Cile. L’incendio del Cine Arte Alameda di Santiago

Da quando il Cile è quotidianamente scosso dalle proteste popolari contro la disuguaglianza sociale e dalla forte reazione delle forze dell’ordine, il Centro Cultural Cine Arte Alameda di Santiago, pur essendo situato a pochi metri da Piazza Italia, uno dei luoghi epicentrici delle manifestazioni, è riuscito – tranne i primi giorni della rivolta – ad aprire quotidianamente i battenti, rispettando la normale programmazione cinematografica e, al tempo stesso, ospitando personale medico per offrire il primo soccorso ai feriti delle proteste.

Un’istituzione culturale – se pur simbolica – della capitale cilena, il Cine Arte Alameda, fondato nel 1992, era assurto a tale dignità grazie al lavoro costante della direttrice Roser Fort che è riuscita nel tempo a consolidare tale reputazione con la programmazione cinematografica aperta alle produzioni indipendenti nazionali e internazionali e con quella musicale con un importante cartellone di concerti dal vivo. Un’enclave, dunque, un baluardo culturale anche nel pieno degli scontri di questi mesi fino al 27 dicembre 2019, quando il Cine Arte Alameda è stato incendiato e secondo il capo dei vigili di Santiago, Diego Velázquez, è “purtroppo, quasi completamente distrutto”.

Se il Centro sia stato colpito involontariamente nel mezzo di una situazione scappata di mano o se, come riferisce abc.com e secondo la testimonianza di alcuni presenti, la polizia abbia deliberatamente lanciato bombe di gas lacrimogeno contro la struttura è ancora da verificare.
Certo è che questo baluardo della cultura andato in fumo induce gli intellettuali liberal e avversi al governo cileno del presidente Sebastian Piñera a gridare al crimine contro l’arte e il patrimonio culturale nazionale.

Le manifestazioni in Cile sono iniziate nella seconda metà dell’ottobre 2019 a Santiago per protestare contro l’aumento del biglietto della metropolitana e sono continuate in tutto il Paese per le richieste di profonde trasformazioni sociali alle quali, secondo i manifestanti, il governo di Pinera ha dato finora una risposta “insufficiente”.  Gli eccessi della risposta della polizia – los  Carabineros – (denunciati da Human Rights Watch ), hanno provocato finora 26 morti e decine di migliaia di feriti.

Particolarmente colpite, sembra, siano state le donne, in prima linea e conquistando l’attenzione del mondo con il loro ballo e canto Lo stato oppressivo già adottato come inno mondiale contro la violenza sulle donne, organizzato dal collettivo delle femministe LasTesis di Valparaiso. Per Erika Guevara-Rosas, Americas director at Amnesty International,  molte delle manifestanti arrestate hanno subito torture e violenze sessuali dalla polizia: colpevoli per essere scese in piazza.

Lo stesso giorno in cui l’incendio ha distrutto il Centro Alameda il presidente Sebastian Piñera ha firmato il decreto per il plebiscito popolare convocato per il 26 aprile 2020, il cui risultato decreterà il cambiamento o meno della Costituzione cilena elaborata e redatta della dittatura (1973-1990) di Augusto Pinochet.

 

Immagini dall’alto: Santiago del Cile – 1 e 2) Centro Cultural Cine Arte Alameda prima e durante l’incendio; 3) manifestanti durante gli scontri iniziati nell’ottobre 2019 – foto da Twitter: 3) la celebre manifestazione organizzata  dal collettivo delle femministe ‘LasTesis di Valparaiso’, la cui coreografia e canto ‘Lo stato oppressivo’ è diventato in poco tempo l’inno mondiale contro la violenza delle donne

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