Il segreto del Paleodictyon e l’invisibile architetto degli abissi

Paleodictyon è un reticolo geometrico di gallerie a maglie esagonali (che ricordano un nido d’ape) impresso sui fondali marini di tutto il pianeta, che persiste dal periodo Cambriano (circa 530 milioni di anni fa).

Chi lo abbia tracciato (e lo tracci tuttora) rimane uno dei più affascinanti enigmi della paleontologia. Persino Leonardo da Vinci ne fu colpito e lo disegnò nei suoi Codici.

Secoli di osservazioni, tuttavia, non sono serviti a individuarne l’autore. Le stesse precise geometrie fossili del Paleodictyon si trovano sulle rocce delle nostre montagne (che milioni di anni fa era un fondale oceanico profondo) e sono state osservate negli abissi, a 3.500 metri di profondità sulla Dorsale Medio-Atlantica; qui, neanche i robot sottomarini che hanno fotografato questi perfetti reticolati sono riusciti a riprendere l’organismo che li crea.

Ora, però, uno studio internazionale coordinato dal paleontologo Andrea Baucon del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari ha probabilmente scorto l’esecutore: si tratterebbe di un artropode, forse un piccolo crostaceo imparentato con gli attuali porcellini di terra (gli isopodi terrestri).

Allo studio, dal titolo Can arthropods produce Paleodictyon? e pubblicato sulla rivista Earth-Science Reviews, hanno partecipato, insieme all’Università degli Studi di Cagliari, l’Università di Lisbona, la Sichuan Resources Group Geotourism Technology, l’Università di Évora, l’Università Jagellonica, il Museo di Storia Naturale di Piacenza, il CNR e l’Università di Genova.

L’analisi morfometrica

L’Ateneo di Cagliari ha contribuito alla ricerca soprattutto con l’analisi morfometrica, utilizzata per esaminare quantitativamente la geometria delle tracce fossili, come informa magazine.unica.it.

“Questo approccio ci ha permesso di utilizzare la geometria delle tracce per ricavare informazioni sull’organismo che le ha prodotte”, ha spiegato Andrea Baucon.

Non potendo catturare l’inafferrabile costruttore nel buio degli abissi, i ricercatori hanno applicato l’analisi morfometrica avanzata su cinquanta esemplari e sulla misurazione di ben 1.314 punti di gallerie fossili, ottimamente conservate nell’Appennino piacentino

I tunnel presentano una larghezza media di 1,6 millimetri e lati che differiscono in media di appena mezzo millimetro e 8,5 gradi rispetto alla forma geometrica ideale, “molto vicina a quella di un esagono regolare”, ha aggiunto Mattia Alessio Meloni.

L’identikit del costruttore

Le specifiche modalità di rimozione del sedimento hanno svelato l’identità dell’artropode. L’animale gratta metodicamente il sedimento marino profondo usando le sue zampe articolate, sfruttando la rigidità del suo esoscheletro per tessere la propria rete esagonale.

A cosa serve la maglia esagonale?

Anche se l’identikit del crostaceo è stato delineato, lo scopo biologico rimane in parte legato alla sopravvivenza estrema. Gli scienziati ipotizzano che la complessa struttura esagonale serva come trappola per i nutrienti o come una sorta di “fattoria sotterranea” per coltivare i batteri di cui l’animale si ciba, sfruttando il flusso passivo delle correnti sottomarine che penetrano nei fori del reticolo.

Tuttavia, lo studio avanza un’ipotesi nuova. Secondo Andrea Barucci del Cnr-Ifac, “la maglia esagonale potrebbe funzionare come rete di comunicazione di una colonia, lungo la quale propagare segnali chimici, idraulici o acustici”.

 

Immagine: Punta de San García, Algeciras (Spagna), Paleodictyon nell’arenaria – by Falconaumann – commons.wikimedia.org

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.