Coronavirus: fiducia nella scienza e tanto buon senso

Elisa Avitabile, ricercatrice e docente di Virologia presso l’Università degli Studi di Bologna,   ci ha permesso di avvicinarci e di approfondire le cause e la gestione del coronavirus in una dimensione brillantemente tecnica e, al tempo stesso, chiara, lucida e rassicurante.  Niente allarmismi, ma corretta informazione e comportamenti razionali, seguendo le indicazioni istituzionali la via per la “guarigione”.

Quando è stato notificato il coronavirus per la prima volta?

Il coronavirus SARS-CoV-2 (denominato inizialmente 2019-nCoV), è l’agente eziologico di una malattia respiratoria severa, definita COVID-19 (Corona Virus Disease)  dall’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che è  stata notificata per la prima volta  dalle autorità cinesi il 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan (Provincia dell’Hubei, Cina).  Ad oggi si contano globalmente più di 80.000 casi confermati.

Che cosa è esattamente il coronavirus e quali sono le cause della sua origine?

I coronavirus sono una grande famiglia di virus a RNA ( virus che utilizzano l’RNA – acido nucleico- come materiale genetico ndr), caratterizzati da glicoproteine di superficie che assumono un tipico aspetto a CORONA. Sono virus ampiamente diffusi in natura, che infettano l’uomo e molti altri vertebrati, sia domestici che selvatici, causando una varietà di malattie, da lievi a severe. Nell’uomo infettano le vie respiratorie superiori e sono per lo più responsabili di comuni raffreddori, ma in neonati, anziani, pazienti immunocompromessi o debilitati da malattie pregresse, possono raggiungere le vie respiratorie più profonde causando polmoniti o originando complicanze di altra natura.

Solitamente i coronavirus di altre specie animali non sono in grado di infettare l’uomo, ma a seguito di mutazioni geniche essi possono acquisire la capacità di compiere un “salto di specie”, cioè di trasmettersi  all’uomo e  diffondersi nella popolazione umana.

Questo passaggio, chiamato zoonosi, nell’ecologia virale è un evento non infrequente, tanto che per i coronavirus, negli ultimi vent’anni, è avvenuto almeno tre volte.  L’epidemia di SARS ( Severe acute respiratory syndrome) nel 2003, di MERSMiddle East respiratory syndrome) nel 2012 e l’attuale CoVID-19 ( Coronavirus disease-19), sono infatti la testimonianza di eventi zoonotici,  che hanno determinato l’emergenza improvvisa, nella specie umana, di nuovi virus probabilmente trasmessi, direttamente o tramite ospiti intermedi, da pipistrelli.

L’alta carica virale degli animali infetti e la stretta promiscuità con l’ uomo, come si può verificare nei mercati di animali vivi, molto comuni in Cina, possono favorire fortemente questo passaggio.

Ritiene che sia un virus meno aggressivo della “normale” influenza? Qualora fosse così, sono corrette le misure che si stanno adottando in Italia e nel resto di Europa?

La situazione è molto fluida ed in continua evoluzione e siamo ancora in una fase troppo precoce dell’epidemia per una valutazione obiettiva.

I dati attualmente disponibili indicano che COVID19 si manifesta con sintomi lievi o addirittura inapparenti per l’80% dei casi , il 15% necessita di assistenza sanitaria ospedaliera e il 5% terapia intensiva, per grave insufficienza respiratoria. I decessi in Italia hanno riguardato prevalentemente persone anziane con patologie pregresse, in cui probabilmente il Coronavirus ha aggravato complicanze già in essere.  Pertanto di per sé sembrerebbe una malattia non particolarmente pericolosa per la maggior parte della popolazione, sebbene più severa di un’influenza o addirittura letale per alcuni pazienti.

Tuttavia, essendo un virus nuovo, mai circolato prima, la popolazione è totalmente indifesa da un punto di vista immunologico; pertanto, in assenza di un vaccino per prevenire l’infezione, e di un farmaco per curarla, la contagiosità del virus è molto alta.

È quindi fondamentale impedire o mitigare efficacemente l’ulteriore sua diffusione. Se così non fosse possiamo immaginare che, con la diffusione massiva e rapidissima del virus e nonostante l’altissima probabilità di guarigione, i reparti ospedalieri e di terapia intensiva potrebbero non essere più sufficienti ad accogliere tutte le necessità dei pazienti contagiati dal nuovo virus, o affetti da altre patologie gravi. *Pertanto ritengo coerenti ed adeguate le misure di massima precauzione adottate in Italia e che dovrebbero essere estese , in maniera uniforme, anche agli altri paesi europei.

Dunque sono corrette le “misure cautelari” prese dalle istituzioni italiane?

L’obiettivo prioritario di circoscrivere i focolai di infezione già in essere, mitigare la diffusione del virus attraverso l’isolamento e la quarantena delle persone risultate positive all’infezione, l’identificazione e il monitoraggio dei contatti attraverso indagini epidemiologiche (ricostruzione dei movimenti e dei contatti del paziente infetto) e diagnostiche (tamponi), nonché alcune restrizioni a specifiche attività (chiusura scuole etc) nelle zone a rischio, ritengo siano  assolutamente corrette.

Potrebbe esserci una motivazione perché siamo il terzo paese al mondo per diffusione o è un evento imponderabile, privo di evidenza scientifica?

In effetti l’Italia è il terzo paese al mondo per numero di contagiati oltre 400, (numero, soggetto a inevitabili modifiche ndr) dopo Cina e Corea del Sud. È verosimile che la situazione italiana possa derivare da una serie di condizioni oggettive, fra cui una politica di autotutela del governo italiano più aggressiva rispetto ad altri, che ha portato il 31 gennaio 2020 alla sospensione dei voli diretti  da e per la Cina, con la conseguenza che molti viaggiatori provenienti dalle zone asiatiche a rischio sono entrati in Italia da scali europei intermedi.

Questa scelta, valutata a posteriori, ha impedito di tracciare e monitorare tempestivamente tutti i possibili portatori del virus, spesso asintomatici o con sintomi lievi, che hanno quindi potuto diffondere il virus, inconsapevolmente, per settimane.

In secondo luogo in Italia sono stati effettuati test diagnostici (tamponi) in numero dieci volte superiore rispetto ad altri paesi. Quindi in definitiva, ciò che altrove potrebbe emergere nelle prossime settimane, noi lo abbiamo rilevato prima, semplicemente perché lo abbiamo cercato attivamente. In questo senso il nostro sarebbe un primato soltanto apparente, mentre la diffusione del virus in altri paesi europei potrebbe essere già equiparabile alla nostra.

In ultimo, i primi pazienti infetti, prima di essere diagnosticati, hanno frequentato ripetutamente presidi ospedalieri, dove sono entrati in contatto con personale sanitario e altri pazienti in attesa di assistenza, in maniera non conforme ai protocolli previsti in queste circostanze, favorendo una rapida diffusione del virus.

Oltre alle indicazioni dell’Istituto Superiore della Sanità, ci sono ulteriori misure da mettere in atto? In particolare, in luoghi pubblici in cui il contatto è logisticamente ravvicinato, come scuole e università?

In questo momento, in cui siamo bombardati dai media da una quantità di informazioni che ci sovrasta e ci confonde, spaziando dalla minimizzazione pressappochista alla psicosi paranoica, il consiglio che mi sento di dare è quello di fidarsi delle competenze degli esperti, scienziati e tecnici, coordinati dalle istituzioni preposte, e affidarsi a fonti di informazioni scientificamente serie e riconosciute.

Il virus si diffonde per via aerea attraverso goccioline di aerosol che vengono emesse dal paziente infetto tossendo, parlando e starnutendo, e può infettare il nuovo ospite penetrando direttamente attraverso le mucose di naso bocca e occhi, o, indirettamente,  depositandosi su oggetti (libri, penne, tastiere, etc), contaminandoli. Toccando questi oggetti e portando le mani a bocca naso e occhi possiamo, quindi, veicolare il virus alle cellule suscettibili ed infettarci.

Per questo motivo, rispettare con attenzione le buone pratiche igieniche ed adottare comportamenti responsabili è la principale attività di prevenzione, non solo contro il coronavirus, ma per tutte le malattie da infezione, come riassunto nell’ efficace decalogo pubblicato dal Ministero della Salute

Consiglierebbe alle persone compromesse alle vie respiratorie e/o di età avanzata e non, così come ai bambini dagli 0-6 anni di non uscire in questo periodo?

In linea generale, se non si risiede in una zona a rischio e non si frequentano persone con sintomatologie  respiratorie evidenti, non vedo ragione per cui uscire di casa, magari all’aria aperta e adeguatamente coperti, possa risultare pericoloso.

Tuttavia, anche in questo caso è bene attenersi scrupolosamente alle linee guida delle istituzioni sanitarie  e alla prescrizione dei medici/pediatri di base, che potranno effettuare una valutazione del rischio personalizzata caso per caso, anche in dipendenza dalla zona in cui si abita e dalla severità della patologia di cui si soffre.

 Un messaggio, se lo ritiene opportuno, “anti allarmismo”

Sì, certo partirei da un breve riepilogo delle evidenze note. Il SARS-CoV-2 è un virus nuovo, contagioso, per il quale non abbiamo difese immunitarie pregresse né sono disponibili farmaci specifici e vaccini. Per questo richiede molta attenzione ed ha provocato una grande risonanza mediatica. Tuttavia sappiamo che nella stragrande maggioranza dei casi (95%) l’esito dell’infezione è benigno, i decessi, pur sempre dolorosi per le famiglie colpite, hanno riguardato persone anziane con quadri clinici già gravemente compromessi, e non risultano casi gravi fra giovani e bambini. Questi dati da un punto di vista epidemiologico sono positivi e dovrebbero rassicurarci.

In Italia i protocolli di sorveglianza e di preparazione all’emergenza sono già attivati, le zone a rischio sono state isolate e continuamente monitorate, come pure i nuovi contagi. Questa grande mobilitazione e le misure restrittive adottate non sono tanto dovuti ad una presunta e generalizzata gravità della malattia nei singoli, ma piuttosto alla necessità di limitare il numero di eventuali accessi futuri a reparti specializzati degli ospedali, qualora il numero di contagiati divenisse incontrollato.

Il numero dei contagi nei prossimi giorni continuerà ad aumentare: è normale, e non deve spaventarci. Non è sintomo di una minaccia ingravescente. Essere contagiati, cioè infetti, non significa necessariamente essere malati: l’80% degli infetti è asintomatico o sviluppa una patologia lieve.

Nei momenti di emergenza è importante avere fiducia nella scienza e nelle istituzioni, ed attenersi alle linee guida indicate. Semplici comportamenti responsabili sono efficacissimi (vedi decalogo). Come è altrettanto importante sforzarsi di affrontare le legittime preoccupazioni con un approccio razionale e non emotivo. E infine, con tanto buon senso!

 

 

 

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