e altre prelibatezze frutto dell’agricoltura biologica che insieme alla viticoltura rappresentano i cardini del settore primario della Calabria.
Il merito premio per gli sforzi riservati all’enogastronomia
L’enologia calabrese, per molto tempo trascurata, sta recuperando velocemente posizioni, grazie al suo grande potenziale vitinicolo e, negli ultimi anni, della riscoperta e la valorizzazione di vitigni autoctoni, sottolineato dalla Pergament nel suo articolo, come il magliocco, il mantonico bianco, il gaglioppo e il greco.
La Calabria si conquista così una ribalta importante, un indiscutibile trampolino di lancio che rappresenta, al tempo stesso, un punto di arrivo. Nell’ultima decade, l’importanza di salvaguardare i vitigni autoctoni italiani, che rischiavano di scomparire, ha concentrato un notevole impegno da parte dei produttori e di tutti gli addetti ai lavori che hanno intrapreso una strada faticosa, con il rischio di rivelarsi ardua. Rischio sventato; di più ribaltato. Perché il settore primario della Calabria è stato in grado di caratterizzare l’identità internazionale della propria regione con i valori positivi dell’enogastronomia d’eccellenza.
E una volta in Calabria è fin troppo facile immaginare come i turisti rimarranno incanti dalla bellezza di certi paesaggi e panorami calabresi, capaci ancora di suscitare e riportare a suggestioni omeriche.
Magari degustando un buon bicchiere di vino.
