Dalle origini al MAUT. La seconda vita della Torre di Tor Vergata

Si è concluso il lungo restauro della Torre di Tor Vergata, il monumento medievale che dà il nome all’intero quartiere del quadrante sud-est della Capitale e all’Università Roma 2. Lo svelamento dei suoi resti restituisce alla città un frammento di storia locale finora poco conosciuto.

La struttura superstite si trova inglobata nel casale rurale di Villa Gentile, oggi trasformato nel neonato Museo Archeologico Universitario del Territorio (MAUT), che aprirà al pubblico dal prossimo settembre gestito dall’Ateneo.

Grazie a questo intervento triennale finanziato con i fondi del PNRR, la comunità rientra così in possesso di due preziosi beni storici e di un nuovo spazio museale. La Torre di Tor Vergata, pur essendo rimasta a lungo soltanto un nome nella toponomastica cittadina, è sopravvissuta nei secoli come simbolo identitario forte, tanto da legarsi indissolubilmente al quartiere e all’Ateneo.

La sua storia comincia tra il XII e il XIII secolo, quando fu eretta sui ruderi di una preesistente villa di epoca romana. A volerne la costruzione fu Magister Stephanus, esponente dell’influente famiglia degli Stefaneschi, che le diede il nome originario di Turris Magistri Stephani.

Situata al centro di un’estesa tenuta agricola, la struttura svolgeva un ruolo strategico nel controllo della campagna romana, vigilando sul quadrante compreso tra la via Tuscolana e la via Labicana.

In seguito, la proprietà passò nelle mani del senatore Riccardo Annibaldi. Se nel 1301 la fortificazione manteneva ancora la sua denominazione iniziale, in un rogito di vendita del 2 maggio 1361, redatto dal notaio Paulus Serromani, l’edificio compare per la prima volta con il nome di Turris Virgata (o Vergata). Questo appellativo derivava dalle vergature, ovvero particolari decorazioni a strisce o a fasce alterne che ne caratterizzavano l’aspetto originario. creando un netto contrasto cromatico.

Sulla natura di questa bicromia si sono confrontate diverse epoche: secondo l’archeologo e storico Antonio Nibby, l’effetto visivo era dovuto all’alternanza di mattoni rossi e tufi cenerognoli; tuttavia, gli studi condotti in occasione degli odierni restauri – come riportato da UniRoma2 – hanno dimostrato che la differenza di colore derivava in realtà dall’impiego accostato di pietre calcaree e basaltiche.

Con il trascorrere del tempo, la torre perse gradualmente la sua originaria funzione militare.

Nel XVIII secolo le cronache la descrivevano ormai malinconicamente come una “torretta antica in mezzo alli prati”, finché, nei primi anni del Novecento, l’intera area subì una profonda trasformazione: la costruzione del casale rurale di Villa Gentile avvenne infatti sfruttando e inglobando i resti della struttura medievale. Nascosta tra le mura del casale, la torre scomparve alla vista diretta, continuando a sopravvivere soltanto nella cartografia storica e nei nomi delle strade.

Oggi, l’inizio di un nuovo secolo coincide con una seconda vita per la torre e la villa. Trasformate nel MAUT (Museo Archeologico Universitario del Territorio), queste architetture continueranno a raccontare la memoria del luogo unendo l’esposizione di reperti d’epoca a moderni percorsi multimediali e interattivi.

 

Immagine: Roma, 14 luglio 2026,  svelamento e inaugurazione della porzione medioevale recuperata della Torre di Tor Vergata, inglobata in un casale rustico del Primo Novecento, trasformato nel nuovo Museo MAUT visitabile dal prossimo settembre – photo by UniRoma2

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