Da Giulio Douhet al simbolo dell’eroe senza nome. Storia del Milite Ignoto

Terminata la Prima Guerra Mondiale (1914 -18), il generale Giulio Douhet scrisse un articolo sul giornale Il Dovere – testata dell’Unione nazionale ufficiale e soldati –  dove proponeva di erigere un monumento in onore dell’eroismo collettivo degli anni del conflitto.

L’idea che il generale lanciava da quelle pagine era di associare tale memoria con la tumulazione di un soldato sconosciuto, in un luogo significativo. Accolta l’idea, fu deciso che tale luogo sarebbe stato il monumento romano dedicato a Vittorio Emanuele II, noto anche come Vittoriano.

L’eroe di guerra senza nome

Una commissione apposita stabilì che le ricerche della salma di un caduto ormai non identificabile dovesse avvenire nei principali campi di battaglia italiani – e dove erano intervenute tutte le armi – che si concentravano nel Nord-est. Furono rintracciate 11 salme che vennero deposte in 11 in casse di legno identiche.

Il 28 ottobre 1921 le bare vennero trasportate nella Basilica di Aquileia  (Udine) dove, dopo aver ricevuto la benedizione avvenne la scelta della salma – che sarebbe stata poi tumulata nel Vittoriano – da parte della madre di un disperso in guerra.

Tra le tante fu scelta Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo (trasferitasi presto a Trieste) perché madre di un disperso irredento, il giovane Antonio che aveva disertato la leva con l’esercito austriaco (Trieste e Isonzo del Garda erano parte dell’Impero Austro-Ungarico) per combattere nello schieramento italiano.

Quel 28 ottobre di cento anni fa, nella Basilica di Aquileia, Maria Bergamas iniziò a passare davanti alle bare allineate e giunta all’altezza del decimo feretro, sopraffatta dal dolore, cadde urlando il nome del figlio. Fu così che si compì la scelta della salma, la decima, che rimase per l’intera giornata esposta nella basilica.

29 ottobre – 2 novembre, il viaggio

Il giorno dopo, 29 ottobre, la bara venne sistemata su vagone ferroviario destinato a raggiungere Roma a tappe. Le altre bare furono tumulate nel cimitero di guerra vicino la Basilica.

Il convoglio ferroviario con l’eroe di Guerra senza nome si fermò per cinque minuti a ogni stazione, accolta in ognuna dai tanti italiani che vi si radunavano per rendere omaggio all’eroe simbolico; gli si era raccomandato di stare in silenzio, al massimo di intonare canzoni di guerra come Il Piave mormorava.

2-4 novembre, i cortei solenni e la tumulazione 

Il feretro giunse alla Stazione Termini di Roma il 2 novembre.

Posto su un affusto di canone (oggi esposto al Museo Risorgimentale di Roma), il feretro – seguito dal corteo solenne capeggiato dal re Vittorio Emanuele III con le alte cariche dello Stato – giunse alla Basilica di Santa Maria degli Angeli di Piazza Esedra (oggi Piazza della Repubblica) dove rimase esposta con un picchetto d’onore fino al 4 novembre, terzo anniversario della fine della guerra, quando fu trasportata a spalla al Vittoriano per essere sepolto definitivamente al centro del primo livello del Vittoriano, sotto la Dea Roma.

Il Vittoriano

Il Vittoriano era stato inaugurato il 4 giugno 1911 al culmine dell’Esposizione Internazionale organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Italia Unita.

La sua costruzione fu decisa alla morte di Vittorio Emanuele II nel 1878 (dal quale prende il nome) al fine di celebrarlo quale Padre della Patria e con lui tutta la stagione risorgimentale.

Complesso monumentale tra le sue sezioni comprende 16 statue che rappresentano le 16 Regioni italiane di fine Ottocento (ciascuna realizzata da un’artista locale) e 14 delle città che furono capitali o Repubbliche marinare (realizzate da Eugenio Maccagnani).

L’edicola posta al centro, l’Altare della Patria è stata realizzata dallo scultore bresciano Angelo Zanelli con la statua della dea Roma e la Tomba del Milite Ignoto.

Il tema centrale del Vittoriano è espresso nelle iscrizioni incise sui propilei: Patriae Unitati e Civium Libertati  (All’unità della patria e Alla libertà dei cittadini), ciascuna posta quasi a commento delle due quadrighe di Carlo Fontana e Paolo Bartolini.

Dal 4 novembre 1921 è monumento nazionale. Ed è il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

 

Immagini: 1) Giulio Douhet il primo a proporre di erigere un monumento nazionale per l’eroismo collettivo della Prima Guerra Mondiale; 2) Aquileia, Maria Bergamas, la madre di un soldato disperso, che scelse la bara del Milite ignoto; 3) bara del Milite Ignoto; 4) il convoglio ferroviario; 5) gente radunata a una stazione ferroviaria per rendere omaggio al Milite Ignoto; 6) Roma, Vittorio Emanuele III e le alte cariche dello Stato nel corteo solenne del feretro del Milite Ignoto; 7) la cerimonia di tumulazione avvenuta al Vittoriano il 4 novembre 1921; 8) Il Vittoriano, conosciuto anche come Altare della Patria

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