Pianoforte e bauli in piazza. La protesta delle donne e degli uomini della cultura

Alberto Veronesi il direttore d’orchestra di fama internazionale e direttore musicale del Festival Puccini di Torre del Lago (Lucca), ha organizzato una protesta per denunciare la condizione di migliaia di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che non lavorano da marzo 2020.

A Milano davanti al Teatro La Scala, il 20 aprile il maestro ha suonato il pianoforte con accanto gli altri artisti e operatori simbolicamente legati per esprimere la mancata libertà di poter lavorare.

“Bisogna scuotere le coscienze di fronte a un dramma economico, sociale e culturale che non può essere ignorato dall’opinione pubblica, perché nessuno dall’alto risolverà i problemi per chi è precario, intermittente, non tutelato” ha dichiarato Alberto Veronesi che per che la protesta ha scelto di eseguire il primo atto della Bohéme di Puccini “dove un poeta e una sarta nella Parigi del 1830, si esprimono il reciproco amore e si raccontano la propria estrema povertà; da allora la situazione degli artisti e dei lavoratori precari non è certo cambiata“.

“E’ ora di progettare una ripartenza della cultura sostenibile da tutti, a partire dai più fragili, creando una rete tra i lavoratori, come quella che ha portato a iniziative di protesta come l’occupazione del Piccolo Teatro Grassi, ora Piccolo Teatro Aperto, iniziata lo scorso 27 marzo, data in cui avrebbe dovuto ricominciare l’attività teatrale” ha concluso Veronesi che già a fine marzo, davanti alla sede della Regione, aveva organizzato un concerto contro la lentezza e il disordine della pianificazione vaccinale in Lombardia.

Roma. Bauli in piazza

La protesta organizzata a Milano segue di pochi giorni la grande manifestazione del movimento Bauli in Piazza, avvenuta a Roma il 17 aprile.

Erano mille i bauli ben disposti in Piazza del Popolo, tutti neri tranne uno, rosso in ricordo delle vittime del Covid , ma quasi 2 mila i partecipanti tra tecnici audio, video e luci, direttori artistici, autori, artisti, facchini, promoter, con una maschera nera in volto, come a dire che sono invisibili per le istituzioni, a tamburellare a ritmo sugli oggetti teatrali per antonomasia i bauli appunto, che rappresentano sia gli artisti sia tutti coloro che lavorano dietro le quinte.

Nel pieno rispetto delle misure sanitarie e senza causare nessun disordine pubblico o alla cittadinanza (al contrario di altre categorie con minori disagi), hanno denunciato forse la crisi più nera che il settore della cultura abbia mai sofferto e hanno esposto le loro richieste: “L’immediata istituzione di un fondo da erogare in soluzioni mensili a i lavoratori dello spettacolo ed eventi, sia discontinui sia partite Iva, che coprano il periodo gennaio-dicembre 2021, per garantire una soglia minima di continuità di reddito; l’immediato sostegno economico per le imprese della filiera basato sul fatturato annuo legato a spettacolo ed eventi; l’immediata calendarizzazione di un tavolo interministeriale che, su parametri prestabiliti, imposti i modelli graduali di ripartenza del settore, per dare una visione prospettica e agibilità imprenditoriale; l’immediata calendarizzazione di un tavolo interministeriale che affronti la riforma del settore con particolare riferimento alla previdenza e all’assistenza delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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