In viaggio con Bassan e Rami per trasformare l’energia del dolore
Bassam Aramin e Rami Elhanan sono un palestinese e un israeliano, uniti dal dramma identico e straziante di aver perso le proprie figlie. Sebbene le tragedie siano avvenute in momenti diversi, entrambe sono state causate dalla violenza cieca del conflitto settantennale che divide i loro popoli.
Schierati su fronti opposti e segnati da lutti insuperabili, i due padri hanno compiuto la medesima scelta: superare l’odio e percorrere il cammino della riconciliazione, convinti che sia il presupposto indispensabile per avviare un processo di pace duraturo.
Il tour italiano e la candidatura al Nobel
Da tempo Bassam e Rami girano il mondo insieme per parlare a scuole, università, istituzioni internazionali e comunità religiose. Attraverso l’associazione Parents Circle Families Forum, portano ovunque la loro testimonianza congiunta di pace.
Questo instancabile attivismo itinerante, che è valso loro una candidatura al Premio Nobel per la Pace, li condurrà presto in Italia.
Dal 13 al 21 ottobre 2026, i due attivisti saranno nel nostro Paese con il tour Venti di Pace: l’itinerario partirà dalla Sardegna per poi toccare altre regioni, offrendo occasioni di incontro con la cittadinanza e la presentazione del saggio Mio padre, tuo padre, scritto a quattro mani da Carola Benedetto e Luciana Ciliento.
Le storie spezzate di Smadar e Abir
Le loro storie personali si intrecciano nel dolore.
Rami Elhanan, di Gerusalemme, ha perso nel 1997 la figlia Smadar, uccisa a soli 14 anni in un attentato suicida compiuto da un kamikaze palestinese nel centro della città; in quell’attacco morirono altre 7 persone e venti rimasero ferite.
Bassam Aramin, originario di Hebron — che in gioventù aveva trascorso sette anni in un carcere israeliano per via del suo attivismo politico —, ha vissuto la stessa tragedia dieci anni più tardi, nel 2007. La sua bambina, Abir, di appena dieci anni, è stata colpita a morte all’uscita da scuola, da un proiettile di gomma sparato da un giovane soldato israeliano.
La nascita del Parents Circle Families Forum
Invece di cedere alla spirale della rabbia, i due padri si sono incontrati all’interno del Parents Circle Families Forum (PCFF), un’organizzazione binazionale no-profit che riunisce centinaia di palestinesi e israeliani che hanno perso un familiare a causa della guerra.
L’associazione è nata nel 1995 per volontà di Yitzhak Frankenthal, un padre israeliano che aveva perso il figlio diciannovenne Arik, un soldato rapito e ucciso da militanti di Hamas.
Nel 1998 l’iniziativa si è allargata con il primo incontro congiunto con le famiglie palestinesi in lutto provenienti da Gaza, successivamente dalla Cisgiordania e da Gerusalemme Est.
La scelta radicale della non-violenza
Durante gli incontri del Forum, i membri condividono le proprie storie di perdita con l’obiettivo di comprendere le reciproche narrazioni, riconoscere l’umanità dell’altro e spezzare la barriera della paura. Proponendosi come una concreta alternativa alla vendetta, il PCFF mira a dimostrare che il dolore non deve necessariamente provocare altra sofferenza.
La scelta deliberata della non-violenza diventa cruciale proprio nei momenti di massima crisi, offrendo una via d’uscita alla spirale della brutalità.
Un’isola di dialogo che resiste alle crisi
Il PCFF ha ormai superato i trent’anni di vita, dimostrando una straordinaria capacità di resistere alle più gravi ondate di violenza, alle intifade e alle guerre a Gaza che ciclicamente lacerano il tessuto sociale tra i due popoli.
Quando la tensione geopolitica tocca i picchi più drammatici e lo spazio per il dialogo sembra azzerarsi, il legame tra queste famiglie non si spezza, ma si rinsalda.
Trasformare il lutto in fratellanza
È esattamente ciò che accade tra Bassam Aramin e Rami Elhanan. Nonostante la comprensibile fatica emotiva di dover rievocare ogni volta la perdita delle figlie, i due attivisti sostengono che viaggiare e parlare insieme sia l’unico modo per “trasformare l’energia del dolore”. Vogliono dimostrare al mondo che se due padri feriti, così profondamente nel cuore, possono chiamarsi fratelli, allora la pace è davvero possibile per tutti.
L’eco universale del romanzo Apeirogon
La loro straordinaria vicenda è anche al centro di Apeirogon, il pluripremiato romanzo dello scrittore irlandese Colum McCann, pubblicato nel 2020 (in Italia da Feltrinelli).
Il titolo prende il nome dall’apeirogono, una figura geometrica con un numero infinito di lati, scelta dall’autore come metafora della complessa realtà del conflitto israelo-palestinese. Grazie a una struttura narrativa unica e alla potenza del suo messaggio di pace, il libro è diventato un caso letterario di rilevanza mondiale.
Immagine: da sinistra Bassam Aramin e Rami Elhanan

