Genesi di un inno. Il paradosso di Mahmoud Darwish
Mahmoud Darwish (1941-2008) è considerato il poeta nazionale della Palestina e uno dei maggiori autori in lingua araba.
Nel 1988 scrisse la Dichiarazione d’indipendenza della Palestina, il primo documento storico dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) che il leader Yasser Arafat lesse ufficialmente proclamando la creazione dello Stato di Palestina con un governo in esilio, in conformità con la Risoluzione n. 181 dell’ONU che riconosceva la soluzione dei due Stati.
Uomo politico intransigente la cui attività letteraria definì la sua nazione, Darwish legò strettamente la fama della sua voce lirica alla poesia Rita e il fucile (Rita wa al-Bundaqiyya), musicata nel 1976 da Marcel Khalife e ancora oggi cantata in tutto il mondo arabo.
La voce del mondo arabo ispirata da una donna ebrea israeliana
Eppure, per un paradosso del destino, la protagonista di questi versi toccanti era una donna ebrea israeliana, come lo stesso Darwish confermò in un’intervista negli anni Novanta. senza tuttavia rivelarne l’identità.
Si trattava di Tamar Ben Ami, una ballerina e futura coreografa ebrea israeliana scomparsa nel febbraio 2026.
Darwish e Ben Ami si conobbero ad Haifa agli inizi degli anni Sessanta frequentando il Partito Comunista israeliano, uno dei rari spazi di condivisione fra i due popoli.
Il poeta era nato nel villaggio di al-Birwa, nell’Alta Galilea, distrutto nel conflitto arabo-israeliano del 1948 e dichiarato unilateralmente zona militare inaccessibile; vi era poi tornato illegalmente con la sua famiglia, costretto a vivere sotto il regime militare.
Nonostante le due comunità vivessero divise e nemiche, tra Darwish e Ben Ami nacque un sentimento profondo: un idillio intenso seppur breve, rimasto indimenticabile per entrambi.
Fine di un idillio indimenticabbile
La relazione terminò con lo scoppio della guerra dei Sei Giorni nel 1967, quando i due si videro costretti a schierarsi con le rispettive comunità: Tamar Ben Ami si arruolò nella banda militare, una scelta inaccettabile per Darwish.
Quest’ultimo lasciò la Palestina negli anni Settanta – pur mantenendo l’attivismo politico con i leader palestinesi – e vi fece ritorno soltanto nel 1995.
Le lettere d’amore in ebraico nel documentario ‘Write down, I am an arab’
Nei decenni successivi, a dispetto dell’impossibile riconciliazione tra i loro popoli, entrambi parlarono pubblicamente della propria relazione.
Tamar Ben Ami lo fece nel 2014, intervistata dalla regista Ibtisam Mara’ana per il documentario dedicato al poeta, Write Down, I Am an Arab (Scrivi, sono un arabo).
Il titolo del lungometraggio prende a prestito la celebre poesia che Darwish compose nel 1964 e che, pur avendolo condotto in prigione, lo trasformò in un’icona del mondo arabo.
La pellicola svela le lettere d’amore segrete scritte in ebraico da Darwish e conservate da Ben Ami per oltre cinquant’anni, che contribuiscono a ricostruire la figura di colui che divenne la voce del popolo palestinese.
Quando il ministro israeliano dell’Istruzione propose la poesia di Darwish nei programmi scolastici
Nel 2000 il ministro dell’Istruzione israeliano Yossi Sarid propose di inserire alcune poesie di Darwish nei programmi scolastici superiori per favorire la comprensione reciproca e promuovere l’integrazione culturale. Tuttavia, sotto le forti pressioni e le contestazioni della destra e dei religiosi integralisti, l’allora primo ministro Ehud Barak bloccò l’iniziativa dichiarando che “Israele non è pronta per Darwish nelle scuole”.
La celebre poesia, che ha reso immortale il loro amore, si apre e si chiude con il medesimo verso: “Tra Rita e i miei occhi / C’è un fucile”.
Tra palestinesi e israeliani c’è sempre un fucile ad avere l’ultima parola.
Immagine: Mahmoud Darwish e Tamar Ben Ami

