Wassily Kandinsky. Dal mondo reale all’invisibile
Wassily Kandinsky (Mosca, 1866 – Neuilly-sur-Seine, 1944), precursore e tra i fondatori della pittura astratta, è certamente una delle figure centrali dell’arte novecentesca. La sua opera riscontra un’ampia eco nell’attuale arte digitale e le sue ricerche sul colore continuano a riverberarsi nella produzione contemporanea.
I colori. Esseri singolari
I suoi ricordi d’infanzia, raccontava Wassily Kandinsky, erano fatti di colore. Già a tre anni si erano impressi nella sua mente il “verde chiaro e brillante, il rosso carminio, il bianco, il nero, il giallo ocra”. Non ricordava a quali oggetti appartenessero, ma rivedeva con assoluta chiarezza i colori stessi.
E infatti, non appena ebbe del denaro da spendere liberamente, comprò una cassetta di colori a olio. Aveva tredici anni: aprendola per la prima volta fece l’esperienza del “colore vivo»”, una gioia che lo accompagnerà per tutta la carriera.
“I colori sono esseri singolari – diceva Wassily Kandinsky – vivi ciascuno in sé e per sé, dotati di una vita propria”. In seguito riconobbe in questa scoperta adolescenziale della soggettività del colore il primo impulso verso l’astrattismo.
Ora o mai più
Wassily Kandinsky non fu subito pittore. Studiò disegno e musica e nel 1886 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza ed Economia dell’Università di Mosca. Nell’1889 partecipò a una missione etnografica nella provincia di Vologda, dalla quale tornò con un vivo interesse per gli stili non realistici della pittura popolare russa.
Continuando a coltivare la passione per il colore, scoprì Rembrandt all’Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e fece un viaggio a Parigi, allora capitale dell’arte. Proseguì intanto la carriera accademica: nel 1893 conseguì il dottorato e iniziò a insegnare.
In seguito accettò un incarico come direttore della sezione fotografica di una tipografia e, nel 1896, gli fu offerta una cattedra di giurisprudenza all’Università di Dorpat (oggi Tartu). Ma, ormai prossimo ai trent’anni, non poté più rimandare: “Ora o mai più”, si disse.
Rifiutò la cattedra, prese il treno per la Germania convinto a diventare pittore.
Astrattismo per serendipity
A Monaco di Baviera si iscrisse prima a una scuola privata d’arte e poi all’Accademia, dove si diplomò nel 1900. Avviò quindi con successo la carriera di pittore professionista, risentendo delle avanguardie europee.
Espose per la prima volta a Mosca e in Polonia e avviò un percorso che portò all’elaborazione di uno stile sorprendentemente personale, sintesi delle diverse correnti avanguardistiche che andavano ad affermarsi, destinato a culminare nella pittura puramente astratta.
Wassily Kandinsky raccontava la propria svolta stilistica come una casualità, una sorta di serendipity, come la scienza un approdo decisivo raggiunto mentre si stava cercando tutt’altro.
A Monaco, rientrando nello studio al tramonto, fu colpito da un quadro che gli sembrò fatto solo di macchie di colore, privo di oggetti: in realtà era una sua opera appoggiata capovolta. Ma l’esperienza percettiva gli rivelò che l’oggetto non solo era superfluo, ma persino dannoso alla pittura.
L’eliminazione delle forme non fu per Wassily Kandinsky una scelta puramente estetica. Egli aspirava a una pittura in cui colori, linee e forme, liberati dalla rappresentazione dell’oggetto, diventassero un linguaggio visivo capace, come la musica, di evocare emozioni e idee universali.
Il trionfo del colore
Il colore divenne così protagonista autonomo, espressione diretta dello spirito. Nel 1910 questa intuizione si chiarì pienamente. Nel 1913 Kandinsky presentò il Primo Acquerello Astratto (oggi al Centre Pompidou), da lui stesso retrodatato per collegarlo alla nascita dell’astrattismo.
Nel 1911 dipinse Impressione III, Concerto, ispirato all’intensa emozione provata ascoltando un concerto del compositore austriaco Arnold Schönberg (1874 – 1951:)uno dei teorici del metodo dodecafonico).
Qui si manifesta il legame tra musica e pittura: come Schönberg superò il sistema tonale per liberare la forza espressiva del suono, così Kandinsky affidò all’astrazione una pittura immateriale ma profondamente capace di commuovere.
Non unico fondatore ma pioniere centrale
Negli stessi anni anche altri artisti cercavano di superare la figurazione: i cubisti, ad esempio, già nel 1909 proponevano visioni intellettualizzate e frammentate della realtà. Le cronologie escludono dunque che Wassily Kandinsky sia stato l’unico fondatore della pittura non figurativa, ma ne confermano il ruolo di pioniere centrale e instancabile animatore.
Nel 1909 co-fondò la Neue Künstlervereinigung; dai dissensi interni nacque nel 1911 il gruppo rivale Der Blaue Reiter, fondato con l’amico Franz Marc.
Al Bauhaus di Weimar. L’astrazione geometrica
Nel 1922 Kandinsky divenne docente al Bauhaus di Weimar, dove insegnò fino al 1933, anno della chiusura della scuola da parte del nazismo. In questo periodo sviluppò un’astrazione geometrica sempre più rigorosa, mostrando una predilezione per il cerchio, inteso come forma dal valore cosmico.
Opera emblematica è Alcuni cerchi (1926), oggi al Guggenheim Museum di New York.
Sviluppo in marrone. L’ombra del nazismo e l’ addio alla Germania
L’ultimo dipinto del periodo tedesco è Sviluppo in marrone, titolo che allude probabilmente alle camicie brune naziste e alla condanna dell’arte astratta come “degenerata”. Nel 1933 Kandinsky emigrò a Parigi, ottenne la cittadinanza francese e vi trascorse gli ultimi undici anni di vita.
Il prossimo autunno, a Roma
Dal 15 settembre 2026 Palazzo Bonaparte a Roma ospiterà la mostra Kandinsky a Roma: una grande retrospettiva che, a venticinque anni dall’ultima esposizione nella capitale, ripercorrerà l’intero iter stilistico dell’artista, dalle opere figurative alle composizioni astratte e geometriche, mettendo in luce l’attualità della sua visione, ancora in dialogo con le arti contemporanee.
Immagine: dipinto Primo Acquerello Astratto, 1913, di Wassily Kandinsky

