Venezuela. Il rapporto dell’OSA denuncia crimini di lesa umanità

Secondo un gruppo di esperti nominato da Luis Almagro, segretario Generale dell’OSA (Organizzazione degli Stati americani) esiste “una ragionevole fondatezza” per segnalare il Governo del presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, alla Corte Penale Internazionale, come reo di crimini contro l’umanità.

Nel rapporto di 400 pagine che Luis Almagro (nella foto a lato) ha presentato il 29 maggio 2018 a Washington presso la sede dell’Organizzazione, il gruppo di esperti specifica come tali reati siano stati commessi con “intenzione politica per esercitare il controllo sociale” su una parte della popolazione.
Vengono accusati lo stesso Maduro, le Forze Armate e alcuni membri del Governo come i “responsabili intellettuali della repressione contro il nemico interno”; repressione esercitata attraverso “detenzioni di massa, sparizioni forzate, omicidi, torture, violenze sessuali e persecuzioni commesse dai subalterni lungo tutta la catena di comando civile e militare”.

Accuse tradotte nei seguenti numeri: 8.292 omicidi dal 2015; 12mila detenzioni arbitrarie dall’ascesa di Maduro alla presidenza nel 2013; 289 casi di tortura e 192 di violenza sessuale contro uomini e donne; 131 esecuzioni extragiudiziali commesse dalle forze di sicurezza dello Stato dai cosiddetti “collettivi” ossia cittadini, presumibilmente, coordinati dalle stesse autorità per reprimere le manifestazioni.

Il rapporto raccomanda alla Corte penale internazionale di indagare sulla responsabilità penale di 11 persone, capeggiate da Maduro cui fa seguito l’attuale vicepresidente Tareck el Aissami nominato nel 2017 e il suo predecessore, Jorge Arreaza Montserrat (2013-2016), insieme a membri delle Forze Armate e della Polizia Nazionale.

Ma l’OSA, riporta Efe,  come istituzione non ha facoltà  per inviare un caso alla Corte Penale Internazionale; potrebbe farlo, invece, qualunque Stato-Membro dell’Organismo panamericano, come prevede lo Statuto di Roma della stessa Corte.  E dei 34 Stati-membri dell’OSA, 28, incluso il Venezuela, hanno rattificato lo Statuto di Roma.

Ad oggi nessuno Stato-membro ha mostrato l’intenzione di sottoporre il caso-Venezuela alla Corte.  Potrebbe farlo lo stesso Luis Almagro, a titolo personale, sottoponendo la relazione alla Corte dei diritti umani dell’Aja.

Sull’OSA e sul prossimo presidente della Colombia

L’OSA (Organizzazione degli Stati americani) è un’organizzazione regionale nata il 30 aprile 1948 con la Carta di Bogotà,  con l’intenzione di rafforzare la pace,   la sicurezza,  la democrazia,  i diritti umani e migliorare le condizioni sociali ed economiche  dei Paesi delle Americhe.

L’idea di formare una commissione d’inchiesta dell’Organizzazione panamericana è nata nell’estate 2017, quando Almagro ha presentato il 3° rapporto sul Venezuela e ha allertato sulla possibilità di crimini di lesa umanità,  sulla base delle indagini compiute da Luis Moreno Ocampo, ex primo Procuratore capo presso la Corte dei diritti umani  (2003-2012).

Nell’ottobre 2017, quando Ocampo ha lasciato l’indagine, l’OAS ha nominato il gruppo di esperti formato da  Santiago Cantón, ex segretario della Commissione dei Diritti Umani, Manuel Ventura Robles, ex giudice della Corte dell’Aja, e Irwin Cotler, ex ministro della Giustizia del Canada.

Dall’8 febbraio 2018 la procura della Corte dei Diritti Umani ha comunicato l’apertura di un esame preliminare  per il Venezuela dopo la richiesta di un gruppo di legislatori latino americani, tra i quali figura     Iván Duque (nella foto a lato), il candidato alle elezioni presidenziali della Colombia, il quale ha dichiarato che se dovesse essere eletto, denuncerà il Venezuela.

Le sanzioni dell’UE

Infine da segnalare la recente denuncia dell’UE sulle  irregolarità che il Governo venezuelano avrebbe commesso nel corso delle ultime elezioni presidenziali, tenute il 20 maggio 2018.  Federica Mogherini, commissario degli Affari Esteri UE, ha annunciato che l’Unione  sta considerando l’adozione di sanzioni verso il Paese sudamericano,  rilevando che le elezioni  presidenziali e regionali sono state condotte senza un accordo nazionale sul calendario nazionale;  senza rispettare gli standard internazionali per un processo credibile; senza rispettare il pluralismo politico, la democrazia, la trasparenza e lo Stato di diritto; ostacolando massicciamente la partecipazione dei partiti d’opposizione e i suoi leaders e con la compra–vendita dei voti.

“Il Venezuela ha urgente bisogno di una soluzione politica  per risolvere la crisi attuale e provvedere alle necessità umanitarie del suo popolo” ha concluso la Mogherini dopo aver lanciato un appello affinchè il Governo venezuelano liberi tutti i prigionieri politici.

Già nel gennaio 2018, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea avevano decisio di sanzionare 7 alte cariche del Governo Maduro per la “stato di repressione” in cui costringono il Paese: tra loro   Diosdado Cabello, numero 2 del Governo, Maikek Moreno, presidente del Tribunale Supremo e Néstor Reverol, ministro degli Interni.

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