Soba. Il test per diagnosticare anticipatamente l’Alzheimer

Un team di ricercatori dell’Università di Washington ha sviluppato un test che potrebbe diagnosticare l’Alzheimer precocemente.

Malattia che non ha ancora una cura e che, al momento, si può diagnosticare soltanto alla sua totale manifestazione quando, invece, se individuata anticipatamente, si potrebbe rallentarne la progressione degenerativa e, quindi, contrastare la totale perdita cognitiva.

Pur non conoscendone la causa da tempo i ricercatori suppongono che alla base della malattia ci siano le proteine beta-amiloide che formano aggregati denominati oligomeri che, con trascorrere del tempo, diventando tossici portando all’ all’Alzheimer.  Si stima che il processo di tali eventi inizi dai 10 ai 20 anni prima della presentazione dei sintomi.

Il test degli scienziati statunitensi, i cui risultati sono stati pubblicati da PNAS – ripreso da tecnologyreview.it – riesce a rilevare gli oligomeri nel sangue dei pazienti.

Indicato con l’acronimo SOBA (da Soluble Oligomer Binding Assayil) in fase sperimentale il test ha rilevato la presenza di oligomeri nei pazienti di Alzheimer, assenti nel gruppo che non mostravano sintomi della malattia.

Avuto accesso alle cartelle cliniche pregresse del gruppo risultato positivo, i ricercatori hanno potuto verificare che la maggioranza avevano ricevuto nel tempo una diagnosi di deterioramento cognitivo se non di Alzheimer. Pertanto il test SOBA ha rilevato la presenza di oligomeri tossici nel sangue anni prima del danno irreparabile della totale perdita della memoria.

L’ accumulo e l’anomalo aggregarsi delle proteine in oligomeri tossici formano una struttura nota come foglio alfa che, normalmente, non si trova in natura, come evidenziato da studi precedenti condotte dal team di Valerie Daggett – professoressa di bioingegneria e prima firma della ricerca in questione – e tende a legarsi ad altri fogli alfa.

“SOBA – riporta technologyreview.it – utilizza un foglio alfa sintetico capace di legarsi ai oligomeri in campioni di liquido cerebrospinale o sangue. Il test utilizza, quindi, metodi standard per identificare gli oligomeri attaccati alla superficie del test come composti di proteine ​​beta-amiloide”

La professoressa Daggett e il suo team, proseguendo gli studi, stanno scoprendo che queste strutture a fogli alfa potrebbero essere alla base di altre malattie, fra le quali il Parkinson e il diabete di tipo 2. E il test SOBA “facilmente modificato” potrebbe rilevare oligomeri tossici di altro tipo di proteina associata oltre che al Parkinson alla demenza da corpi di Lewy.

 

Immagine di Gustavo Fring – pexels.com

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