Napul’è. Congresso di pediatria preventiva e sociale

Si è chiuso l’evento autunnale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ( SIPPS) Napule è…,

Un convegno live streaming che in tre giorni (dal 18 al 20 settembre 2020) ha coinvolto più di 700 persone, oltre ai 52 esperti tra moderatori e relatori, con 31 eventi, 2 corsi formativi e 6 sessioni tematiche.

Tanti, dunque, gli argomenti affrontati in questa edizione: tra questi l’importanza del microbiota per la nutrizione del neonato, il rapporto tra la carenza di vitamine D e l’asma e il coronavirus, l’ alimentazione complementare, il sostegno alla disabilità e la prevenzione dei suicidi tra i giovani, i cui interventi riportiamo di seguito.

 

Neonato

Microbiota ed evidenze sperimentali: nutrizione del neonato

Il rapporto fra microbiota e neonato è estremamente complesso e parte dalla gravidanza. “C’è una stretta comunicazione che parte già dalla vita intrauterina tra la mamma e il feto, un cross-talk dinamico. Questo, sottolinea quanto sia importante che la donna in età fertile possa arrivare alla gravidanza con un’ottima nutrizione e con un microbiota sano. Le conoscenze delle mamme sul microbiota sono aumentate con i social e internet, ma non devono eccedere in questo perché, a volte, il dottor Google dà informazioni non corrette o aggiornate” ha specificato Maria Lorella Giannì, professore associato di Pediatria all’Università degli studi di Milano (Unimi), parlando del proprio intervento ‘Microbiota ed evidenze sperimentali: nutrizione del neonato’.

Tra le cause di alterazione del microbiota nel neonato, la pediatra ha specificato che “anche il parto cesareo può influire. Però le ultimissime scoperte ci indicano un’influenza temporale che può diluirsi nel tempo, anche nelle prime settimane dopo il parto. In questi casi, a fare la differenza per ristabilire un microbiota sano è la modalità di alimentazione del bambino. Un’altra causa può essere l’obesità della donna gravida, la prematurità del parto e l’uso di antibiotici in gravidanza”.

C’è un alleato importantissimo per poter ristabilire la disbiosi del microbiota ed “è il latte materno- ha puntualizzato la professoressa dell’Unimi- che si associa a una quota di bifido. Bisognerebbe allattare il bambino fino ai sei mesi e magari continuare, insieme all’alimentazione complementare, fino ai due anni, se lo vogliono mamma e bambino”.

La carenza di vitamina D. Dalla mamma all’adolescente…

“Uno studio recente ha dimostrato che tanto nascere da una madre affetta da asma, quanto nascere da una madre carente di vitamina D in gravidanza, rappresentino per il nascituro fattori di rischio di sviluppare asma negli anni successivi”. Ad accendere un faro sulla relazione tra stato vitaminico della gestante e rischio del bambino di sviluppare asma è stato Francesco Vierucci, pediatra della Struttura complessa di Pediatria dell’Ospedale San Luca di Lucca. “Si è visto- ha continuato il pediatra- che i soggetti nati da madri che hanno mantenuto tutta la gravidanza una condizione di sufficienza di vitamina D, effettivamente avevano una diminuzione del rischio di sviluppare asma sia a 3 anni che a 6 anni. Quindi la profilassi con vitamina D nelle gestanti è una vera e propria prevenzione primaria dell’asma molto importante”.

Insufficienti livelli vitaminici in gravidanza possono portare a un’ampia serie di problemi. “Recenti studi hanno suggerito che riscontrare una carenza di vitamina D nella gestante possa essere inteso come un marker di cattiva prognosi della gravidanza stessa- ha aggiunto Vierucci- si può andare incontro a complicazioni come il diabete gestazionale, la nascita di un bambino di basso peso o anche pretermine”. Il pediatra ha ricordato, infatti, che “lo stato vitaminico del neonato è completamente dipendente e proporzionale a quello della mamma. Per cui una madre carente di vitamina D partorirà un bambino carente. E questo può dare problemi sia nelle prime epoche di vita, che poi andare ad influenzare negativamente tutti i processi dell’acquisizione della massa ossea”.

Stessa cosa per quanto riguarda l’allattamento. “Anche in questo caso la vitamina D serve per la promozione della salute ossea. Se, infatti, la donna non ha uno stato vitaminico adeguato è a rischio di una riduzione di massa ossea che non può recuperare – ha asserito l’esperto.- Nella fase dell’allattamento il ruolo della vitamina D è duplice perché la profilassi deve essere somministrata alla madre, per la sua salute, ma anche direttamente al lattante. Tutti i bambini, indipendentemente dal tipo di allattamento, devono ricevere la vitamina D”.

dopo il lockdown…

“Il prossimo inverno avremo in circolo meno scorte di vitamina D a causa del fatto che nel periodo del lockdown siamo stati meno esposti al sole. Quindi quest’anno i pediatri dovranno prestare più attenzione, perché è probabile che un maggior numero di bambini raggiunga una situazione di carenza che potrebbe poi dare problemi soprattutto a livello osseo, tanto negli adolescenti quanto nei bambini in età scolare” ha proseguito Francesco Vierucci.

“Nel nostro Paese la sintesi cutanea di vitamina D diventa efficace da marzo, praticamente proprio nei tre mesi in cui quest’anno siamo stati chiusi in casa. Pertanto- ha spiegato il medico- tutti i bambini che necessariamente sono stati meno esposti al sole meritano di fare la profilassi con vitamina D. Si tratta di una profilassi a dosaggi fisiologici giornalieri assolutamente raccomandati, per cui non è necessario andare a misurare il livello di vitamina D presente, a meno che non ci siano nei bambini dei sintomi carenziali clinici evidenti- ha puntualizzato Vierucci- ma in questo caso è il medico a doverlo riscontare”.

… vitamina D e coronavirus

Di vitamina D si è parlato molto anche nel periodo della pandemia perché si era ipotizzata una possibile relazione tra stato vitaminico e malattia da Covid-19. “Su questo punto i dati effettivamente disponibili sono pochi- ha precisato Vierucci- ci sono state, però, delle prese di posizione da parte di importanti società internazionali. Diciamo che al momento non si può ritenere che la profilassi con vitamina D possa essere una reale ed efficace strategia di prevenzione di Covid-19 o di trattamento della malattia. I pochi studi pubblicati- fa sapere il pediatra- suggeriscono un’associazione tra carenza grave di vitamina D e peggior risoluzione della malattia. Ma non è una relazione causa-effetto, è un’associazione”. La cosa certa è che “lo stato vitaminico regola l’immunità- ha concluso Vierucci- dunque è assolutamente corretta l’indicazione di cercare di garantire a tutti i soggetti i fabbisogni giornalieri di vitamina D raccomandati per età”.

L’alimentazione del bambino

Dieta vegana???!!!

Secondo il più recente Rapporto Eurispes 2020, si è passati “da un 7,3% di popolazione che dichiara di seguire la dieta vegetariana o vegana, a un 8,9% (fra questi un quarto ha deciso per l’alimentazione vegana). C’è quindi un aumento tendenziale consistente di circa il 20%”.

La dieta vegana espone i bambini ad una carenza diffusa di nutrienti quali la vitamina B12, il calcio, e le proteine nobili (che procurano al piccolo gli amminoacidi essenziali) con la conseguente compromissione dello sviluppo scheletrico e dell’equilibrio neurologico. Prima dei 6 anni è fortemente sconsigliata e se i genitori si mostrano intransigenti è necessario che interpellino uno specialista per apprendere il supporto nutrizionale e come è stato raccomandato durante la manifestazione dal pediatra Marcello Bergamini,i bambini devono essere costantemente “monitorati” attraverso puntuali esami del sangue che possono rilevare le carenze”.

“La realtà – ha affermato il pediatra – non solo secondo il ministero della Salute e le società scientifiche ma anche per l’Oms la dieta ideale è la dieta mediterranea, sana perché include invece di escludere, è onnicomprensiva di tutti i cibi ed è una dieta che può consentire, senza necessità di supplementazioni, uno sviluppo psicomotorio e fisico dei più piccoli”.

Disabilità. La guida

Al centro dell’evento formativo, interamente online, c’è stata la disabilità: “È la madre di tutte le battaglie- ha conferma Giuseppe Di Mauro, presidente della SIPPS – Stiamo creando, con l’aiuto della Società Italiana di Pediatria e di tante professionalità diverse, tra cui avvocati e commercialisti, oltre agli esponenti dei servizi sociosanitari, dell’istruzione, delle assicurazioni, una guida sulle disabilità in aiuto di medici e famiglie”.

Cosa fare quando si ha un figlio disabile? Come affrontare la disabilità a scuola? Come attivare il ‘Dopo di noi’? Come mettersi nelle migliori condizioni per vivere meno disagi? Ecco le domande a cui la SIPPS vuole rispondere per supportare le famiglie, disorientate tra problematiche cliniche, ma anche burocratiche, sociali ed organizzative, difficoltà che colpiscono tutti, ma ancor di più le famiglie che versano in condizioni di disagio economico e che, magari, sono meno informate. Sarà una raccolta di consigli utili per illustrare, in base alle differenti disabilità, quali sono le esenzioni, i contributi economici, le cure, le tutele previdenziali ed assicurative e tutte le informazioni legali per descrivere i percorsi e le possibilità in base alle leggi nazionali e regionali. :“Daremo le informazioni a medici e genitori, permettendo alla Pediatria Preventiva e Sociale di esprimere tutta la sua funzione” ha concluso Giuseppe Di Mauro.

L’adolescente si ammala poco ma muore troppo. La prevenzione

“L’adolescente si ammala poco fisicamente, ma muore troppo”, un commento duro quello di Giuseppe Di Mauro, , che al termine del convegno ha affrontato il triste primato europeo che vede il suicidio come seconda causa di morte tra gli adolescenti.

“Per far fronte a questa situazione- spiega Di Mauro- è fondamentale la comunicazione tra genitore e pediatra e, appena possibile, avere un contatto diretto con i ragazzi anche preadolescenti. Oggi le famiglie hanno la necessità di avere un pediatra bravo, ma soprattutto più comunicatore. Questo è il futuro dei medici, che devono saper ascoltare e mettere in atto le iniziative necessarie. Il tempo per una visita deve essere per il 90% dedicato alla comunicazione e all’ascolto, e il 10% alla visita effettiva”, chiosa l’esperto. Un pediatra per appartenere alla SIPPS “deve saper esprimere il massimo nella prevenzione soprattutto nel sociale, perché lavora con bambini, adolescenti e famiglie. Se il pediatra non ha una sensibilità nel sociale- conclude il presidente- la sua attività è limitata”.

È possibile rivedere l’intero evento della SIPPS on demand ‘Napule è… pediatria preventiva e sociale’ fino al 3 ottobre attraverso la piattaforma digitale Health Polis.

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