Cronica universalis. L’America, 150 anni prima di Colombo

150 anni prima di Cristoforo Colombo. È da tempo che gli storici formulano ipotesi sulla conoscenza (e presenza?) europea dell’America, prima che il navigatore genovese la scoprisse il 12 ottobre 1492.

Ora dal progetto didattico -scientifico avviato dall’Università Statale di Milano potrebbe arrivare la testimonianza che trasformerà l’ipotesi in certezza, portando se non a riscrivere, sicuramente a riconsiderare la Storia.

Lo studio universitario, al quale partecipano numerosi studenti del dipartimento Studi Letterari Filologici coordinati dal medievalista Paolo Chiesa, ha rilevato la menzione di una terra situata al di là dell’Oceano Atlantico che appare nel manoscritto medievale Cronica universalis, redatta dal domenicano Galvano Fiamma nel 1340 circa. Come dicevamo, 150 anni prima del viaggio di Cristoforo Colombo.

Nell’opera ancora inedita e oggetto di studio da parte del progetto – apprendiamo dal sito dell’Università Statale News – si trova il riferimento a “una terra di nome Marckalada, certo da identificare con quella chiamata Markland nelle saghe norrene (mitologia scandinava, ndr)”.

“Tutti sanno che il continente americano entrò nell’orbita delle conoscenze degli Europei con la spedizione di Cristoforo Colombo, effettuata nel 1492 – pone l’accento l’Ateneo milanese -. In realtà esplorazioni sulle coste settentrionali dell’Atlantico erano già state compiute nei secoli precedenti da navigatori vichinghi, e hanno lasciato sporadiche tracce nei racconti semileggendari di alcune saghe norrene”.

Il passaggio che ci riguarda, tradotto dal latino (lingua in cui è stato redatto il testo) all’italiano, dice: “I marinai che percorrono i mari della Danimarca e della Norvegia dicono che oltre la Norvegia, verso settentrione, si trova l’Islanda. Più oltre c’è un isola detta Grolandia…; e ancora oltre, verso occidente, c’è una terra chiamata Marckalada. Gli abitanti del posto sono dei giganti: lì si trovano edifici di pietre così grosse che nessun uomo sarebbe in grado di metterle in posa, se non grandissimi giganti. Lì crescono alberi verdi e vivono moltissimi animali e uccelli. Però non c’è mai stato nessun marinaio che sia riuscito a sapere con certezza notizie su questa terra e sulle sue caratteristiche”.

Ma come giunge la notizia nel XIV secolo a Milano al frate Galvano?

“È probabile che la notizia giunga a Galvano da Genova, città con cui lo scrittore aveva contatti, e che i marinai di cui si parla siano navigatori genovesi che commerciavano con le regioni del nord” risponde l’Ateneo che specifica che l’interesse della scoperta sta nel fatto che “riapre una questione lungamente dibattuta, ma sulla quale non vi era nessuna documentazione: se a Genova, prima di Colombo, circolassero informazioni sull’esistenza di terre oltreatlantiche, e se un’eventuale notizia, anche vaga, della loro esistenza avesse reso più accettabile il rischio della spedizione del 1492”.

Le sorprese di Cronica universalis. Presto a disposizione di tutti 

Ma il riferimento alle Americhe “è solo una delle sorprese che riserva la Cronica universalis di Galvano Fiamma – spiega Paolo Chiesa – anche se probabilmente è la più clamorosa. Si tratta di un’opera inedita, sulla quale abbiamo costruito un progetto didattico cui hanno collaborato parecchi studenti con le loro tesi, dividendosi la trascrizione del manoscritto e la resa in pulito del testo. Gli studenti hanno imparato molto da questa esperienza, e hanno ora anche la soddisfazione di vedere che il loro lavoro ha un esito scientifico sorprendente”.

La prossima tappa della ricerca è la pubblicazione dell’intera Cronica universalis, lavoro coordinato da Federica Favero, assegnista di ricerca, che così descrive il prezioso testo: “Il manoscritto dell’opera si trova negli Stati Uniti, ed è di proprietà privata. È stato perciò necessario recarsi sul luogo: il proprietario ci ha autorizzati a fotografare l’intero codice, e abbiamo lavorato sulla base di queste fotografie. Si tratta ora di uniformare le trascrizioni prodotte dalle tesi a uno standard editoriale scientifico, di approfondire i punti oscuri rimasti e di corredare il testo del necessario commento; fatto questo, la Cronica universalis sarà a disposizione di tutti, come merita di essere”.

La parte dello studio che si riferisce alla menzione di Galvano è stata pubblicato sulla rivista accademica Terrae Incognitae, nel luglio scorso e il testo online ha ottenuto (a oggi) oltre 17mila visualizzazioni.

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