È il cuore e non il cervello ad avviare l’esperienza emotiva

Le emozioni nascono nel cuore. Se un tempo lo dicevano soltanto i poeti e chi ci credeva veniva tacciato di banale estimatore di canzonette d’amore (che fa rima con cuore) oggi può riprendersi la rivincita.  La conferma della supremazia del cuore sul cervello in merito alle trepidazioni arriva dalla scienza, con lo studio condotto dai bioingegneri dell’University of California Irvine, e le università italiane di Pisa e Padova, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science of the USA.

Una rivoluzione, sostiene Gaetano Valenza, bioingegnere dell’Università di Pisa. Salvo alcune teoria di fine Ottocento (Teoria periferica di James e Lange, 1884) finora l’attività cardiovascolare era considerata un “semplice supporto metabolico a sostegno del cervello” e quest’ultimo “sede dei processi biologici responsabili dell’esperienza motiva cosciente”.

Invece “noi abbiamo evidenze del fatto che l’attività cardiovascolare gioca un ruolo causale nell’iniziare e nel sentire una specifica emozione e precede l’attivazione dei neuroni della corteccia cerebrale – prosegue Valenza –  In sostanza non abbiamo la tachicardia perché abbiamo paura, ma la sensazione di paura è l’esperienza emotiva cosciente innescata dalla tachicardia”.

Una scoperta di notevole importanza per la comprensione dei disturbi psichici e della loro correlazione con la salute fisica, afferma Claudio Gentili, del Dipartimento di Psicologia Generale e Centro per i Servizi Clinici Psicologici dell’Università di Padova.

E, auspichiamo, per lo sviluppo di un approccio efficace della depressione di cui soffrono 3 milioni di persone soltanto in Italia, 1 milione in forma grave e, spesso, resistente ai farmaci.  Per Gentili, infatti, lo studio spiega perché “soggetti con disturbi affettivi, come la depressione hanno maggiore probabilità di sviluppare patologie cardiache, o, viceversa, tra soggetti con problemi cardiaci quali patologie coronariche o aritmie si riscontra un incremento di ansia e depressione”.

“Il nostro lavoro conferma le più recenti posizioni neuroscientifiche – conclude Gentile – che propongono di superare il dualismo tra il cervello inteso come organo esclusivo della mente e il corpo, suggerendo come noi non siamo il nostro cervello.

La dimostrazione

La dimostrazione della natura delle emozioni è avvenuta sottoponendo, soggetti sani, contemporaneamente, a elettrocardiografia e elettroencefalografia mentre visionavano filmati a contenuto emotivo altamente piacevole o spiacevole e decodificando i segnali degli esami con complessi modelli matematici.

Gli scienziati hanno verificato le reazioni continuamente alternate: lo “scambio bidirezionale”, spiega Valenza, tra le informazioni piacevoli e spiacevoli e hanno scoperto che nei primi secondi in cui gli esaminati ricevevano l’informazione si modificava lo loro attività cardiaca che a sua volta “induceva e modulava una specifica riposta della corteccia celebrale”.

“Ovviamente – conclude il ricercatore – la complessità delle emozioni che proviamo deriva da uno scambio molto complesso tra il nostro sistema nervoso e i vari sistemi ‘periferici’, ma è l’attività cardiaca, e non quella cerebrale, a dare il via all’esperienza emotiva.”

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