Donato alla Fondazione Polo del ‘900 l’archivio di Leone Ginzburg

L’archivio di Leone Ginzburg, uno dei maggiori intellettuali della prima metà del Novecento, letterato, co-fondatore della casa editrice Einaudi e marito della scrittrice Natalia Ginzburg, è stato donato dalla famiglia alla Fondazione Polo del ‘900 di Torino.

Lettere, manoscritti e documenti che amplieranno sia la conoscenza di questo talento precoce, uomo straordinario, indefesso di fronte alla furia oppressiva fascista, dalla vita tanto breve quanto intensa e sia la conoscenza del mondo culturale di quegli anni, partendo in primis dal carteggio scambiato con Natalia prima e dopo il matrimonio, poi con personaggi di primissimo rilievo, come ad esempio, Benedetto Croce.

Nato a Odessa nel 1909, figlio naturale di Renzo Segrè ma riconosciuto dal marito della mamma Vera, Fëdor Ginzburg (che il letterato considererà sempre come il vero padre), il suo nome per esteso era Lev Fëdorovič Ginzburg.

I rapporti tra i Ginzburg (famiglia progressista ebrea) e i Segrè non cessarono mai. Furono avviati da Maria, sorella di Renzo, che i primi aveva assunto come istitutrice dei figli Nicola e Marussa (nati molti prima di Leone), nel 1902.

Fu Maria a portare i Ginzburg in Italia con un primo viaggio nel 1907. Da lì la famiglia prese l’abitudine di trascorrere ogni estate in Toscana.  Ed è a Viareggio, nel 1914 allo scoppiò della Grande Guerra, che Vera decide di lasciare il figlio Leone affidato alle cure di Maria, per evitargli il viaggio verso Odessa, troppo pericoloso per un bambino con il conflitto in corso.

Leone iniziò a frequentare le scuole in Italia tra Viareggio e Roma.

Con l’avvento della Rivoluzione russa del 1917 la fortuna della famiglia Ginzburg  sia economica (proprietaria di una di un’industria cartaria e titolare di un importante ufficio di rappresentanze commerciali) sia sociale, inizia a vacillare.  Nicola Ginzburg ostacolato negli studi perché ebreo è il primo a lasciare l’est d’Europa per trasferirsi a Torino dove s’iscrive al Politecnico. Dopo pochi mesi è raggiunto da tutta la famiglia con la quale Leone si ricongiunge nel 1920. Si trasferiscono a Berlino per 2 anni, da dove tornarono nel 1924 per stabilirsi definitivamente nel capoluogo piemontese.

Qui Leone, il quale poliglotta qual era  passava con disinvoltura da una lingua all’altra – termina i suoi studi al Liceo Massimo D’Azeglio dove ha per compagno di classe il futuro filoso e giurista Norberto Bobbio che più tardi lo ricorderà come studente di “speciale sensibilità”, “precocissimo” quindicenne, di tale cultura che era stato nominato dai professori “discepolo maestro”.

Accede all’Università dove stringe amicizie che si riveleranno fondamentali per il suo futuro letterario e politico. Conosce Cesare Pavese, Vittorio Foa e Massimo Mila (con i quali aderirà al movimento antifascista clandestino Giustizia e Libertà), Giulio Einaudi e, a casa di Carlo Levi, incontra Natalia che presto diventerà Ginzburg.

Docente di letteratura russa, primo direttore editoriale della casa editrice Einaudi,  per l’ attività politica Leone è costretto a lasciare spesso Torino. Viene arrestato per la prima volta nel 1934. Rilasciato come vigilato speciale dopo 2 anni, viene inviato al confino a Pizzoli in Abruzzo. Liberato nel 1943, a Roma, Leone partecipa alla Resistenza. Viene nuovamente arrestato e portato al carcere Regina Coeli dove muore a 35 anni, nel 1944, per le torture infertogli dai tedeschi.

Carlo Ginzburg, con la sorella Alessandra, figli di Leone, in merito alla donazione dell’archivio ha dichiarato di “non avere mai avuto dubbi sulla decisione da prendere: le carte di nostro padre dovevano essere conservate a Torino e il Polo del ‘900 era l’istituzione ideale per farlo.  I profondi legami di Leone Ginzburg con questa città sono noti: il soprannome che gli avevano dato i suoi amici ‘il russo di Torino’ è eloquente”.

Tra i documenti, ha ricordato Carlo – storico famoso – oltre i già citati c’è “un quaderno di appunti del 1921 e una novella inedita del 1925 che permetteranno di gettare qualche luce sulla sorprendente precocità intellettuale di Leone Ginzburg”.

 

Immagine: Natalia e Leone Ginzburg

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