Nevediversa. Il futuro oltre lo sci
“In Italia, nonostante l’aumento delle temperature e la riduzione del manto nevoso, il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continua a sostenere il ‘sistema neve’, lasciando alla riconversione degli impianti e alla destagionalizzazione del turismo solo le briciole”, afferma il rapporto Nevediversa, appena pubblicato da Legambiente.
È ormai noto come nella maggioranza delle località sulle Alpi e sull’Appennino si scii grazie alla neve programmata. Congegnata per integrare l’innevamento naturale, la neve programmata è ormai diventata indispensabile per garantire il turismo sciistico anche in assenza totale di neve naturale, con pesanti ricadute sull’ecosistema.
E, infatti, nonostante gli investimenti, “su Alpi e Appennini abbiamo mappato 273 impianti sciistici dismessi e ben 247 ‘edifici sospesi’, ossia alberghi, residence, strutture turistiche e ricettive, complessi militari o produttivi abbandonati o sottoutilizzati”, informano gli autori del rapporto.
L’illusione collettiva
“Infrastrutture abbandonate e neve artificiale rivelano i limiti di un’illusione collettiva, con ricadute sull’ambiente, sulle comunità e sulle generazioni future”, proseguono gli autori, considerando che “anche le Olimpiadi invernali soffrono sempre di più la crisi climatica ed è necessario ripensare il loro modello di gestione”.
I giorni nevosi? Sempre di meno
Riprendendo i dati di Eurac Research, Legambiente informa che attualmente la stagione nevosa dura dai 22 ai 34 giorni in meno rispetto a 50 anni fa, con una contrazione di 10-20 giorni del periodo di copertura tra il 1982 e il 2020.
E ancora, si registra “un calo superiore al 30% sia della profondità del manto nevoso sia dello SWE (Snow Water Equivalent), ovvero la quantità d’acqua immagazzinata nella neve e quindi la reale riserva idrica stagionale. Sugli Appennini la presenza di neve è sempre più instabile.
Il turismo
“Anche i dati sul turismo della neve sono col segno meno, complice il rincaro dei prezzi: l’Osservatorio Italiano del Turismo Montano (JFC) ha stimato per la stagione 2025-2026 un calo del 14,5% del numero degli sciatori giornalieri e una flessione del 3,9% degli italiani che soggiornano su Alpi e Appennini — anche se restano comunque numerosi — per un volume economico che supera i 12 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi nel settore dell’ospitalità”.
Ecco spiegati i motivi per i quali Nevediversa denuncia i ritardi del Governo nell’affrontare le conseguenze della crisi climatica in montagna, i cui effetti ricadono sulle comunità locali e, paradossalmente, incidono negativamente sullo stesso settore del turismo.
Denuncia e proposte
Ma il report non si limita a registrare le contingenze negative ma propone soluzioni. Come le azioni da attuare per l’ adattamento ai cambiamenti climatici, raccogliendo le voci e le idee delle comunità locali per un ripensamento del turismo montano. Lo fa promuovendo l’iniziativa “Manifesto della Carovana dell’accoglienza”, nell’ambito del quale si confrontano le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino: le comunità vincitrici del vessillo che l’organizzazione ambientale attribuisce ai territori portatori di innovazione, sostenibilità e adattamento.
La neve programmata
La neve programmata (o artificiale) è creata attraverso processi tecnologici che combinano acqua e aria. Richiede la costruzione di infrastrutture impattanti, inclusi bacini idrici appositi che alterano la flora e il territorio. Sulle Alpi, nel 2024, se ne contavano già 150.
Altissimo è il consumo d’acqua: per innevare un ettaro di pista, secondo le stime del centro di ricerca CIPRA, occorre un milione di litri d’acqua. Per i circa 25.000 ettari di piste alpine si prelevano ogni anno 95 milioni di metri cubi d’acqua, pari al consumo di una città di oltre un milione di abitanti. Notevolissimo è anche il consumo di energia.
Inevitabilmente elevato è pure il costo economico: produrre un metro cubo di neve costa dai 3 ai 4 euro, cifra che aumenta se le condizioni termiche sono al limite. Una pista da discesa libera completamente innevata artificialmente può costare fino a 250.000 euro (fonte: Il Meteo, 2024).
Si ribadiscono allora le esortazione degli autori di Nevediversa – Legambiente a cambiare rotta a livello politico e territoriale, investendo maggiormente nello sviluppo di un turismo montano invernale che sia davvero sostenibile.
Link: Nevediversa – Legambiente
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