Magnifica umanità. Il limite è la sua forza
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. Così inizia la prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Un fatto unico è stato che lo stesso Robert Francis Prevost, a un anno dalla sua elezione al soglio di Pietro, abbia presentato il documento – frutto dell’esperienza accumulata in questi dodici mesi, delle riflessioni, degli incontri e del discernimento – il 25 maggio 2026 presso l’Aula del Sinodo. Il testo reca tuttavia la firma papale dello scorso 15 maggio, in occasione del 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII, scritta agli albori della rivoluzione industriale. Raccogliendone l’eredità, papa Prevost ha redatto un’enciclica sociale per affrontare, appunto, la grande questione sociale dipanata dall’intelligenza artificiale e dalla sua governance.
Magnifica humanitas fa appello a una collaborazione globale per regolamentarla e controllarla, affinché i suoi vantaggi non siano a beneficio di pochi e affinché “una magnifica umanità abitata da Dio” sia custodita attraverso la verità, la dignità del lavoro, la giustizia sociale e la pace.
In questa nostra epoca digitale, l’intelligenza artificiale “deve essere disarmata, liberata dalla logica che la rende strumento di dominio, esclusione e morte”. Si tratta di parole forti, scelte deliberatamente da Leone XIV perché – come ha spiegato – devono contenere la forza per attirare l’attenzione e “risvegliare le coscienze”.
L’obiettivo è disarmare l’IA, i suoi algoritmi e superare la teoria della “pace giusta” per recuperare la possibilità di dialogo e del multilateralismo. La tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona, né di per sé un male”, ma “non è neutrale perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Quindi si deve “costruire nel bene” rimanendo “umani”, assecondando la logica della corresponsabilità coraggiosa.
Ha collaborato alla presentazione del documento, oltre agli altri relatori, Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, al quale Prevost, dopo averlo ringraziato “per avere accettato il nostro invito”, ha aggiunto: “In nome della Chiesa accetto anche il vostro invito a camminare insieme per trovare un nuovo percorso per l’umanità. È un segno di speranza – ha commentato Leone XIV – che, con tutte le differenze, sappiamo ascoltarci gli uni con gli altri”.
L’enciclica è composta dai seguenti 5 capitoli, oltre all’introduzione e alla conclusione.
Primo capitolo: Un pensiero dinamico fedele al Vangelo
Qui si dispiega lo sviluppo della Dottrina sociale all’interno della Chiesa (DSC). da Pio XII (il primo pontefice a usare tale espressione) a Francesco, passando per la Rerum novarum del 1891 di Leone XIII, definita “pietra miliare nell’evoluzione del magistero sociale”.
Secondo capitolo: Fondamenti e principi della Dottrina sociale della Chiesa
Anzitutto viene citata la dignità della persona, offesa dalla “pressione di nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti” che possono ridurre un individuo a “risorsa da usare e sfruttare” o a “ciò che realizza o produce”. Nel capitolo viene ribadita l’inviolabilità dei diritti umani, che prevede quello alla vita “dal concepimento alla fine naturale”; pertanto sono considerate “scelte gravemente illecite” sia l’aborto provocato sia l’eutanasia. Infine ci si richiama al diritto delle minoranze, in particolare delle donne, per le quali sono richieste “scelte concrete” nelle leggi e in ogni aspetto della vita pubblica e privata.
I principi della DSC sono cinque:
Il bene comune: “La promozione del bene comune non può essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni”. Cosicché “qualunque tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile”.
La destinazione universale dei beni: le tecnologie, comprese quelle digitali, non devono rimanere nelle mani di pochi alimentando il divario tra gli inclusi e gli esclusi della rivoluzione tecnologica.
La corresponsabilità e la solidarietà: come recitano il terzo e il quarto principio, è necessario “superare il paternalismo e l’assistenzialismo in favore della corresponsabilità e della solidarietà”; in una parola, sussidiarietà al posto dell’indifferenza verso i popoli e le generazioni future.
La giustizia sociale: tra i focus dell’enciclica, in quanto nell’era digitale va sottolineata la garanzia all’universalità delle conoscenze, delle opportunità, della protezione dei più fragili, del contrasto all’odio e alla disinformazione. Al tempo stesso è necessario il controllo pubblico dei dati e delle tecnologie, “così che il criterio non sia il solo profitto ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli”.
Leone XIV rivolge gli stessi principi anche all’interno della Chiesa, invitata a fare “un esame di coscienza” ed esortata a “bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali da quelle distorsioni che producono disuguaglianze, opacità e prevaricazioni”. Si invita ad ascoltare le “vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali, di potere, di coscienza”, azione considerata “parte integrante di un cammino di giustizia, che comprende il riconoscimento del danno, la giusta riparazione e la prevenzione”.
Terzo capitolo: Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA
Qui viene affrontato in toto il tema dell’intelligenza artificiale. Citando Francesco, viene denunciato il “paradigma tecnocratico”, secondo il quale ogni scelta scaturisce dal grado di efficienza e dal profitto conseguito.
Ma la tecnologia più potente non è necessariamente la migliore: l’IA può simulare la persona ma è priva di empatia, emotività e coscienza.
Occorre un codice etico condiviso per “disarmare l’IA”, sottraendola “alla logica della competizione militare, economica e cognitiva, per rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare, per sottrarla ai monopoli e impedirle di dominare l’umano”.
Viene criticato sia il transumanesimo sia il postumanesimo, che mirano al progresso come superamento dei limiti umani. Il limite non è un difetto, ma “una dimensione costitutiva della persona” che “fiorisce malgrado il limite, spesso attraverso il limite”.
“Magnifica, seppur ferita, l’umanità non deve essere sostituita né superata”.
Quarto capitolo: Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà
Viene affrontato il tema della verità intesa come bene comune ed elemento essenziale della democrazia.
Nell’ambiente digitale, la verità va declinata in un’“ecologia della comunicazione” perché la cultura generata dal web non sia “strumento di omologazione e dominio”, ma “spazio di maturazione per la libertà interiore e per il pensiero critico”.
L’IA non può minacciare la dignità del lavoratore; va contrastata la tendenza a dequalificarlo, relegarlo a funzioni marginali o sottoporlo a sorveglianza automatizzata. Se da un lato la tecnologia lo solleva da compiti gravosi e ripetitivi, dall’altro va evitato che provochi disoccupazione in nome della riduzione dei costi e dell’aumento del profitto.
Quinto capitolo: La cultura della potenza e la civiltà dell’amore
È dedicato alla guerra nella “rivoluzione digitale”, che modifica “la grammatica dei conflitti”. Di pari passo viaggia “una preoccupante perdita di memoria storica” che “rende privi di una visione a lungo termine” e che riporta a considerare la pace come un “intervallo precario tra un conflitto e l’altro”, invece di un “compito da assumere”.
Fatta salva la legittima difesa nel senso più stretto, l’enciclica rimanda al superamento della teoria della guerra giusta, sostituita dal dialogo, dalla diplomazia e dal perdono.
Sul sito vaticannews.va è disponibile il testo integrale dell’enciclica.
Immagine: Roma, Città del Vaticano, il pontefice Leone XIV presenta la sua prima enciclica ‘Magnifica humanitas’ che affronta le sfide dell’intelligenza artificiale – photo by vaticannews.va

