In mongolfiera alla scoperta dell’italiano tra storia e quiz

L’italiano in 80 giochi. Mettiti alla prova divertendoti è il libro scritto da due famosi linguisti e accademici, Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, approdato in libreria per i tipi di Rizzoli.

Si tratta di un’originale biografia della lingua italiana che parte dal primo documento di Montecassino per toccare tutte le tappe dell’evoluzione della lingua.

Il titolo e la presenza di una mongolfiera omaggiano esplicitamente Jules Verne e il suo celebre romanzo Il giro del mondo in 80 giorni.

Il testo combina sapientemente divulgazione e ricerca: della prima ha la leggerezza, della seconda il rigore scientifico.

Questa felice sintesi è sviluppata dagli autori attraverso un viaggio ideale a bordo, appunto, di una mongolfiera che si sposta nel tempo (senza rispettare l’ordine cronologico) e nello spazio. Attraverso 9 città e 80 giochi linguistici proposti al lettore, il libro mostra come parole e strutture dell’italiano si siano evolute dal latino al volgare italico, fino alla lingua attuale.

Ciascuna città – alle quali accenniamo di seguito – rivela un momento cruciale nella trasformazione della lingua, offrendo le corrispondenti spiegazioni storiche, culturali ed etimologiche.

Montecassino. Le origini ufficiali

A Montecassino, sono costuditi i Placiti campani, datati del 960 al 963 d.C., sentenze giuridiche scritte per la prima volta in volgare. Secondo gli studiosi, la parola placito – che deriva dal latino placitum (ciò che è piaciuto o convenuto) – indicava originariamente il parere del giudice o l’accordo delle parti, per poi passare a definire la sentenza stessa o l’udienza giudiziaria.

Adria. Alla corte di Stupor Mundi

Il viaggio prosegue per Andria, in Puglia, alla corte di Federico II di Svevia, il celebre Stupor Mundi. La città fu uno dei centri del regno meridionale in cui approdò la Scuola Siciliana, il movimento letterario formatosi nel XIII secolo che rappresenta la prima produzione lirica in volgare italico di cui abbiamo testimonianza.

I poeti del movimento si ispiravano alla lirica amorosa dei trovatori provenzali e cantavano l’amor cortese (o fin’amor).

A loro si deve, ad esempio, la parola sollazzo (divertimento), la cui etimologia risale al latino solacium (sollievo, consolazione), una radice che usiamo ancora oggi nella tradizione letterale.

Assisi. La prima firma

Rimanendo nel XIII secolo, la mongolfiera vola verso nord a Assisi, dove nacque il Cantico delle Creature (o Cantico di Frate Sole), considerato il testo più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore.

Tra le tante peculiarità di questa tappa troviamo la storia etimologica della parola umiltà, derivata dal latino humus (terra, suolo). Essere umili, ci spiegano gli autori, significa letteralmente “stare vicini alla terra”, uno dei concetti centrali della filosofia francescana.

Ravenna. Una rivoluzione enciclopedica

Da Assisi si giunge a Ravenna, dove il grande Dante Alighieri visse gli ultimi anni del suo esilio e della sua vita. È qui che completò la Commedia.

Con conoscenza enciclopedica, il Sommo Poeta fuse termini latini, fiorentino colto ed espressioni popolari, creando la struttura dell’italiano moderno e inventando moltissimi lemmi: i famosi neologismi danteschi.

Ciao, Venezia

Ed eccoci a Venezia. Nel Rinascimento la città divenne la capitale europea dell’editoria grazie a eccelsi stampatori come Aldo Manuzio.

Nella città lagunare, nel 1525, il letterato Pietro Bembo pubblicò le Prose della volgar lingua, stabilendo che per scrivere bene si doveva seguire il modello dei trecentisti toscani: Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa.

A Bembo si deve, dunque, l’unificazione del modello linguistico nazionale.

Una curiosità riguarda il volgare veneziano, dal quale deriva il nostro internazionale ciao.

La parola viene infatti da s’ciao (st͡ʃao), termine proveniente dal tardo latino sclavus e traducibile come “[sono suo] schiavo“, una formula di saluto reverenziale. Col tempo il vocabolo si è trasformato in sclavo, poi ciavo e infine ciao, entrando nell’uso comune nel corso del Novecento e assumendo presto una connotazione internazionale.

Milano. Che sia per tutti

La città illuminista per eccellenza della Penisola fu Milano. Qui lo scrittore Alessandro Manzoni, rendendosi conto che l’italiano dell’Ottocento restava una lingua “marmorea” utilizzata soltanto nei libri (mentre i cittadini parlavano esclusivamente i dialetti locali, che spesso variavano a distanza di pochi chilometri), scrisse il magistrale romanzo I promessi sposi.

Per farlo, si trasferì appositamente a Firenze per appropriarsi del fiorentino parlato, usandolo come base per la lingua dell’Italia Unita.

Torino. La lingua dello Stato

La mongolfiera dei nostri autori approda inevitabilmente anche a Torino, prima capitale del Regno d’Italia (1861 – 1865). Questa tappa registra il passaggio cruciale in cui l’italiano diventa la lingua della burocrazia.

Data l’importanza della città nella sua evoluzione successiva, l’italiano si trasforma qui anche nella lingua della tecnologia, della scienza e, infine, della televisione e dei mass media.

Firenze. L’Accademia e il Vocabolario

Da nord la mongolfiera torna indietro verso il centro della Penisola, compiendo un salto temporale.

Firenze fu la seconda capitale del Regno d’Italia (1865 – 1871), ma qui viene citata soprattutto in quanto patria della lingua.

Dai già menzionati Dante, Petrarca e Boccaccio si giunge alla fondazione dell’Accademia della Crusca nel 1583, così chiamata per il compito istituzionale di separare la “buona lingua” (il fior di farina) dalla “brutta lingua” (la crusca).

Segue, nel 1612, la pubblicazione del Vocabolario della Crusca, il secondo dizionario di una lingua moderna in Europa.

Il primo in assoluto fu il Tesoro della lingua spagnola di Sebastián de Covarrubias (1611); va ricordato, tuttavia, che già nel 1608 gli accademici della Crusca avevano concepito il Vocabolario della lingua toscana.

La pubblicazione fu temporaneamente bloccata da una disputa interna sul titolo, risolta nel 1610 con la scelta della formula neutrale Vocabolario degli Accademici della Crusca. La dicitura originale fu spostata all’interno della prima edizione, impressa dalla tipografia veneziana Alberti nel 1612, che comprendeva il lessico delle Tre Corone (Dante, Petrarca e Boccaccio),  esteso a tutti gli autori trecentisti, senza trascurare i successivi Lorenzo de’ Medici o Machiavelli, e i non fiorentini Bembo e/o Ariosto.

La parola chiave di questa tappa è, ovviamente, vocabolario, dal latino medievale vocabularium, per passare a vocabulum, quindi vocabolo.

Roma. La contemporaneità

La mongolfiera approda, al fine, a Roma capitale dal 1871, citata nel libro come il centro di fusione dell’italiano contemporaneo.

La lingua odierna si muove tra linguaggi giovanili, dialettismi che acquisiscono rilevanza nazionale, neologismi legati alla rete e prestiti o figliati dall’inglese e … addio latino!

Gli autori citano, non a caso, il termine modernissimo triggerare, che deriva dall’inglese trigger (grilletto, qui inteso nel significato di “innescare una reazione psicologica”.

 

 

Immagine: i linguisti e accademici, Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, autori del libro ‘L’italiano in 80 giochi’

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