Miele, la dolce speranza per uno sviluppo sostenibile ed emancipato

L’apicoltura è una delle prime attività dell’uomo. Eppure nonostante la sua veneranda età è proprio l’apicoltura a rappresentare una validissima pratica con cui contrastare le conseguenze drammatiche del cambiamento climatico e favorire la crescita economica sostenibile di un Paese, come sta accadendo in Guatemala.

In questo Stato dell’America Centrale, a Sud del Messico, è in atto un progetto di produzione del miele, promosso e organizzato dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (United Nations Development Programme, riassunto nell’acronimo UNDP) e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali del Paese.

Il progetto, che coinvolge 12 municipalità lungo il bacino del fiume Nahualate,  coordina il lavoro degli agricoltori e delle organizzazioni locali per sostenere la produzione di miele, che stimola le economie e aiuta le comunità locali ad adattarsi ai cambiamenti climatici.

Posto i rischi che comporta affidare la propria sussistenza al lavoro nelle piantagioni messe a rischio dai fenomeni climatici estremi, i piccoli agricoltori locali della località Pasac, riuniti nella Cooperativa Nahualá, hanno deciso di diversificare, dedicandosi anche all’apicoltura.

Testimonial ideale dell’impatto risolutivo che il progetto ha sugli abitanti locali è Manuela Leticia Choc López   una giovane vedova di 21 anni  e con una bambina da crescere (insieme nella foto a lato).

Nel Pasac l’attività tradizionale e più diffusa è il lavoro nelle piantagioni di caffè, ma il fungo roya che colpisce le colture da decenni, negli ultimi 2 anni, a causa dell’aumento della temperatura e la diminuzione delle precipitazioni (manifestazioni dei cambiamenti climatici in corso) che ne favoriscono la comparsa, è diventato una seria minaccia.
E qui che la storia di Manuela s’incrocia con gli allevamenti di api. Inizia a lavorare nella Cooperativa che a sua volta muove i primi passi nel settore. Inizia con 50 casse di alveari e gli agricoltori capiscono subito che le api oltre a incrementare il reddito con la vendita del miele favoriscono lo sviluppo dell’agricoltura locale attraverso all’impollinazione.

Quando non c’erano le api, come racconta la stessa Manuela, le piantagioni di caffè non avevano molti fiori, ma dopo l’installazione degli alveari, l’impollinazione ha migliorato le stesse piantagioni di caffè che riprendono a dare buoni raccolti.  Così come sono migliorati tutti gli alberi che si trovano vicino all’apiario.

Dopo 3 mesi di lavoro Manuela ha superato la paura per le punture delle api e considera il settore dell’apicoltura “maravilloso” e i preziosi insetti “mis amigas”.
La cooperativa e gli altri gruppi locali offrono corsi di formazione agli agricoltori: su come prendersi cura delle api e produrre il miele e i prodotti derivati come la pappa reale, i propoli e il polline.

E attraverso la formazione Manuela auspica che sempre più donne s’impegnino in questo lavoro.  Oggi le donne che lavorano nel settore, sostiene Manuela, sono discriminate. Vero è che è “un lavoro da uomini ma io sono la dimostrazione che anche le donne possono svolgerlo – aggiunge Manuela – ma è necessario che tra noi donne nasca una maggiore solidarietà, che ci sosteniamo vicendevolmente attraverso la formazione”.  La stessa Manuela vuole imparare fino a diventare una formatrice, per insegnare il lavoro ad altre donne e per essere un esempio per la figlia, che si augura segua i suoi passi.

Diceva lo scienziato della relatività, Albert Einstein, che se le api scomparissero dalla terra, all’uomo resterebbero pochi giorni di vita. Una teoria condivisa da altri scienziati.  Infatti, com’è noto, questi insetti sono animali essenziali per migliorare la sicurezza alimentare, oltre ad essere, oggi più che mai , le custodi ideali delle biodiversità e dell’ecosistema.

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