La Compagnia del Cigno: educazione musicale in primo piano

La Compagnia del Cigno, la nuova fiction di Rai 1 a firma Ivan Cotroneo, sembra riscuotere un notevole successo. La rete ammiraglia fa centro, nonostante la critica televisiva, insaziabile e irriverente, sottolinei talune crticità già dopo solo i primi episodi.

La serie tratta la storia di sette adolescenti iscritti al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, dove sono state girate molte delle scene. Alcuni dei giovani attori, novelli davanti alla cinepresa, sono nella vita quotidiana dei veri musicisti.

Dunque, sette storie, sette vicende che si intrecciano muovendo le corde dell’anima dello spettatore che si lascia andare alla profondità dell’ascolto,  a volte spaesante.

La vita didattica degli studenti e delle studentesse del conservatorio milanese è diretta, appunto, dal ferreo direttore, il prof. Marioni, interpretato dal sempre più affascinante Alessio Boni. Un insegnante sui generis che spinge i suoi ragazzi allo studio e alla fatica, le uniche cifre che a suo avviso dovrebbero segnare la quotidianità dei futuri musicisti. Un esempio, quello della giovane studentessa Barbara (Fotinì Peluso) che viene severamente rimproverata per non aver eseguito gli esercizi, nonostante l’avesse fatto per studiare filosofia, materia del suo curriculum scolastico.

Un metodo estremo quello del professore, soprannominato “il bastardo”: un severo maestro che tuttavia sembrerebbe avere a cuore il futuro dei suoi discenti. Con metodi senza dubbio criticabili per gli aspetti fortemente coercitivi, egli reclama una necessità professionale ed esistenziale al contempo:saper lavorare in gruppo, perché all’interno di un orchestra l’ascolto è prerogativa ineliminabile. Dunque, essenziale diviene sapersi relazionare con gli altri, anche con chi apparentemente sembrerebbe troppo distante.

Altro caso esemplare Sara, la giovane violinista ipovedente. Personaggio controverso, ben costruito, ottimamente interpretato da Hildegard De Stefano. Eccola la vera protagonista, la musica che favorisce l’inclusione, emarginando quanto di disumano resta ancorato nelle esistenze comuni.

Che cosa significa oggi iscriversi al Conservatorio

Ebbene, fra le tante note ed emozioni che spiccano dalla visione attenta degli episodi ricchi di tante tematiche, emerge una questione interessante, forse non chiara ad una platea di non specialisti. Che cosa significa oggi iscriversi al Conservatorio? E ancora, cosa comporta per un adolescente seguire le proprie passioni, andando anche contro corrente rispetto alle richieste di mercato?

Quando ci si orienta verso il Conservatorio si opta a tutti gli effetti per una scelta di tipo universitario. Quindi, parimenti ad altri settori accademici, viene richiesto impegno e costanza, molte ore di studio teorico e pratico  per il conseguimento del titolo.

La finalità di tale percorso di studi è di formare cantanti, compositori, strumentisti, direttori e tecnici del suono. I percorsi sono triennali, seguiti da un biennio di specializzazione. Esistono poi corsi propedeutici per chi vuole accedere ai corsi di livello universitario della durata di due anni più uno integrativo rivolto agli studenti e studentesse con il diploma.
Inoltre è possibile seguire una doppia scolarità, ossia frequentare il liceo e il conservatorio in un ambiente indubbiamente molto stimolante e particolare.

Oppure uno studente o una studentessa, con la forte passione per la musica, potrebbe scegliere di seguire un liceo musicale per poi iscriversi al Conservatorio o ad un corso di laurea nell’area umanistica, nello specifico iscrivendosi al DAMS.

Una serie dunque che pone in primo piano l’educazione musicale e come sia importante che, al pari di altre attività extracurriculari come lo sport o la danza, sussista un curriculum personalizzato che possa permettere allo studente e studentessa di conciliare i due percorsi, senza penalizzare o mortificare la propria passione che un domani potrebbe tras-formarsi nella propria carriera, quindi nel proprio futuro.

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