Lo strumento anti-coercizione dell’Unione europea
Per proteggere il commercio dalle aggressioni economiche e dalle pratiche commerciali sleali – come quelle in fase di attuazione da parte degli Stati Uniti d’America – l’Unione Europea nel 2021 ha introdotto un nuovo meccanismo di anti – coercizione.
Spiegava l’Europarlamento che se il “commercio globale può contribuire a incrementare la ricchezza e generare occupazione, talvolta i paesi ricorrono alle restrizioni commerciali come ricatto, per esercitare pressione e imporre barriere commerciali tese a fornire un vantaggio sleale alle imprese di quei paesi e scatenando tensioni commerciali con l’UE”.
Ben prima dell’attuale, quanto inaspettato, ‘fuoco amico’ commerciale degli USA, quindi, il Parlamento europeo, ricorda dal suo sito, la frequenza “con la quale fenomeni si stanno verificando e ha reso indispensabili misure aggiuntive”.
Ue versus Cina, per sostenere la Lituania
Il sito web dell’istituzione riporta come caso “emblematico” e determinante perché elaborasse lo strumento anti-coercizione, le limitazioni commerciali che la Cina impose, nel 2021, alla Lituania, dopo che quest’ultima aveva espresso la volontà di accrescere le relazioni commerciali con Taiwan.
Subito dopo l’annuncio, le imprese lituane denunciarono difficoltà nel rinnovo dei contratti con le controparti cinesi, il blocco delle merci in dogana anche per la difficoltà nella compilazione della documentazione necessaria.
Il Parlamento europeo condannò più volte la pressione economica della Cina sulla Lituania e affiancò le misure antidumping già in essere, il nuovo strumento della anti-coercizione, il cui testo legislativo finale, dopo l’accordo tra Parlamento e Consiglio, venne approvato dagli eurodeputati il 3 ottobre 2023.
Ora l’applicazione della legge anti-coercizione è invocata da alcuni Paesi membri per contrastare l’aumento del 30% dei dazi sulle merci dell’export europeo negli USA. a partire dal 1° agosto 2025, come annunciato dal presidente Donald Trump.
Lo scopo dello strumento anti-coercizione
Lo scopo dello strumento anti-coercizione, spiega il Parlamento europeo, è quello di “agire da deterrente, consentendo all’UE di risolvere i conflitti commerciali attraverso la diplomazia”. Ma qualora le “circostanze lo richiedessero potrebbe essere impiegato per intraprendere azioni contro paesi extra-europei, avvalendosi di misure che vanno dalle limitazioni commerciale alle restrizioni per investimenti e finanziamenti”.
Come viene applicata
L’applicazione dello strumento, pertanto, avviene in due fasi:
la prima servendosi del dialogo e della diplomazia per dissuadere il Paese terzo e risolvere le sue misure coercitive (come dazi, boicottaggi o controlli doganali) esercitate affinché l’UE o uno Stato membro accetti la decisione politica o normativa del Paese terzo;
la seconda fase subentra se la diplomazia non consegue gli accordi auspicati: l’Unione europea adotta contromisure proporzionate alla coercizione subita, ma minimizzando, per quanto possibile, l’impatto su cittadini e imprese europee.
Le misure dell’Ue anti-coercizione
Concretamente, le misure dell’Unione per contrastare la coercizione possono includere:
- dazi doganali o restrizioni all’import/export di merci provenienti dal Paese responsabile;
- limitazioni all’accesso agli appalti pubblici nell’Ue per operatori del Paese terzo;
- restrizioni agli investimenti esteri diretti, in particolare quelli di imprese controllate dallo Stato in questione;
- barriere alla fornitura di servizi o sospensione dell’autorizzazione a operare nel mercato europeo;
- azioni su brevetti e diritti di proprietà intellettuale, compresa la revoca di diritti o licenze;
- designazione di imprese o persone fisiche coinvolte, che possono essere oggetto di misure specifiche (divieti, restrizioni, obblighi).
Nei casi più gravi, lo strumento prevede procedure rapide per l’applicazione di misure urgenti
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