Il colore infinito di Franco Fontana che ha rivoluzionato la fotografia mondiale
“Cosa rimarrà di me quando me ne andrò? Il colore”, diceva il fotografo, fotoreporter e scrittore Franco Fontana, venuto a mancare il 29 agosto 2026 all’età di 92 anni nella sua casa di Modena.
Era celebre per i suoi gialli intensi, i cieli azzurri, i giochi di ombre e i corpi umani capaci di trasformare la realtà in arte pura, rendendo ogni suo scatto immediatamente riconoscibile.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con le maggiori testate giornalistiche sulle due sponde dell’Oceano, dove ha tenuto anche conferenze e workshop. Oggi le sue opere sono conservate in oltre cinquanta musei in tutto il mondo.
La grande retrospettiva romana
Nonostante fosse un maestro di fama internazionale, la prima grande mostra retrospettiva a ripercorrere l’intera sua carriera artistica – attraverso opere selezionate dal suo archivio storico – è stata curata da Jean-Luc Monterosso e ospitata al Museo dell’Ara Pacis a Roma tra il 2024 e il 2025.
L’esposizione, intitolata Franco Fontana. Retrospective, ha offerto un viaggio visivo dal 1960 fino al suo ultimo impegno pubblicitario nella moda nel 2020.
Il percorso espositivo, composto da oltre 200 fotografie, spaziava dalle rare Polaroid alle iconiche geometrie fino ai paesaggi rurali e urbani. L’immagine che pubblichiamo è stata scattata proprio in quell’occasione.
Il colore come soggetto assoluto
Nei lavori di Fontana emerge un uso del colore inteso non come semplice elemento decorativo o mezzo per documentare la realtà, ma come soggetto assoluto.
Per il maestro modenese, infatti, il colore rivelava l’essenza del sentimento nel momento esatto dello scatto: le sue immagini non descrivono un luogo, ma fondano un nuovo spazio mentale ed emotivo.
I suoi colori – saturi, vividi, accesi e talvolta innaturali – sono, spesso, spinti al limite grazie all’uso sapiente delle pellicole Kodachrome, con lo scopo di trasmettere vitalità ed energia, purificando lo sguardo dal caos quotidiano, e portando la fotografia a una forma di arte pittorica e astratta.
Oggi quel colore impresso sulla pellicola è, effettivamente, il suo testamento più bello, ma smentisce la sua stessa previsione.
Fotografo tra i più rivoluzionari ed eclettici, la sua scomparsa comporta una grande perdita per la cultura italiana e per la storia della fotografia internazionale.

