Invecchiamento cerebrale. Questione di mielina

Non l’incapacità di generare nuovi neuroni ma la riduzione della mielina potrebbe essere la causa primaria dell’invecchiamento celebrale. È quanto afferma uno studio congiunto condotto dalle Università di Portsmouth, d Padova, di Dusseldorf e la Statale di Milano pubblicato sullo rivista scientifica Aging Cell.

“Nonostante nell’invecchiamento cerebrale si osservi una riduzione della memoria, della capacità di apprendimento e di reazione agli stimoli ambientali, da anni si sa che, nel cervello anziano, il numero dei neuroni, le cellule specializzate nelle funzioni intellettuali e cognitive, non è molto diverso da quello che si osserva nel cervello giovane – spiega la professoressa Maria Pia Abbracchio dell’Ateneo milanese coautrice dello studio – . Ciò che questo studio mette chiaramente in evidenza è che, nell’anziano, la funzionalità dei neuroni viene alterata a causa di una drastica diminuzione nel numero di oligodendrociti, le cellule specializzate nella produzione di mielina, la sostanza che riveste i prolungamenti nervosi permettendo la trasmissione degli impulsi elettrici e la comunicazione fra le varie parti del cervello e il mondo esterno. La riduzione degli oligodendrociti compromette la capacità di rimielinizzare le zone del cervello dove si verificano danni alla mielina, condizione comune a molte malattie neurodegenerative, in primis la sclerosi multipla”.

“Tramite una tecnica nota come Next Generation RNA Sequencing, che permette di sequenziare grandi genomi in un tempo ristretto, condotta in parallelo sul cervello di topi giovani e anziani e seguita da una complessa analisi di predizioni bioinformatiche, è stato possibile dimostrare che la diminuzione degli oligodendrociti è legata a un progressivo rallentamento di alcune funzioni-base dei loro progenitori “simil-staminali”, gli OPC (oligodendrocyte precursor cells), molto proliferanti e reattivi in caso di danno, che hanno la caratteristica di rimanere vitali durante l’intera vita adulta, provvedendo così a riparare il cervello mantenendone la funzionalità”

Inoltre studi di *fate mapping eseguiti in parallelo sul destino finale degli OPC nel cervello, hanno dimostrato – che nell’anziano tali cellule “mostrano profonde alterazioni del loro metabolismo, della durata del ciclo cellulare e soprattutto della loro capacità di maturare e quindi di produrre mielina” aggiunge il ricercatore Davide Lecca che nell’ambito dello studio ha condotto l’analisi bioinformatica.

La conclusione a cui sono pervenuti i ricercatori, pertanto, forniscono le basi per futuri studi, proiettati verso il ‘ringiovanimento’ delle cellule produttrici di mielina non soltanto per combattere l’invecchiamento cerebrale “ma anche per migliorare il decorso e favorire la rimielinizzazione nelle malattie neurodegenerative, quali sclerosi multipla, ictus cerebrale e Alzheimer”.

Fonte: lastatale

 

*fate mapping(tradotto: mappatura del destino) è un metodo usato in biologia dello sviluppo per studiare l’origine embrionale di vari tessuti e strutture adulti. Il ‘destino’ di ogni cellula o gruppo di cellule è mappato sull’embrione, mostrando quali parti dello stesso si svilupperanno in quel tessuto (Wikipedia, versione inglese)

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