Caravaggio. Parte dal Palazzo della Meridiana il tour per l’Europa

IL 2019 è un anno importante per la pittura del Caravaggio che viaggerà attraverso l’Europa. La prima mostra ha visto la luce a Genova ove dal 14 febbraio (e fino al 24 giugno) sono in esposizione 30 opere del pittore della ” luce” provenienti da collezioni private e che portano alla conoscenza del pubblico le famiglie genovesi.  E a Palazzo della Meridiana, sito della cultura della Regione, edificio divenuto dal 13 luglio 2006 uno dei 42 palazzi inseriti ai Rolli quali patrimoni dell’UNESCO, sono esposti quei quadri che il Merisi (1571-1610) dipinse grazie a committenti locali.

Il periodo aureo a cavallo del ‘500 e ‘600 regalò agli italiani ‘cose meravigliose’ che riprodussero un’ espressione pittorica nuova per l’epoca, ove drammi impressionanti  e visi intensi ed espressivi furono immortalati su tela, dando loro anche il senso del movimento, della luce e del colore. Il titolo della mostra Caravaggio e i genovesi abbraccia il breve periodo nel quale il Merisi, dopo la sua fuga da Roma nel 1605, per aver pugnalato, in quelle stradine pieni di coltelli, un notaio, Pasqualone Massimo, si rifugiò a Genova. Qui prese a dipingere su commissione volti e personaggi di importanti famiglie liguri e li raffigurò con visi inquieti,  con lineamenti acuti ma verosimili, con quei tempi ove la tensione rappresentava una certa espressività che sarà poi il traino che distinguerà la pittura caravaggesca da quella dei suoi contemporanei.

Si dice che l’arte sia la percezione del mondo e che ogni pittura è una sfida a Dio, così come le opere importanti sono senza tempo. E forse Caravaggio seppe dipingere il mondo e le sue tante anime dietro il colore, quei suoi colori che riuscivano a far prendere coscienza di come la figura impressa su tela avesse un suo spirito. Divenne così il genio della luce.
Stravagante al massimo, con quel suo carattere spigoloso e irascibile seppe però godere, nelle tre settimane che visse sotto la lanterna di un periodo di serenità, tanto che fu contagiato dalla bellezza della città e seguì il suo mentore Luca Cambiaso che definì il propulsore della sua arte.

Il punto centrale della mostra è il quadro Ecce Homo che rappresenta il Cristo mostrato alla folla da Pilato dopo la sentenza di morte. La figura drammatica ove prende l’avvio l’inizio della passione, lo sguardo intenso che svela un gorgo di malinconici pensieri, un diapason di acceso dolore che trasfigura in una desolata elegia. Si capisce che si è giunti ad una fine accompagnata da una sinfonia di morte. Le figure dislocate ai lati si distinguono per qualità e originalità  dei modi espressivi.
Tutta la restante quadreria, proveniente da collezioni private, è un percorso di visi, occhi e lineamenti modellati sullo spirito dei vari personaggi, ove la tensione di quel secolo ne rileva le sembianze teologiche politiche ed umane.

Le tele di Caravaggio hanno trovato alloggio in un palazzo  la cui descrizione meriterebbe in capitolo a parte. La bellezza dell’orologio disegnato sulla facciata fatto costruire dal colonnello del genio, Brusco, nel XVIII,  il lucernario di Gino Coppedè in stile liberty posto nell’atrio coperto e gli affreschi di Luca Cambiaso. Il cortile che appare a 5 navate per lato ed è un saggio di bravura architettonica,  tutto fa da cornice a questa mostra curata da Anna Orlando consulente in Italia e all’estero su i dipinti genovesi e fiamminghi del ‘500 e ‘600, anni decisamente aurei.

Da Genova è così partito  un tour sull’arte pittorica di Michelangelo Merisi e farà tappa ad Amsterdam, a Vienna (assieme a Bernini), a Utrecht e a Napoli. E se il critico d’arte Sgarbi asserisce che l’oggi,  per il mondo culturale, è il tempo giusto per vedere la bellezza, come dargli torto. Genova si è data l’obbiettivo di sviluppare e mostrare l’arte di Caravaggio sotto l’aspetto,  ai più sconosciuto, di un realismo innovativo ove l’esplosione della luce diventa verità nel movimento dei colori.

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