L’Europa che si scalda a velocità doppia

Velocità doppia – L’Europa si appresta a superare la seconda ondata di calore da record, ma alcuni media riportano già previsioni sull’incombenza di una terza.

Cosa sta accadendo al clima del Vecchio Continente? La risposta degli scienziati è categorica: l’Europa è il continente che si sta scaldando più rapidamente al mondo, con un ritmo doppio rispetto alla media globale.

Quel che sconcerta è che i dati scientifici sulle condizioni climatiche europee non sono recenti, ma risalgono già al report dell’anno scorso.

Secondo il rapporto European State of the Climate 2025, elaborato dal servizio europeo Copernicus e implementato dall’ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, il centro meteo europeo formato da un consorzio di 35 Stati), in Europa (e in Italia) la temperatura media è aumentata di circa 2,5 °C rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900), mentre nell’Artico l’aumento ha raggiunto i 3,2 °C, sulla base delle medie quinquennali più recenti.

Di contro, nel resto del pianeta, l’aumento globale si attesta tra circa 1,3 °C e 1,4 °C.

Le cause principali

La rapidità del riscaldamento in questo continente è iniziata negli anni Ottanta del Novecento e dipende da vari fattori.

Tra questi, si distinguono quattro cause principali:

la vicinanza all’Artico: la parte settentrionale dell’Europa si estende verso il Polo Nord, la macro-regione che si scalda più rapidamente sulla Terra. Il rapido scioglimento dei ghiacci artici riduce l’effetto albedo, ovvero la capacità della neve e del ghiaccio di riflettere i raggi solari. Il terreno e il mare scuri, rimasti scoperti, assorbono così molto più calore.

la prevalenza della terraferma rispetto agli oceani: per dinamiche fisiche, la terraferma si riscalda molto più velocemente rispetto alle masse d’acqua oceaniche, che riescono ad assorbire e disperdere il calore in modo più efficiente. L’Europa ha una percentuale di superficie terrestre elevata rispetto ai mari interni;

le modifiche nella circolazione atmosferica (dei venti e degli anticicloni): il riscaldamento globale ha alterato i pattern atmosferici. Si registra una frequenza molto più alta di sistemi ad alta pressione bloccati (le cosiddette cupole di calore o heat domes) che richiamano costantemente masse d’aria rovente dal Nord Africa verso il bacino del Mediterraneo e il resto d’Europa. Le modifiche nella circolazione favoriscono la frequenza e l’intensità delle ondate di calore estive. I giorni di stress da calore sono in aumento.

la riduzione dell’inquinamento atmosferico (il paradosso dei cieli puliti): gli aerosol possono ridurre la quantità di radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre. Dagli anni ’80, normative più severe rispetto alla qualità dell’aria hanno ridotto le emissioni di aerosol e particolati industriali. Sebbene questo comporti un grande beneficio per la salute umana, queste particelle inquinanti avevano l’effetto secondario di riflettere la luce solare nello spazio. Con cieli più puliti, una quantità maggiore di radiazione solare raggiunge direttamente il suolo, intensificando il calore.

Impatto ambientale e sanitario. Strategie di adattamento locale

L’accelerazione del riscaldamento in Europa provoca un grave impatto ambientale e sanitario. Un tempo fenomeni rari, negli ultimi anni le ondate di calore sono ormai rientrate nella norma stagionale estiva, provocando siccità prolungate, incendi devastanti e la fusione dei ghiacciai.

La siccità ha già ridotto la portata del 70% dei fiumi europei, mentre l’aumento dei roghi distrugge ampie aree boschive. Parallelamente, le Alpi e i ghiacciai scandinavi stanno subendo una perdita di massa record e irreversibile.

Comprendere le differenze del tasso di riscaldamento nelle diverse regioni del globo – regolate da complessi meccanismi di feedback locali, dalle dinamiche atmosferiche e dalla qualità dell’aria – risponde al dovere dell’accuratezza scientifica.  Questa comprensione è inoltre indispensabile per individuare strategie di adattamento locale in un mondo che si riscalda in modo disomogeneo.

Il neo – negazionismo

Tali evidenze sono fondamentali anche per combattere il “neo-negazionismo”. Di fronte ai continui record termici, nessuno osa più negare il cambiamento climatico antropico; tuttavia, se ne minimizzano gli impatti futuri e si contesta l’efficacia di soluzioni come le energie rinnovabili.

Un esempio di questa tendenza è emerso durante un recente convegno sull’energia svoltosi a Montecitorio. Alle parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa, secondo cui la popolazione potrebbe semplicemente “abituarsi” al clima tropicale, il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi ha commentato a margine dell’evento: “Ci si può abituare, ma prima di abituarsi si rischia di andare al camposanto”.

 

Link: Copernicus – Why are Europe and the Arctic heating up faster than the rest of the world?  (Perché l’Europa e l’Artico si stanno riscaldando più velocemente del resto del mondo?)

 

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