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Gli archeologi della “Città bruciata” camminano con lo sguardo in alto

Come nasce un progetto di ricerca tra due paesi, apparentemente, distanti come l’Italia e l’Iran? La spedizione al sito archeologico Shahr-e Sokhta, la “città bruciata” ci testimonia come la conoscenza sia un autentico ponte solidale che abbatte muri e pregiudizi. Ce ne parla il prof. Enrico Ascalone, studioso del Vicino Oriente che consiglia ai futuri archeologi di camminare guardando sempre in alto.

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Shahr-e Sokhta. Ri-vive la città bruciata in un progetto italo-iraniano

Parte la prima fase del progetto di studi archeologico congiunto Italia e Iran, che si propone di studiare e ricostruire l’habitat di Shahr-e Sokhta, il grande sito risalente all’età del bronzo. L’Italia, con l’Università del Salento, è la prima nazione straniera coinvolta dall’Iran dal 1979. D’altronde fu un team di archeologici italiani negli anni 70 del secolo scorso a compiere i primi scavi sistematici nella “Città bruciata”.