1960 – 2020. Sessant’anni d’indipendenza

Il 1960 fu considerato l’anno dell’Africa, perché 17 Paesi africani (la maggior parte colonie francesi) ottennero l’indipendenza ed entrarono a far parte della comunità internazionale.

Sessant’anni fa, dunque, il sistema coloniale in quanto tale cessava di esistere. Il 14 dicembre di quell’anno, infatti, l’Onu approvava a larga maggioranza la risoluzione 1514 definita Dichiarazione per la garanzia dell’indipendenza dei Paesi e dei popoli coloniali, che condannava il colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni perché contrario ai principi delle Nazioni Unite.

I 17 Paesi che man mano nel corso dell’anno vennero decolonizzati furono: Camerun, Togo, Senegal, Mali, Madagascar, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Benin, Niger, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ciad, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Nigeria, Mauritania.

“Già il 1° gennaio 1960 c’era stata la prima cerimonia: a Yaounde, per sancire la fine dell’amministrazione fiduciaria della Francia sul Camerun. “Nuovo Stato, nuova bandiera, nuova sovranità” scriveva Gian Paolo Calchi Novati, storico, accademico ed esperto di decolonizzazione in Africa, scomparso nel 2017.

Subito dopo la “frana”, come Novati definisce l’accelerazione alla decolonizzazione avvenuta nel Sessanta ma le cui radici risalgono alla fine degli anni quaranta (l’India divenne indipendente dal Regno Unito nel 1947, con una figura di spicco internazionale come Mahatma Gandhi, fautore della non violenza e della resistenza passiva) e ai movimenti indipendentisti africani che sorsero negli anni Cinquanta.

 La Comunità francese

I grandi colonizzatori europei  non riuscivano più a sostenere i costi di gestione dei propri imperi. Se fino al periodo precedente alla Seconda guerra mondiale le colonie, oltre a mantenersi da sole, producevano ricchezze (materie prime per le industrie e forza lavoro per l’Europa), poi gli Stati europei iniziarono a investire denaro pubblico nelle colonie favorendo la creazione di leadership africane con le quali soprattutto la Francia e Gran Bretagna intendevano dialogare ma mantenendo il controllo dei loro possedimenti.

Esattamente nel 1956 agli assembramenti dell’Africa Equatoriale Francese (AOF) e dell’Africa Occidentale Francese (AOF) – suddivisi in circa 10 territori – gli era stata concessa un’autonomia limitata.

Nel 1957 il Ghana, fu il primo Paese dell’Africa sub sahariana a ottenere l’indipendenza dal dominio coloniale del Regno Unito. Un traguardo raggiunto anche grazie Kwame Nkrumah (1909 – 1972), rivoluzionario che ispirandosi a Gandhi rese la resistenza passiva, uno strumento politico e che fu il primo leader africano a far ottenere il suo Paese l’autogoverno e primo presidente del Ghana indipendente (1960-66).

Nel 1958 le riforme costituzionali del leader francese Charles De Gaulle (1890 – 1970) – alle prese da 4 anni con la guerra d’indipendenza algerina – trasformarono l’Unione francese – l’assetto dell’impero coloniale del Paese transalpino dopo la Seconda guerra mondiale – nella Comunità Francese (Communauté française) i cui territori, pur rimanendo formalmente colonie francesi, ottennero una basilare autonomia con la Francia che ne controllava la moneta, la difesa, gli affari esteri e le strategie d’indipendenza.

Specifica Elena Calandri, professoressa di Scienze Politiche dell’Università di Padova che “l’idea della Comunità francese accelerava il processo di formazione dell’autogoverno nelle colonie”accogliendo le istanze indipendentiste e le forti richieste da una parte della leadership africana che stava emergendo, facendosi carico delle opere di sviluppo e modernizzazione”.

Indetto l’apposito referendum con il quesito se ottenere la sovranità o aderire alla Comunità, tranne la Guinea, i territori francesi votarono per la seconda opzione. “Nell’Africa francese, erano predominanti coloro che pensavano che mantenere un solido legame politico ed economico con la Francia fosse la soluzione migliore per un processo di sviluppo politico ed economico” spiega Calandri.

In realtà la Comunità ebbe vita breve: scrive Nicolai che non riuscì “ad affermarsi e a durare”. Valendosi di una loro facoltà, “via via tutti i governi dei territori della Comunità chiesero di trattare per l’indipendenza e nello spazio di pochi mesi, dal 20 giugno al 28 novembre, i Paesi dell’ Aof e dell’Aef, più il Madagascar (che non apparteneva a nessuno dei 2 raggruppamenti) giunsero all’ indipendenza”.

La Francia non contrastò il passaggio alla sovranità delle sue ex colonie ma negoziò accordi economici e militari in modo da garantirsi la continuità dei propri interessi con i neo leader africani. Una prassi definita da Novati senza mezzi termini “neocolonialismo” che interessò tutti i Paesi decolonizzati ma soprattutto gli ex territori francesi.

Il Congo

Il Congo (colonia belga dal 1908) raggiunge la sua indipendenza il 30 giugno 1960.

Il Belgio non riusciva più ha gestire un territorio così vasto e complesso e per evitare una guerra d’indipendenza come quella dell’Algeria contro la Francia si ritirò.

Il grande Paese dell’Africa centrale ha cambiato nome più volte, segno della sua storia travagliata e turbolenta: Congo Belga durante il colonialismo, Congo Léopoldville dal nome della sua capitale fino al 1966 (poi sarà ribattezzata Kinshasa), Repubblica del Congo dal 1960 al 1964, Zaire dal 1971 al 1997 e, quindi, Repubblica Democratica del Congo.

Patrice Émery Lumumba (1925 – 1961), politico rivoluzionario e primo ministro del Congo libero da giugno a settembre 1960 “tentò di dare inizio — sia pure senza la preparazione politica che sarebbe stata necessaria — a un programma che potesse rendere effettiva, se non addirittura “rivoluzionaria’, l’indipendenza, ma finì in una tragedia” scrive Novati.  Lumumba con 2 suoi fedeli venne ucciso nel gennaio successivo.

Per la sua storia, per la vastità del territorio e la complessità etnica ma anche per le sue ricchezze naturali (oro, diamanti e, recentemente, il coltan, terra rara) dal 1960 il Congo ha attraversato guerre interne ed esterne sotto governi dispotici. E ancora oggi nel ventunesimo secolo la situazione politica è instabile. Se la zona Ovest del Paese compresa la capitale vive una relativa tranquillità, nel Nord e nel Sud Kivu proseguono il caos e la violenza degli scontri tra bande armate, milizie, ex militari e gruppi tribali che non risparmiano la popolazione civile. Nonostante ciò dal 1960 a oggi gli abitanti sono passati dai 16,5 milioni ai quasi  90 milioni attuali.

La Somalia. L’amministrazione fiduciaria italiana fino al 1960

La Somalia dalla fine dell’Ottocento era divisa dall’Italia e il Regno Unito. La parte italiana confluì nell’Africa Orientale italiana (1936 al 1941).

Nel 1947, l’Italia, già sconfitta sul campo di battaglia nel ’41, perse la sua colonia che passò interamente sotto il controllo militare britannico, ma nel 1949 l’Onu l’affidò all’amministrazione fiduciaria italiana fino al 1960, quando raggiunse l’indipendenza il 1° luglio dello stesso anno unendosi alla parte britannica diventata sovrana il precedente 26 giugno. Le 2 parti unite formarono la Repubblica di Somalia.

La Nigeria

La Nigeria ottenne l’indipendenza dal Regno Unito (dal 1900 era un protettorato britannico) il 1° ottobre 1960. Visto il crescente nazionalismo nigeriano dalla fine della Seconda guerra mondiale fu la stessa Londra a guidare la colonia verso l’autogoverno.

Ma qualcosa è andato storto

L’avvento della conquista d’indipendenza dei 17 Paesi africani negli anni Sessanta fu salutato con grande entusiasmo.

I teorici occidentali pensavano che dall’anno dell’Africa in poi il grande continente fosse destinato a grande sviluppo socio – economico. Come è noto, così non fu.

La professoressa Calandri ne individua le cause  nella “grande sottovalutazione del ruolo dell’agricoltura”, trascurata perché considerata una “vecchia” modalità economica rispetto all’industria in cui convogliarono molti degli investimenti. E quando “nel 1973 l’economia mondiale subì una crisi e rallentò, a farne le spese furono soprattutto gli Stati africani, “dove l’industrializzazione non era ancora decollata” nonostante gli investimenti a scapito dell’agricoltura. I Paesi – che non erano ancora riusciti a raggiungere “una crescita economica superiore a quella demografica”  – si ritrovarono impigliati “in una crisi finanziaria complessiva che influì negativamente sugli investimenti nell’educazione, alfabetizzazione, il sistema sanitario e assistenza sociale“.

Concludeva, invece, l’accademico Novati: “I fatti congolesi dimostrano che l’Africa è ancora sotto tutela”.

 

Copertina – Africa 1960, il celebre musicista Louis-Armstrong. nella pagina: 1) foto d’archivio; 2) 1961, da sinistra John Kennedy, presidente degli Stati Uniti con  Kwame Nkrumah, allora presidente del Ghana; 2)   Patrice Lumumba, 1961 (fotografia di Horst Fass); 3) Elena Calandri, professoressa di Scienza Politiche, Università di Padova, Gian Paolo Calchi Novati, storico, accademico ed esperto di decolonizzazione in Africa, scomparso nel 2017

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