Girolamini 2026. La nuova vita della biblioteca più antica di Napoli

La Biblioteca dei Girolamini fu aperta al pubblico nel 1586 e, infatti, è la più antica biblioteca pubblica di Napoli e la seconda in Italia, dopo la civica Malatestiana di Cesena.

Specializzata in filosofia, teologia cristiana, storia della Chiesa in Europa, musica sacra e storia d’Europa, nel 1726 ne veniva redatto e stampato il primo catalogo organico, detto Antico catalogo della Biblioteca dell’Oratorio di Napoli, detta dei Girolamini, ripubblicato pochi anni fa.

Secondo l’intervista rilasciata dal filosofo e docente ordinario di Storia della Filosofia della Federico II, Fabrizio Lomonaco, il catalogo del XVIII secolo documenta il fondo di circa 18.000 volumi (con edizioni rare del XVI e XVII secolo) del giurista Giuseppe Valletta, amico e corrispondente del filosofo Giambattista Vico (1668-1744).

Quest’ultimo, considerato tra i primi esponenti delle scienze sociali e della semiotica e grande frequentatore della Biblioteca, Lomonaco ha dedicato numerosi studi e – per ultimo – il libro Traversie e opportunità (Mimesis Edizioni), in occasione del 350° anniversario della nascita del filosofo illuminista e che, fra l’altro, ne riferisce il ruolo svolto Valletta e la Girolamini.

La prima minaccia. La spartizione della  collezione di vasi etruschi

Al tempo la Biblioteca era parte del Museo che custodiva la prima collezione di vasi etruschi, come lo definì il celebre bibliotecario, storico e archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), rimasto a vivere in Italia a causa della guerra dei Sette anni del 1756.

La preziosa collezione etrusca passò poi al Vaticano e al Museo Archeologico di Firenze; il poeta Apostolo Zeno, scrivendo al fratello Pier Caterino, paventava che quella dispersione comprendesse anche la vendita di alcuni degli antichi libri della biblioteca e dei codici che egli stesso aveva catalogato nel 1715.

Fu un brutto momento per il patrimonio della Biblioteca, rivissuto nel XXI secolo.

Il saccheggio sistematico

Già negli anni Ottanta del secolo scorso fu deciso che alcuni spazi della struttura ospitassero, temporaneamente, gli sfollati del terremoto del 1980, avviando un’epoca di abbandono della Gerolamini che si protrasse per decenni.

Ma il vero depauperamento fu denunciato nel 2012 dagli articoli a firma dello storico dell’arte Tomaso Montanari, il quale, oltre a evidenziare lo stato di degrado, adombrò la possibilità di un saccheggio sistematico dei volumi antichi e rari a opera dell’allora direttore Marino Massimo De Caro (successivamente reo confesso e condannato).

Il complesso venne posto sotto sequestro giudiziario e reso inaccessibile fino a quando lo Stato ne prese il pieno controllo, trasformandolo in un istituto dotato di autonomia speciale e di rilevante interesse storico.

La rinascita

Dopo anni di imponenti lavori di restauro, dopo aver recuperato parzialmente i volumi sottratti ed effettuato l’operazione di catalogazione degli scampati al saccheggio del 2012, nella primavera del 2026 la Biblioteca dei Girolamini ha riaperto i battenti nel suo complesso, attiguo alla chiesa dei Girolamini, ridisegnato nel Settecento dall’architetto Arcangelo Guglielmelli.

La Biblioteca, con i suoi circa 159.700 titoli, prevalentemente antichi — tra cui 94 incunaboli, 5.000 cinquecentine e numerosi manoscritti (di cui circa 6.500 riguardanti composizioni e opere musicali dal XVI al XIX secolo) — è nuovamente a disposizione del sapere collettivo.

 

 

Immagine: Napoli, La Biblioteca dei Girolamini, aperta al pubblico nel 1586, riaperta dopo decenni nel 2026 

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