Rita, a questa città manca il celeste dei tuoi occhi

Il 15 agosto di un anno fa moriva Rita Borsellino sorella di Paolo, il giudice vittima con gli agenti della sua scorta della strage di Via D’Amelio. La ricordiamo con le parole della lettera aperta Nessuno è Stato composta e letta da Salvo Piparo (attore e cantastorie siciliano) con l’accompagnamento musicale di Francesco Cusumano, nel luglio 2019, in occasione degli eventi organizzati per il 27° anniversario della strage di Via D’Amelio.

Nessuno è Stato. Lettera a Rita Borsellino

Dopo aver visto Rita l’ultima volta, con i suoi occhi chiusi ho sentito come aprirsi un solco che non so colmare con le sole parole.

Rita a questa città manca il celeste dei tuoi occhi. Soprattutto a quest’ora, sai… E dicevi: “Salvo, non ti sembra strano che il palermitano non possa essere coniugato al futuro. Come se fosse un presagio. Come se la lingua palermitana non abbia un futuro” E mi dicevi: “Perciò tu devi continuare a raccontare in palermitano. Mi raccomando Salvo”.

Quando ti penso, voglio pensare che rimarrai qui insieme alle tue impronte, scolpita tra i presepi che amavi collezionare.  Una volta me li hai pure imprestati per fare uno spettacolo. Rita, ti ricordi? Ed io ti ho rotto un San Giuseppe. Ti ricordi?

So anche un’altra cosa, però, Rita. Che ti troverò dentro il mio cuore come una fiamma sempre accesa, una fiamma che non sarà mai tremula. Che anche per te urlano i muri, urlano i lenzuoli. All’indomani delle stragi, un poeta di questa città, Salvo Licata, scrisse “Se non vedi più il sole, non è perché ti hanno ucciso, ma perché hanno ucciso il sole”.

Qui hanno ucciso gli alberi migliori, quelli con la schiena dritta, dopo averli adulati secondo copione, hanno infangato il giallo dei limoni.

Hanno ucciso la nostra infanzia e ci hanno obbligato a crescere più in fretta di quello che avremmo dovuto. Da quel momento nelle tazze a colazione non c’era più latte, c’era calce. Era il sacco. E non va via al prima deglutire. E il risultato è stato una città madre saccheggiata da uomini panciuti che osano dormire con la bibbia al lato […]. Uomini che hanno tradito Dio e che alla sua tavola hanno mangiato.

E così una parte del giornalismo ha calato le corna. Una parte della magistratura ha calato le corna. Pezzi di Chiesa hanno calato le corna. Molti politici, eminenze grigie hanno calato le corna. Perché questi le corna le hanno sempre avute.

Mi devi scusare se alzo la voce, Rita […]. Chi ha voluto che si premesse quel telecomando al tritolo oggi è fuori.  […] Tutta gente che è stata sapientemente istruita a negare, per anni, a perseverare e poi messa al riparo, dietro il tricolore.

[…] Tu lo sai Rita, quel giorno il cavallo di Troia è entrato in via D’Amelio vestito d’inganno, depistaggio, omertà. Il sole è calato e mi ricordo un botto.  In tutta la Sicilia tanto i baroni come i proci felici hanno brindato.  […] Ma del resto la Sicilia, con le sue contraddizioni, come Penelope nei soffici letti intarsiati si promette a tutti.

Ma quel giorno la Sicilia, te lo ricordi Rita, si sentì le ginocchia mancare. Quel giorno il dolore che l’animo rode avvolse la Sicilia simile a nube. Quello fu l’ultimo giorno della mia infanzia. Era il 19 luglio del 1992. Il giorno si spense e l’aquila di Palermo, cui splendano gli occhi, sparì nella forma di un falco.

Da allora prego, te lo giuro, da allora prego, e non ho mai pregato per altro. Ogni tanto però mi viene da piangere. Ogni tanto, però. Perciò preghiamo […]¬: “Ulisse è dentro di noi, che sappiamo chi è stato. Ma lo chiamiamo Nessuno. Dunque Nessuno è Stato”.

Ciao, Rita!

Di seguito il video pubblicato su YouTube di Nessuno è Stato. Lettera a Rita Borsellino di Salvo Piparo e  Francesco Cusumano, ritratti nella foto sopra.

 

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