L’architettura lungimirante del GIAP che sfidò il cemento

Del lavoro compiuto dal GIAP si ricorda soprattutto la celebre esposizione collettiva nell’autunno del 1966 presso la Galerie Arnaud di Parigi.

Il GIAP, acronimo di Groupe International d’Architecture Prospective (Gruppo internazionale di architettura prospettica), nacque come associazione di intellettuali, tra cui molti architetti, in grado di proporre un urbanesimo prospettico e architetture alternative che si adattassero al nuovo modo di pensare e di vivere che andava definendosi con le trasformazioni del secondo dopoguerra.

L’aggettivo prospettico faceva riferimento a prospective, disciplina sviluppata da Gaston Berger. Non significa “utopico” o “fantastico”, ma anticipatorio: costruire scenari futuri plausibili per orientare le decisioni del presente.

Il movimento

Il fondatore, il critico d’arte e di architettura autodidatta Michel Ragon, sull’onda del suo libro Dove vivremo domani, basato sull’architettura lungimirante, si adoperò per riunire ricercatori di varie discipline in grado di immaginare le città e le abitazioni del futuro prossimo, superando il rigido e burocratico modello modernista affermatosi nel dopoguerra.

Yona Friedman, Paul Maymont, Georges Patrix e Nicolas Schöffer risposero a Ragon. Si riunirono nel marzo 1965 e fondarono l’associazione con lo scopo di riunire e connettere, a livello internazionale, ricercatori nel campo dell’urbanistica e dell’architettura.

Il loro obiettivo era diffondere progetti avveniristici – seppur utopici – dai quali estrarre concezioni adeguate e coerenti con le prospettive che si andavano delineando per via delle mutazioni tecnologiche, sociali e ambientali.

Così nacque il GIAP, movimento d’avanguardia i cui intenti furono chiaramente dichiarati nel maggio successivo a Parigi nel cosiddetto Manifesto, il cui testo riportiamo di seguito:

Il Manifesto – maggio 1965

“L’esplosione demografica, la spettacolare accelerazione del progresso tecnico e scientifico, il costante aumento del tenore di vita, la socializzazione del tempo, dello spazio e dell’arte, la crescente importanza del tempo libero, l’importanza del tempo e fattori di velocità nelle nozioni di comunicazione, frantumare le strutture tradizionali della società.

Le nostre città, il nostro territorio non si adattano più a queste trasformazioni.

Diventa urgente prevedere e organizzare il futuro invece di sottomettersi ad esso.

GIAP si propone di riunire tutti coloro, tecnici, artisti, sociologi e vari specialisti che sono alla ricerca di nuove soluzioni urbanistiche e architettoniche. Il GIAP vuole essere un anello di congiunzione tra ricercatori di tutti i paesi, anche se le loro tesi a volte sono contrarie.

Per il momento, quindi, il GIAP non ha altra dottrina che la lungimiranza architettonica. CONTRO l’architettura retrospettiva. PER un’architettura prospettica. “

Conclusioni

A sessant’anni da quella storica esposizione, appare evidente che, se avessimo seguito le intuizioni di quel movimento d’avanguardia, le nostre città sarebbero oggi non solo spazi più armoniosi e vivibili, ma anche baluardi più forti contro la crisi climatica.

 

Immagine: progetto dell’architetto Yona Friedman per GIAP

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