Vito Molinari l’uomo che costruiva i sogni

Negli anni ’50 in Italia c’era il miracolo economico che era nato certamente dalla voglia di cancellare gli anni della guerra, dimenticare le ristrettezze e la povertà, ma era senz’altro fondato sulla voglia di ricostruire un paese ed era quella fabbrica del futuro alla quali tutti si sentivano pronti a partecipare.

La TV ha avuto una parte importante in tutto ciò e non solo perché, entrando nelle case, ha quasi unificato una nazione ma perché ha consegnato agli italiani il libro dei sogni, pagine e pagine di quella voglia di sorridere, di camminare insieme perché il domani era lì a due passi e bisognava andargli incontro.

Tanti sicuramente sono stati i personaggi che hanno fatto da battistrada su questa nuova via, ed uno di questi è sicuramente Vito Molinari, il regista che ha firmato il 3.01.1954 la trasmissione televisiva inaugurale andata in onda sullo schermo.

Quel mondo non c’è più. È un bene o un male? Chissà. Una cosa è però certa, ai sogni è difficile rinunciare, e specie quando l’età ha scalato la montagna degli anni, e gli “anta” si sono già ripetuti più volte, ci si accorge che il ritornare a sognare è forse indispensabile.

Ed ecco lo spettacolo multimediale dedicato al regista, prossimo al compimento di novant’anni, un piacevole amarcord, un ritorno a come eravamo e a come, in fondo in fondo la nostalgia di quel tempo, ci fa ancora scoprire quel fascino che ti tiene bloccata sulla sedia nonostante l’arietta di mare cominci a sfiorare la pelle abbronzata dal sole.

Una serata sotto le stelle, con l’ultimo gabbiano che taglia in due il cielo e sembra salutare gli spettatori. Una carrellata di immagini, di filmati, ove la “parola” di Vito Molinari ha raccontato 60 anni di carriera, ove la musica e le canzoni hanno fatto da “cuscino” come ad invitarti a chiudere gli occhi, e le voci di Elisabetta Viviani e Federico Scribani ti hanno accompagnato a risentire e probabilmente rivivere gli anni più belli della nostra vita.

Sono sfilati davanti a noi i visi di comici: Petrolini, Campanini, Totò, Macario, Chiari, Taranto, Dapporto, Poli, Tedeschi, Ric e Gian,Tognazzi, Vianello, Fabrizi, Rascel, Villaggio, Montesano, Cochi e Renato, Peppino De Filippo. Davvero una “crema” di attori, e poi le soubrette: Lauretta Masiero, Elena Giusti, Ombretta Colli, Wanda Osiris, Tina De Mola, Delia Scala, Milly, le sorelle Goggi, Baker, Gloria Paul, Mini Minoprio, Mondaini, Abbe Lane, Kim Novak e tante altre.

Di tutti e tutte ha raccontato episodi e lati caratteriali. Seconda lui, Walter Chiari, a parte il suo perenne ritardo ad ogni recita, era il più moderno e meritevole di un premio Nobel per la risata, così come Aldo Fabrizi che era tanto bravo quanto la sua corporatura.

Un’artista secondo lui senza eguali era Caterina Valente, che sapeva suonare 6 strumenti e conosceva 8 lingue. Naturalmente nelle sue 2000 trasmissioni ha incontrato problemi di vario genere sia con la dirigenza che in rapporto a opinioni politiche che non erano accettate come una semplice satira sui fatti accaduti in quel periodo.

Fu censurato il famosissimo sketch proposto nella serata di “Un due tre” quando Tognazzi e Vianello riroposero la caduta del Presidente della Repubblica alla prima della Scala. Così come quella parodia fatta durante “L’amico del Giaguro” con Raffaele Pisu, Gino Bramieri e Marisa Del Frate che gli costò una sospensione.

Ma Vito Molinari seppe proporre le sue grandi capacità di regista mettendo in scena testi di Manzoni, Alfieri, Moliere, Petrolini, Campanile, Macchiavelli, Montanelli, Cechov, Apulei, Lisia, Eratostene, Cicerone, Marchesi, tutto ciò dopo che la tv aveva messo in scena suoi sceneggiati, telefilm e commedie.

Mai dimencate sono state le sue operette: Acqua Cheta, Al Cavallino biaco e molte altre, ma ha ancora nel cuore “Nanette” ove fece esordire Elisabetta Viviani in compagnia con Claudio Lippi. Ora quelle musiche risuonano in questa piazzetta, le imposte si aprono senza far rumore, qualche capigliatura bianca fa capolino.” Heidi”, “Te x due”, “Simpatica” “Chi l’ha detto che vivere a Milano”, sono ritornelli che fanno bene al cuore.

Il libro della vita di Vito Molinari non finisce qui. Le sette puntate della Canzonissima del ’61 con Dario Fo, che è rimasta famosa per la sigla di apertura e quella di chiusura cantata da Mina. il ricordo per Gorni Kramer, le puntate di Millevoc” l’intuizione di far interpretare a Noschese a “Serata d’onore” l’imitazione dei 4 Beatlea contemporaneamente registrando tutto in precedenza, e poi aver scoperto nel 1954 un grande della canzone: Jacques Brel portandolo in Italia con la sua interpretazione più famosa: Ne me quitte pas.

Bellissimo l’omaggio al grande Gilberto Govi nella magistrale interpretazione del “gilet” e quella del viveur Petrolini. Non poteva mancare una barzelletta di Dapporto che dice così: ” Un uomo rientra a casa e trova un signore chiuso nell’armadio, si rivolge alla moglie e chiede: “Chi è costui?” Lapidaria e fredda come una lama di coltello la donna gli risponde: “E’ l’ultimo dell’anno”! Insomma abbiamo visto tante… teche teche…me di Vito Molinari. E poi …..dopo Carosello, tutti a nanna, lui che ne ha girato più di 500.

L’aria intorno si fa fina, all’arrivo degli applausi conclusivi, ritmati, e al suono del Can Can di Offembach scoppiano i fuochi di artificio. Il cielo si tinge di mille colori, migliore finale non poteva essere programmato. Ora il Nostro è solo un nonno che scrive favole ed è stato premiato proprio con questo titolo nel corso del 2018, e recentemente è insignito dell’onorificenza di Commendatore dal Presidente della Repubblica, Mattarella.

Buon compleanno, e se puoi regalaci ancora tanti sogni!.

 

Note: Vito Molinari nato a Sestri Levante il 6.11.1929 cittadino onorario – il 4.8.2019 posta una targa nella casa ove nacque. nella serata, in suo onore, spettacolo multimediale titolato TECHE TECHE…. ME. organizzato dal circolo culturale ” O Leudo” presidente Anto Canale. Presenti centinaia di spettatori, cantanti; Federico Scibani e Elisabetta Viviani.
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