La storica rivolta del Ghetto di Varsavia

Il 19 aprile 1943 iniziò la rivolta del Ghetto di Varsavia (Polonia). I residenti ebrei riuscirono a resistere all’esercito nazista fino al successivo 16 maggio.  Malgrado la netta superiorità della forza e dei i mezzi dei tedeschi, singoli individui e gruppi di abitanti del Ghetto continuarono a combattere tenacemente per circa un mese, nascosti all’interno di una rete di rifugi sotterranei.

La resistenza era stata organizzata dalla ZOB (sigla per Zydowska Organizacja BojowaOrganizzazione Ebraica di Combattimento) formata da giovani appartenenti al movimento sionista Hashomer Hatsair e al partito socialista Bund, esistenti da prima della Seconda guerra mondiale.

Dopo le deportazioni dell’estate del 1942 (da luglio a settembre vennero condotti ai campi di sterminio migliaia di ebrei del Ghetto) e considerando il Consiglio ebraico troppo remissivo, la ZOB diete vita a una Commissione di Coordinamento, affidandone il comando Mordechai Anielewicz, che costruì bunker e rifugi sotterranei, pronta alla difesa del Ghetto, nonostante l’aiuto modesto di armi ricevuto dalla Resistenza nazionalista polacca (Armia Krajova).

Le autorità tedesche aveva dato il permesso soltanto a 35mila ebrei di rimanere nel Ghetto, ma 20mila in più vi rimase clandestinamente (fonte: Enciclopedia dell’Olocausto).

Nei primi di gennaio 1943 il generale tedesco delle forze di sicurezza del Terzo Reich (o Germania nazionalsocialista  sotto la dittatura di Adolf Hitler – 1933- 45) Heinrich Himmler, mentre visitava Varsavia si rammaricò che vi fossero ancora troppo ebrei nelle fabbriche di proprietà tedesche e ordinò il rastrellamento nel quartiere ebraico. Dal 18 al 21 gennaio furono catturate dalle 5 alle 6mila ebrei. Il successivo 16 febbraio ordinò l’eliminazione del Ghetto.

Ma i militari tedeschi di stanza a Varsavia diedero corso al comando soltanto il 19 aprile, vigilia di Pesach (la Pasqua ebraica) e ciò permise alla ZOB di organizzarsi e seppe affrontare le forze nemiche tanto si ritirarono.

Il 20 aprile, il generale tedesco Jürgen Stroop, che aveva assunto il comando dell’operazione dopo il fallimento del giorno precedente, decise per la sistematica distruzione del quartiere con il fuoco, facilitato dai primi incendi divampati a seguito dei combattimenti.

Stroop, compreso l’esistenza dei rifugi sotterranei ordinò di stanare gli ebrei che vi erano nascosti con il gas.

La resistenza durò per circa un mese, quando secondo la valutazione tedesca il Ghetto sarebbe caduto in 3 giorni.

Il 16 maggio 1943, come simbolo della disfatta il generale Stropp fece bruciare il Tempio Grande della città. Il successivo 24 maggio, nel suo rapporto definitivo, scrisse di aver catturato 56.065 ebrei e di averne eliminati 13.929. Tra questi avevano perso la vita anche Mordechai Anielewicz e gli altri combattenti.

La rivolta del Ghetto di Varsavia è stata la prima è più grande resistenza degli ebrei compiuta nell’Europa occupata dalle forze nazi-fasciste della Seconda guerra mondiale.

Le commemorazioni

Il 18 aprile 2023, alla vigilia dell’80° anniversario di questo storico avvenimento storico, del 75° della nascita dello Stato di Israele – che in questo giorno celebra  la Yom HaShoah  – Giornata del Ricordo dell’Olocausto, al campo di concentramento Auschwitz-Birkenau si  è svolta la 35ª  edizione della Marcia dei Viventi, alla quale hanno partecipato in molti, soprattutto studenti, provenienti da molti continenti.

Tre le scuole superiori formavano la delegazione italiana guidata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella (in visita di Stato in Polonia e Slovacchia) accompagnato dalle sorelle Tatiana e Andra Bucci sopravvissute all’Olocausto e che hanno dato testimonianza della loro esperienza.

Il 19 aprile 2023 a Varsavia, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, primo capo di Stato della Germania a partecipare alla commemorazione, iniziando il suo discorso in lingua yiddish, e dopo aver onorato i ribelli del Ghetto per il loro “coraggio inimmaginabile nella notte più buia” ha proseguito ricordando come “i tedeschi hanno perseguitato, schiavizzato e assassinato gli ebrei d’Europa e gli ebrei di Varsavia con una crudeltà e una disumanità per le quali non abbiamo parole. Oggi mi trovo di fronte a voi e chiedo perdono per i crimini che i tedeschi hanno commesso qui”.  Citando diversi autori ebrei tra i quali “il grande Primo Levi” ha affermato che “per noi tedeschi la responsabilità di fronte alla nostra storia non conosce fine. Per noi rimane un monito e un mandato nel presente e nel futuro”.

Con accanto i presidenti Andrzej Duda e Izchak Herzog, rispettivamente di Polonia e Israele, Steinmeier   ha rilevato il “miracolo” dell’amicizia” tra i loro Stato dopo “gli orribili crimini commessi dai tedeschi qui mi riempiono di profonda vergogna. Ma allo stesso tempo mi riempie di gratitudine e umiltà il fatto di poter partecipare a questa commemorazione come primo capo di Stato tedesco in assoluto”.

 

 

Immagine: Varsavia, 1943, soldati nazisti costringono un gruppo di ebrei a lasciare il Ghetto, nel fondo si leva il fumo delle fiamme

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