L’arte di Caravaggio. Un miracolo cristiano, laico e di ogni forma di spiritualità

È decisamente l’anno caravaggesco per eccellenza. In ogni parte del mondo i suoi dipinti sono ammirati da milioni di persone. Dall’Europa all’America, al lontano Oriente. Le mostre ed i dibattiti sul personaggio trovano proseliti ovunque. Il ‘600 lo si deve descrivere come il Grand Siècle, dell’arte che ha irradiato artisti di prima grandezza.

Ed oggi se si cerca di vedere più a fondo la pittura del Merisi si notano particolari di una sconvolgente umanità da farti socchiudere gli occhi e chiederti come ha potuto il pittore cogliere la profondità e l’espressività di ogni viso rendendolo ricco di una spiritualità talmente vera da farti paura. Perché dunque non cogliere l’opportunità di assistere ad una conferenza tenuta dal monsignore Derio Olivero proprio su il grande Caravaggio?

Il personaggio è davvero unico, irascibile, dal carattere tormentato e senza freni, incapace di trovare pace ovunque si recasse, profondamente incostante nelle scelte di vita, ma talmente bravo con il pennello in mano che tutto gli è sempre stato perdonato, anche perché nei periodi nei quali lo si vedeva esiliato seppe mettere la sua arte al servizio di nobili e ricchi possidenti che favorirono così il suo lavoro. Dunque il relatore ci ha preso per mano ed ha indirizzato la nostra attenzione su tre quadri: il Canestra di frutta, la Morte della Vergine e l’Incredulità di San Tommaso.

Sicuramente Caravaggio fu estremamente singolare nel dipingere la famigerta natura morta Canestra di frutta, così  come nella raffigurazione della Morte della Vergine che fu scandalosamente respinta dal clero e messa, come si suol dire…all’indice.

Dipingendo quel cesto ha voluto imprimere sulla tela il percorso della vita. Mele e pere non perfette ma segnate dal bruco che le aveva intaccate, ovvero quei guasti che il tempo porta con se, così come le foglie di fico, alcune verdeggianti e vitali ed altre sciupate e secche, quindi morte, così come l’opacità degli acini d’uva.

Chi aveva mai pensato, nel guardare il quadro, ad un simile accostamento? Eppure questo è quello che, se riflettiamo, riusciamo a vedere. La pura e semplice realtà del percorso dell’uomo, dalla bellezza della nascita allo spegnersi della sua esistenza.

E quando ti trovi davanti il dipinto della morte della Vergine sembra che dalle tue labbra esca un urlo. Nulla c’è di più ingiusto e nello stesso tempo terribilmente più inevitabile della morte. Nel dipinto è visibile il profondo dolore riscontrabile nel viso della Maddalena e dei due discepoli mentre Maria sembra avvolta da una luce.

L’acqua nella bacinella sta a significare una nuova rinascita, un battesimo che trionfa sulla morte. Il vestito rosso è il simbolo della festa matrimoniale con lo sposo e l’evidente sua figura giovanile è piena di una grazia sconvolgente. I personaggi del Merisi sono talmente reali da sorprendere chi li guarda perché in essi ciascuno può rileggere molti lati della propria vita.

La morte è insonne perché non chiude mai gli occhi, è sorda, non c’è niente da fare, nera e immobile vuol sempre vincere lei. Di fronte a tale forza espressiva Rubens rimase senza parole e decise di esporlo per primo e l’immanenza dell’opera porta ancor oggi con sé quella ricerca del reale affinché si possa o si cerchi di arrivare a comprenderlo completamente.

Prendiamo in prestito una frase di Peppino Impastato: ” Se si insegnasse la bellezza alla gente la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. Per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza perché negli uomini e nelle donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

E quale grande sorpresa si legge negli occhi di Tommaso, nel dipinto L’incredulità di San Tommaso, quando Gesù prende la di lui sporca mano, sposta con l’altra la Sua tunica, e l’avvicina al suo costato ferito dalla spada! Tale è lo stupore di Tommaso che non regge all’emozione, si piega su stesso e cerca di sostenersi.

Il dipinto prende luce dalla bianca veste del Cristo, mentre l’abito scuro dell’apostolo è strappato a simboleggiare la rottura di quell’affetto a causa del dubbio sorto in Tommaso. Sul retro altri personaggi sono posti a forma di croce, quasi a simboleggiare che proprio il Risorto ti solleva dal dubbio e ti fa rivivere. Il quadro ti prospetta un itinerario e facendoti incontrare il mistero delle cose vuol prenderti per mano e condurti alla verità.

Portiamo con noi Caravaggio e cerchiamo di capire che l’arte consiste nel mettersi in silenzio, guardare con i sensi e l’anima per dischiuderci alla bellezza ed ai miracoli. E a questo punto Albert Einstein ci aiuta, dicendoci: “Ci sono due modi di vedere la vita. Uno è pensare che niente sia un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo”.

 

Immagini dall’alto: Canestra di frutta (1599), Morte della Vergine (1604), Incredulità di San Tommaso (1602-03)

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