Green Mosul. Da un solo tweet, una esemplare realtà

Alberi a Mosul e nei suoi dintorni per la rinascita della città, per risanare l’animo dei suoi residenti, dopo le devastazioni dell’occupazione del movimento islamico estremista DAESH (2014-2017), che ha distrutto molte aree della città irachena, i compresi i siti storici.

Questi avvenimenti hanno portato migliaia di abitanti a fuggire dalle loro case, alle quali soltanto ora, alcuni, stanno facendo ritorno. Alberi per ricostituire la comunità e, al tempo stesso, per contrastare i cambiamenti climatici, per adempiere l’obiettivo 13 dell’Agenda Onu 2030 e reinserire Mosul “nella mappa globale”.

Esattamente come diceva il tweet del blog Mosul Eye – della Mosul Eye Association, entrambi creati dallo storico Omar Mohammed – pubblicato nel luglio 2020 per lanciare l’iniziativa di rinverdire la città. Il tweet si è trasformato nel progetto Green Mosul, avviato il 24 novembre 2021 con una cerimonia d’inaugurazione presso la Northern Technical University, alla presenza di tudenti, di attivisti umanitari, dei funzionari governativi e di ospiti della comunità internazionale.

Questo felice giorno di fine novembre ha visto piantare i primi alberi che saranno, entro febbraio 2022, cinquemila in 12 luoghi pubblici della città e aree circostanti, compresi i siti importanti per le comunità cristiane, musulmane e yazide.

Pini, limoni, aranci, cipressi, alberi selezionati per la “densità delle loro foglie e la loro tolleranza a condizioni estreme, in grado di creare una fitta vegetazione e migliorare la situazione ambientale soprattutto in termini di qualità dell’aria” ha specificato il direttore, Anas Al-Tayi.

Tra le piante piantumate ci sarà l’Albero della Fraternità dedicato a Papa Francesco che crescerà nell’Hosh al-Bieaa (Piazza della Chiesa) nella Vecchia Mosul e onorerà “il messaggio di pace che il pontefice vi ha portato nel suo storico pellegrinaggio nella Vecchia Mosul, profondamente segnata dalla guerra e dal terrorismo”.

Green Mosul si propone anche come catalizzatore per la società civile: per questo il lavoro di piantumazione è affidato alle squadre di volontari di diverse organizzazioni sociali, comunitarie e istituzionali, creando nuove sinergie e opportunità, soprattutto di giovani iracheni che possono così inserirsi nel dibattito e movimento globale per l’azione climatica.

Omar Mohammed ripete che l’iniziativa Green Mosul “è un progetto per la comunità” e sono gli “attivisti civili che stanno aprendo la strada” per ricostituirla.

Dopo aver rischiato costantemente la vita con il suo blog Mosul Eye creato durante l’occupazione e attraverso il quale riuscì a informare il mondo su quel che accadeva a Mosul, lo storico Omar Mohammed per dare impulso alla ricostruzione della città in macerie, nel 2017 lanciò l’iniziativa della raccolta di libri per la Biblioteca dell’Università di Mosul.

L’Università di Mosul è uno degli atenei più grandi dell’Asia occidentale con testi storici rari come il Corano del IX secolo e periodici risalenti al 1700 a.C., gran parte dei quali andati in cenere dopo che le forze DAESH dettero alle fiamme l’intero edificio.

Da allora sono migliaia i libri che arrivano incessantemente dal mondo.

Ora è “il tempo degli alberi” e all’invito di Mohamed del 2020 ha risposto il Ministero francese per l’Europa e del Centro di crisi e supporto per gli affari esteri, Le Centre de crise et de soutien, nonché molti singoli donatori.

Un semplice tweet è diventato una promettente ed esemplare realtà, evocativa di pace e di fratellanza.

 

Immagini: Mosul (Iraq), 24 novembre 2021, momenti dell’inaugurazione del progetto Green Mosul; 2) volontari mentre piantano gli alberi; 3) Omar Mohammed, storico e autore del blog ‘Mosul Eye’ e fondatore dell’omonima associazione, lanciò l’idea del progetto ‘Green Mosul’ con un tweet nel luglio 2020

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