Ma dove vanno gli italiani…

Migrantes, la fondazione della Cei ha presentato la XV edizione del consueto rapporto Italiani nel mondo, che analizza in ogni suo aspetto il fenomeno della mobilità del Paese.

Attualmente sono 5,5 milioni gli italiani che risiedono al di là dai confini e regolarmente registrati all’Anagrafe dei Italiani all’estero. Cifra quadruplicata in 13 anni: dal 2006 al 2020 sono aumentati del 76,6%: una “crescita ininterrotta”, commentano gli autori del rapporto.

Continuano a partire coloro con alta preparazione scolastica e universitaria specialistica (i famosi cervelli in fuga) ma ancora di più partono i diplomati alla ricerca di un lavoro qualsiasi: rispetto al 2018 sono + 292,5% i diplomati; mentre il numero dei giovani in possesso di una laurea o dottorato si sono spostati all’estero è cresciuto del 193,3%.

La Lombardia e il Veneto sono le regioni che registrano le maggiori partenze. Una sorpresa forse per molti il dato di Migrantes che specifica come “il vero divario non è tra Nord e Sud dell’Italia ma tra città e aree interne”. Il Sud comunque soffre della doppia perdita: verso il Settentrione italiano e verso l’estero. “A svuotarsi – secondo il Rapporto – sono i territori già provati da spopolamento, senilizzazione, eventi calamitosi o sfortunate congiunture economiche”.

I nuovi fenomeni

Al fenomeno della partenza giovanile ne vanno aggiunti altri recenti: primo della lista il fenomeno del migrante previdenziale che ha visto il suo culmine nel 2018 e, in parte, anche quelli del ‘migrante genitore-nonno ricongiunto’ e del ‘migrante di rimbalzo’ che fanno registrare fra gli iscritti all’AIRE, con età superiore ai 65 anni, un incremento del +85,4% negli ultimi 15 anni.

Per migrante previdenziale – specifica il Rapporto – s’intende il pensionato italiano sia di lusso o colpito da precarietà o sull’orlo della povertà “che decide di partire per quei paesi dove è in corso una politica di defiscalizzazione per turisti o persone anziane, territori dove la vita costa molto meno rispetto all’Italia e dove il potere d’acquisto è, di conseguenza, superiore”.

Con genitore-nonno ricongiunto, invece, s’indica quel genitore-nonno che per aiutare i propri figli in mobilità all’estero con tutta la famiglia composta anche da bambini in età scolare o, addirittura, più piccoli, trascorrono periodi sempre più lunghi all’estero supportando figli e nipoti fino al completo trasferimento di tutto o di buone parti dell’anno solare.

E infine il migrante di rimbalzo è colui che “dopo anni di emigrazione all’estero soprattutto in paesi europei (Germania, Svizzera e Francia) oppure oltreoceano (Argentina, Cile, Brasile, Stati Uniti) è rientrato in Italia per trascorrere la propria vecchiaia nel luogo natio ma rimasto vedovo/a, e magari con i figli (e i nipoti) nati, cresciuti e lasciati all’estero, decide di ripercorrere la via del rientro nella nazione che per tanti anni l’ha accolto da migrante e che oggi, stante le difficili condizioni socio-economiche vissute dal Belpaese, gli assicura un futuro migliore”.

Ma dove vanno gli italiani?

È Malta, la prima destinazione della mobilità italiana: negli ultimi 15 anni ha registrato un incremento del 632,8%, seguita dal Portogallo con + 399,4%, l’Irlanda + 332,1%, Norvegia + 277,9% e Finlandia che chiude l’elenco delle nuove frontiere con un rialzo del 206,2%.

Si confermano, comunque, le tradizionali e ambite Regno Unito (dove ancora non si verifica il prevedibile e prossimo effetto Brexit) e Germania che dal 2018 hanno accolto, rispettivamente, il 18% e il 16% del numero complessivo degli italiani emigrati, seguite dalla Francia, la Svizzera, il Brasile e la Spagna; a distanza gli Stati Uniti (il 4,6%), il Belgio (2,4%), l’Australia e l’Austria con il 2% ciascuna.

Nell’arco del 2019 sono 131mila gli italiani che ufficialmente hanno lasciato ogni provincia del Paese verso 186 destinazioni nel mondo.

C’è chi torna

Dal 2018 sono 28 mila le nuove iscrizioni anagrafiche di italiani che sono ritornati soprattutto dal Brasile, la Germania, il Regno Unito, la Svizzera, il Venezuela, gli Stati Uniti e la Francia.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.