Da Trapani a New Orleans. E fu subito jazz

Il 22 febbraio 1961 si spegneva a New Orleans il musicista di origine italiana Nick La Rocca, colonna portante della storia del jazz.

Figlio di Girolamo di Salaparuta e di Vita di Nina di Poggioreale (entrambi le località sono in provincia di Trapani) che emigrarono nel 1880 a New Orleans, città della Louisiana (Stati Uniti) già meta di una vasta colonia d’immigrati siciliani. E qui un anno nacque Dominic James, detto Nick, precoce musicista provetto.

La passione per la musica il nostro Nick l’aveva ereditata dal padre, bravo cornettista, che però aveva proibito al figlio di dedicarvisi a tempo pieno. Ma Girolamo morì presto, nel 1904, e Nick, nonostante avesse soltanto 15 anni, intraprese la carriera musicale.

Il nostro oltre a suonare, componeva e amava quel genere musicale figlio delle canzoni che gli schiavi afroamericani cantavano mentre lavoravano nelle piantagioni e durante la costruzione di strade e ferrovie e con le quali ritmavano e coordinavano i movimenti. Una tradizione tramandata oralmente che diete vita alle prime orchestre o meglio alle prime ragtime bands di afroamericani che suonavano a orecchio a New Orleans. A loro si affiancarono gli immigrati italiani con i loro strumenti musicali tipici della tradizione delle bande di paese, apportando la prima evoluzione strumentale al nuovo genere musicale.

Ecco perché accanto ai migliori musicisti di jazz afroamericani di prima generazione figura il nome di Nick La Rocca.

Nick iniziò suonando le sue composizione davanti alla cassiera del teatro vicino alla sua abitazione. Finalmente nel 1916 entrò nel gruppo di Johnny Stein, destinato a diventare l’Original Dixieland Jass Band e dopo ancora l’Original Dixieland Jazz Band, di cui Nick divenne il leader e con la quale raggiunse il massimo successo.

Molti furono i dischi dei suoi brani, eseguiti con la band, registrati dalla RCA Viktor di New York, fra i quali le celebri  Livery Stable Blues e Tiger Rag nel 1917, e molte furono le offerte di lavoro da ogni parte degli States e non solo. Per dire, è l’Original Dixieland Jazz Band a suonare al Savoy Hotel di Londra nel corso dei festeggiamenti per la firma del Trattato di Versailles che pose fine alla Grande guerra. Era il 1919 e al concerto assistette anche il re Giorgio V e la sua famiglia che rimasero favorevolmente colpiti dal nuovo sound e la Columbia Britannica nello stesso anno produsse 17 dischi di brani della band.

I trionfi seguirono e sarebbero seguiti ancora se negli Usa a metà degli anni Venti non si fosse diffuso un movimento anti jazz per il proibizionismo, il gangsterismo, il razzismo e il moralismo della classe dirigente, mentre in Europa i totalitarismi, man mano al loro apice, classificavano la nuova musica arte degenerata.

Nick smise di suonare per 10 anni, riprese nel 1936 ma non tornarono i trionfi di un tempo. Non la prese bene e nel 1938 sciolse definitivamente la band. In compenso aveva incontrato la giovanissima Ruth che gli diete 6 figli, tra i quali Jimmy, che ha seguito le orme paterne.

Le testimonianze storiche

Il suo decisivo apporto al Jazz è documentato dalla biografia Una storia del jazz: Nick La Rocca, scritta da Claudio Lo Cascio, primo jazzista siciliano a ottenere la cittadinanza onoraria di New Orleans e dai documentari: Da Palermo a New Orleans e fu subito jazz di Riccardo Di Blasi e prodotto da Renzo Arbore che rimarca, fra l’altro, come l’Original Dixieland Jazz Band guidata da Nick La Rocca ispirò il grande Louis Armstrong e da Sicily Jass del 2015, dove Michele Cinque dopo approfondite ricerche, ci restituisce oltre al musicista, l’uomo, con le sue luci e le sue ombre.

Dal 2002 a San Giorgio a Cremano si svolge ogni anno il Nick La Rocca Jazz Festival, rassegna musicale internazionale.

 

 

Immagini: 1) Nick La Rocca; 2) L’Original Dixieland Jazz Band, Nick La Rocca è al centro del gruppo; 3) Raccolta di giornali dell’epoca presenti nel docu-film Sicily Jass del 2015 di Michele Cinque

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