L’ombra e il tempo. La poesia urbana di Fan Ho

Fan Ho (1931-2016), il maestro della street photography di Hong Kong, nelle cui immagini in bianco e nero  ha saputo fondere il realismo documentario della vita urbana degli anni ’50 e ’60 con un’astrazione geometrica rigorosa e poetica, capace di trasformare la quotidianità in un’opera d’arte senza tempo.

Esempio iconico di questo stile è la fotografia Approaching Shadow, scattata nel 1954 e scelta come copertina del volume Hong Kong Yesterday, uscito nel 2006 dopo l’esposizione di New York. L’opera ritrae una figura femminile lambita da un’imponente ombra diagonale su una parete.

L’immagine rivela appieno la filosofia estetica di Ho: abilità nella composizione minimalista, uso artistico del bianco e nero e una sapiente rifinitura in camera oscura.

Scatti di prima e seconda mano

Le sue composizioni vedono spesso protagonisti individui solitari, venditori ambulanti, bambini e lavoratori, illuminati da una forte luce laterale o posteriore utile a ottenere ombre lunghissime e drammatiche.

Ho perfezionava i negativi in camera oscura attraverso mascherature, forti contrasti e tagli panoramici audaci.

Si tratta, quindi, di composizioni di “prima e seconda mano”: il momento dello scatto (realizzato con la fedele Rolleiflex K4A) e il successivo lavoro in laboratorio.

La camera oscura: dove l’immagine prende forma

Nella visione artistica di Fan Ho, la camera oscura era infatti il luogo dove l’immagine prendeva davvero forma. Ritagliando il negativo e modificando i toni, l’autore eliminava le distrazioni superflue, esaltava la struttura geometrica dello scatto e vi imprimeva un senso profondo di mistero.

Il cinema e il film ritrovato

Naturale è stato il passaggio dalla fotografia alla sala di proiezione. Nel cinema di Hong Kong, Ho ha lavorato prima come attore e poi come regista, diventando un acclamato autore di film drammatici ed erotici.

Tre delle sue pellicole hanno fatto parte della Selezione Ufficiale di festival internazionali come Cannes, Berlino e San Francisco, mentre cinque titoli sono stati selezionati per le collezioni permanenti del Taiwan Film Institute e del National Film Archive di Hong Kong.

Il canale ufficiale della famiglia, il Fan Ho Trust and Estate, che tutela e promuove il patrimonio dell’artista, ha recentemente annunciato il recupero del film d’esordio del maestro, Lost (1970), dopo oltre 50 anni di sparizione. “Un fantasma cinematografico”, come viene riportato sul sito, che è stato localizzato dall’organizzazione no-profit Reel to Reel Institute (RTRI), la quale ne ha poi commissionato un meticoloso restauro in 2K.

La trilogia

Le sue opere fotografiche sono esposte in prestigiose collezioni permanenti in tutto il mondo, come il M+ Museum di Hong Kong, la Biblioteca nazionale di Francia a Parigi e il SFMOMA di San Francisco.

La celebre trilogia di libri fotografici pubblicata da Modernbook Editions (negli USA, dove l’artista ha vissuto a partire dalla seconda metà degli anni Novanta) raccoglie l’essenza dell’opera di Fan Ho.

La serie comprende, oltre al già citato Hong Kong Yesterday, i volumi The Living Theatre (2009) e A Hong Kong Memoir (2014). In quest’ultima raccolta Ho ha incluso sia immagini inedite recuperate dal suo vasto archivio di negativi, sia i suoi esperimenti in camera oscura attraverso le tecniche del fotomontaggio e delle doppie esposizioni sovrapposte.

La mostra italiana

Dall’11 settembre 2026, gli spazi di Palazzo Falletti di Barolo di Torino ospitano la monografica FAN HO. Il maestro della fotografia di Hong Kong. La rassegna, curata da Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom, è prodotta e organizzata da Ares in collaborazione con la Blue Lotus Gallery di Hong Kong.

Mostra: FAN HO. Il maestro della fotografia di Hong Kong;

dove: Palazzo Falletti di Barolo – Torino;

quando: 11 settembre 2026 – 10 gennaio 2027.

 

Immagine: ‘Approaching Shadow’, 1954, Fan Ho che ha aggiunto un’ombra diagonale in camera oscura  per sottolineare il destino comune della caducità della giovinezza

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