Andrea Camilleri e il Montalbano terminale

“Ho dato Riccardino alla casa editrice solo a questa condizione: che venisse tirato fuori quando l’alzheimer per me sarà irreversibile. Intanto, con le facoltà di intendere e di volere intatte, mi diverto a inventare nuove storie” così diceva Andrea Camilleri a La Repubblica nell’ormai lontano 2006.

Per Camilleri la sua opera Riccardino era un punto fermo. Aveva ideato il commissario Moltabano, ne aveva raccontate le gesta, a lui, dunque, solo a lui spettava il compito d’inventare e scrivere il “Montalbano terminale”, l’uscita di scena dell’internazionalmente amato personaggio, raccontata, appunto, nel romanzo Riccardino. Consegnato alla casa editrice Sellerio, che l’ha custodito in tutti questi anni per pubblicarlo postumo come da volontà del Maestro, che non c’è più, da quasi un anno.  Non perché tradito dalla mente, ancora lucidissimo e attivo a dispetto dei suoi novant’anni e passa, ma per  l’inganno della morte che l’ha preso di soppiatto nel luglio 2019, alla vigilia del suo recital sul palcoscenico delle Terme di Caracalla di Roma, pronto a regalarci un’altra gemma del suo acume, della sua cultura, della sua capacità di riflessione, l’opera Autodifesa di Caino.

Il testo di Riccardino (titolo provvisorio poi diventato definitivo) sembra che non sia mai stato in cassaforte, come si vociferava, ma semplicemente in un cassetto della casa editrice: “Il quel cassetto c’è la fine del personaggio. La cassaforte è una leggenda – spiegava Camilleri in un’intervista a La stampa già nel 2005.

A differenza di altri personaggi seriali come Maigret e altrettanti celebri commissari, secondo l’autore la peculiarità di Montalbano è nel “partecipare alla vita di tutti i giorni” e, dunque, con il tempo “invecchia” e s’impone una fine ma che sia degna del personaggio:  “una trovata alla Montalbano”.

«Il mio Montalbano non finisce sparato o va in pensione o si sposa Livia come piacerebbe ai lettori. Nelle pagine che sto scrivendo – spiegava Camilleri – C’è uno scontro continuo fra me e il personaggio. Montalbano si lamenta sempre “sono vecchio, sono vecchio… ” Non è vero gli rispondo è che ti sei rotto le palle! ».
Il romanzo Riccardino inizia, infatti, riferendosi a un “tale Camilleri” una “gran camurria d’uomo” che si è fatto raccontare da Montalbano le sue indagini per farne delle storie gialle, trasferite poi in Tv in una serie di grande successo che ha reso il commissario, suo malgrado, famoso, come famoso è l’attore che lo interpreta. E, infatti, un giorno accade che il commissario, giunto sul luogo di un delitto, veda «tutta la gente sulla strada col morto, o affacciata ai balconi – che pare una festa- che si dicono: “Talè! Talè! ‘U commissariu arrivò!”, “Montalbano è!”, “Cu? Montalbanu? Cu, chiddru della televisione?”. No, chiddru vero”. A Montalbano gli girano i cabasisi»,  si sente “soprafatto” dal doppio televisivo e chiede a Camilleri di fargli superare l’impasse … .

Le prime pagine di Riccardino sono state lette da Antonio Manzini – attore, scrittore, autore a sua volta di un altro celebre commissario Rocco Schiavone nonché discepolo di Andrea Camilleri – al SalTo Extra, l’edizione straordinaria in streaming del Salone del Libro di Torino che si è svolta dal 14 al 17 maggio 2020.

Ora attendiamo frementi che il romanzo postumo giunga nelle librerie: il prossimo 16 luglio, tributo del primo anniversario della scomparsa del sempre rimpianto scrittore siciliano.

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